IDEE/ Dalla Buona Scuola al buono scuola per dire addio allo statalismo

- Gianfranco Fabi

C’è una sorta di monopolio che resiste ancora in Italia nonostante diverse riforme del settore: quello della scuola. E questo crea danni anche per il futuro dei giovani. GIANFRANCO FABI

scuola_esame_maturita_7_lapresse_2016
Esame di Stato (LaPresse)

Di riforme della scuola in Italia se ne sono fatte tante, forse troppe. L’ultima è stata enfaticamente chiamata “la buona scuola”, è stata varata nella primavera scorsa e ha iniziato a far vedere i suoi effetti con l’inizio dell’anno scolastico. Una riforma con molti aspetti positivi: maggiori aperture nella scuola dell’infanzia, più fondi per la disabilità, incentivi alle scuole professionali, voucher per libri di testo e mobilità, ampliamento dell’alternanza scuola-lavoro, nuove assunzioni e stabilizzazioni dei docenti. Un intervento che possiamo definire di straordinaria manutenzione destinato a migliorare l’attuale struttura dell’insegnamento e a offrire ai giovani maggiore flessibilità pur mantenendo intatti gli obiettivi formativi. Restano tuttavia due piccole critiche di merito e un’enorme mancanza sul fronte del modello scolastico che si continua a perseguire.

Le critiche di merito riguardano innanzitutto il fatto che, ancora una volta, si è cercato di rispondere più alle esigenze dei docenti, con ingressi in ruolo che prescindono dal merito e dalle capacità, che alle prospettive degli studenti. In secondo luogo appare sempre più difficile bocciare con un intento garantista che rischia di ridurre sempre più il valore dell’apprendimento. Ma è soprattutto sul modello scolastico che non si può non sollevare più di una perplessità. La riforma si è mossa infatti lungo la strada del monopolio della scuola statale, considerata come la via obbligata per garantire in maniera più vasta possibile il diritto all’istruzione. Una scuola di Stato in teoria uguale per tutti, ma con il risultato di abbassare costantemente la qualità stessa dell’istruzione. Come dimostrano gli sconfortanti risultati degli studenti italiani nelle prove internazionali. E come drammaticamente si può verificare nelle difficoltà che i giovani incontro nell’entrare nel mondo del lavoro.

“La scuola di Stato è un patrimonio grande e prezioso che va protetto e salvato: solo che quanti difendono il monopolio statale dell’istruzione non aiutano la scuola di Stato a sollevarsi dalle difficoltà in cui versa. Il monopolio statale nella gestione dell’istruzione è negazione di libertà, è in contrasto con la giustizia sociale, devasta l’efficienza della scuola”. Sono parole di Dario Antiseri, tra i più importanti filosofi italiani, che proprio alla scuola ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro L’invenzione cristiana della laicità (Ed. Rubbettino, pagg. 120, euro 12). Un libro in cui si dimostra come nel cristianesimo, nei valori del Vangelo, trova il suo fondamento la civiltà moderna basata sul rispetto, sulla tolleranza, sulla dignità delle persone, sulla responsabilità e soprattutto sulla libertà.

Ma una società veramente libera non può che essere una società che garantisce a tutti i diritti fondamentali, con il diritto all’istruzione ai primi posti. L’istruzione è quindi un bene pubblico, ma – afferma Antiseri – “è necessario sradicare in ambito formativo il diffuso, insensato e deleterio pregiudizio stando al quale è pubblico solo ciò che è statale”. La strada per garantire il diritto delle famiglie a scegliere la scuola che considerano più adatta ai propri figli sarebbe molto semplice: si chiama “buono scuola”. Ogni famiglia potrebbe “spendere” il proprio buono per iscrivere i propri figli a una scuola pubblica o privata secondo una libera scelta. Questo offrirebbe la possibilità di rendere effettivamente possibile una sana competizione all’interno del sistema scolastico con una scuola paritaria che non costringesse le famiglie a pagare con una retta aggiuntiva un onere che hanno già finanziato con le tasse.

Il problema di fondo è che lo statalismo ormai è diventato una deriva comune dei partiti di destra, di centro (ammesso che esistano ancora), e di sinistra. E così criticare, non tanto la scuola pubblica in quanto tale, ma il monopolio dell’istruzione è ormai considerato dal pensiero dominante politicamente scorretto. Ma intanto la scuola si appiattisce sempre di più. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori