BANCHE E POLITICA/ Italia vs. Ue sugli Npl: cosa c’è davvero in ballo?

L’addendum messo a punto dalla Bce sugli Npl ha scatenato le proteste delle autorità e delle banche italiane. Difficile dirimere la contesa, spiega LUCA ERZEGOVESI

21.10.2017 - Luca Erzegovesi
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Antonio Patuelli (Lapresse)

Può un documento tecnico di vigilanza bancaria suscitare tanto clamore mediatico? È quello che è successo con l’Addendum alle linee guida sui crediti deteriorati (Npl) pubblicato sul sito della Bce il 4 ottobre, nel quale si propone di attivare il calendar provisioning, cioè la svalutazione a tempo dei prestiti bancari problematici (dopo 2 anni per la parte non garantita e 7 anni per quella garantita). Alla proposta dei supervisori di Francoforte si è risposto dall’Italia con un fuoco di sbarramento alimentato da editorialisti e rappresentanti dell’industria bancaria. È arrivato a rinforzo l’endorsement del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Non è l’unico tema su cui i banchieri e i regolatori italiani si trovano in dissenso con la Vigilanza di Francoforte. E non sarà l’ultimo. 



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