SPY FINANZA/ Gli attacchi in atto contro Italia e Spagna

- Mauro Bottarelli

Italia e Spagna sono il cuore del Club Med europeo e sembra che sia in arrivo una tempesta perfetta per loro. A vantaggio di qualcun altro. MAURO BOTTARELLI

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Lapresse

Poi non ditemi che non vi avevo avvertito. Nei mesi, riguardo a un piano preordinato di reset finanziario-politico dell’Ue. Dopo il voto tedesco, riguardo un irrigidimento tedesco in fatto di conti. Nel mio articolo di ieri, sul fatto che la nuova regolamentazione sugli Npl presentata dalla Bce e destinata a entrare in vigore dal 1 gennaio prossimo sarebbe stata una vera e propria arma di distruzione di massa per il nostro ancora convalescente sistema bancario. Ci siamo, ormai gli spill-over sono ovunque: la politica, la finanza, l’economia. L’Ue è una pentola a pressione talmente abusata da non reggere nemmeno un’atmosfera in più: sta soltanto aspettando il botto, per vedere chi morirà per primo e chi sopravviverà, dettando quindi le sue regole nel nuovo assetto, nel day after. 

Partiamo dalla cosa a mio avviso più importante, ovvero la Bce e la nuova disciplina di gestione delle sofferenze bancarie. La questione è molto semplice: dal 1 gennaio, le banche dell’eurozona dovranno dar vita a maggiori accantonamenti nel momento in cui vedranno emergere criticità legate ai non-performing loans che hanno nei bilanci. Quindi, o si tagliano assets o si operano aumenti di capitale. Comunque si scelga, un bagno di sangue, stante le condizioni di mercato extra-Qe. E c’è di peggio, perché la quasi certezza è quella di una retroattività de facto della regolamentazione, ovvero un’accelerazione delle pratiche di valutazione da parte dei board e una stretta sugli attivi: la situazione in atto rispetto agli Npl è drammatica sia in Italia che in Spagna e, come vi dico da giorni, l’anello debole da colpire è proprio quello che rappresenta il nucleo forte del cosiddetto Club Med, l’asse italo-iberico. Oltretutto, con entrambi i Paesi sotto duplice pressione: l’Italia con i conti da far tornare per il Def, la Spagna con la grana catalana. 

E che la mia non sia paranoia complottista, questa volta la conferma il giudizio di un uomo che difficilmente può essere tacciato di quel vizio oscuro, ovvero Antonio Patuelli, presidente dell’Abi. Ecco le sue parole al riguardo, espresse ieri durante un forum organizzato dall’Ansa: «Avevo un ottimismo più rilevante fino a ieri l’altro, poi ieri mattina il mio umore è cambiato, quando la Bce ha messo in consultazione un addendum che aggiunge non piccole cose, ma macigni alle ennesime regole sui crediti deteriorati… Se non corrette, le ultime disposizioni della Bce sulla gestione delle sofferenze rischiano di avere “forti effetti negativi” soprattutto sulle PMI. Questo intervento della Banca centrale di Francoforte è più una rivoluzione da sala della Pallacorda che un addendum, come invece è stato definito dalla Bce. L’operatività delle nuove norme prevista per il primo gennaio 2018 sta a dimostrarlo. Le norme precedenti dell’addendum era di primavera, la consultazione è stata pubblicata il 4 ottobre e si chiuderà a dicembre, per entrare poi in vigore a gennaio. Mi sembra un meccanismo un po’ improvvisato». 

Infine, la presa d’atto politica: «Il governo italiano è stato attenzionato sulle conseguenze negative della linee guida della Bce sugli Npl per le banche del nostro Paese, ma per avere risultati serve un concerto europeo di varie istituzioni, soggetti in tutta Europa». Il tutto, mentre la Bce sta decidendo se ritirare e quando gli stimoli monetari legati al Qe, tra cui gli acquisti corporate che hanno tenuto finora in vita molto aziende europee, grazie al credito a tasso zero di un’Eurotower che acquista a qualsiasi prezzo ogni pezzo di carta venga emesso. 

E cosa vi dicevo la settimana scorsa? Per andare avanti con il Qe – e magari per potenziarlo – serve uno shock: direi che la mossa della Bce sui non-performing loans è una bomba a orologeria perfetta, oltretutto piazzata in un edificio instabile di suo per i conti pubblici e le divisioni politiche. Situazione che, ripeto, vale per l’Italia come per la Spagna. Ed ecco subentrare la variabile catalana, la quale non è questione solo di manganelli e minacce incrociate, bensì un nodo sistemico. Il cda del Banco Sabadell, uno dei principali istituti di credito spagnoli, si è infatti riunito nella serata di ieri in sessione straordinaria per decidere se spostare la sede sociale della banca, che ha attualmente domicilio nel comune catalano di Sabadell, a Madrid o ad Alicante. Stando a quanto confermato telefonicamente all’agenzia Efe da alcune fonti, sarà valutata anche l’opzione delle Asturie, seppure con meno probabilità e sempre al fine di proteggere i clienti. Alla luce della possibilità che la Catalogna dichiari unilateralmente l’indipendenza, il cambio di sede garantirà proprio che l’istituto rimanga sotto la vigilanza della Bce. 

I servizi centrali della banca, che concentrano un grande numero di dipendenti, dovrebbero comunque restare in Catalogna: il titolo del Banco Sabadell è stato particolarmente colpito dall’incertezza causata dalle tensioni di questi giorni tra Barcellona e Madrid, perdendo da domenica a ieri circa il 12% del suo valore. Fatti, non chiacchiere ideologiche. E attenzione, perché ecco subentrare la terza variabile, quella tedesca. Quanto imposto dalla Bce sui non-performing loans appare infatti una concessione di Mario Draghi al nuovo clima che si sta instaurando a Francoforte, anche e sopratutto in vista del board del 25-26 ottobre prossimi, quello in cui si dovrebbero appunto svelare i tempi per il ritiro dello stimolo monetario. Qualcuno ha cominciato a porre dei vincoli, un do ut des, alla volontà di Mario Draghi di calciare obbligatoriamente ancora un po’ in avanti il barattolo, stante le tensioni in atto? C’è qualcuno da sacrificare per evitare che l’intero palazzo crolli? 

Pare di sì, visto che da qualunque angolazione la si guardi, la situazione in divenire sembra una tempesta perfetta in preparazione per Italia e Spagna, il tutto con la Troika che a giorni tornerà in Grecia e due scadenze elettorali che incombono il 15 ottobre, le legislative austriache e il voto regionale in Bassa Sassonia. Tira brutta aria e lo conferma l’irrituale schiettezza di Antonio Patuelli, uomo che proprio per il suo ruolo è normalmente obbligato alla diplomazia: qualcuno vuole colpire il nostro sistema bancario proprio ora che sembrava pronto a ripartire, dopo i “salvataggi”? C’è una duplice volontà, ovvero causare il casus belli di una nuova crisi dell’eurozona che “obblighi” la Bce a intervenire e, nel contempo, fare shopping a basso costo nel nostro Paese, operando cherry-picking sugli assets più profittevoli a prezzo di saldo? 

Quanto tempo fa vi avevo detto che eravamo pronti a un 1992 versione 2.0? Bene, siete serviti. E attenzione a Fincantieri, a breve potrebbero esserci novità. Nemmeno a dirlo, non favorevoli all’Italia.

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