SPILLO/ Derivati del Tesoro, un altro buco nell’acqua della Commissione banche

La Commissione d’inchiesta sulle banche si occuperà anche dei derivati sul debito pubblico italiano. Difficile però si arrivi a qualcosa di utile, dice GIANFRANCO D’ATRI

12.12.2017 - Gianfranco D'Atri
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La commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche (Lapresse)

“Non vedo, non sento, non parlo”. Il simbolo delle tre scimmiette è icona notoriamente associata all’omertà mafiosa tipica delle aree delle due Sicilie. Essa non designa i delinquenti, a volte efferati, dediti all’esecuzione delle attività criminali, ma l’ambiente in cui essi vivono e portano a termine i loro progetti: l’incapacità non solo di denunciare quanto eventualmente si ha avuto modo di constatare di persona, ma semplicemente di fornire informazioni o indicazioni potenzialmente utili a capire. D’ora in avanti questa metafora servirà per i funzionari del ministero delle Finanze.

Sentito dalla Commissione d’inchiesta sulle banche, il direttore del Tesoro La Via ha costretto persino il mite Casini a un severo richiamo e a una sospensione dei lavori. L’occasione è stata data da alcuni aspetti secondari della vicenda Mps, ma l’atteggiamento mostrato da un alto funzionario dello Stato di fronte ai membri del Parlamento, unanimemente d’accordo nel ritenerlo reticente, ci mostra la vera difficoltà nel fare chiarezza sui problemi finanziari dell’Italia. E non è la prima volta. Già in una audizione al Parlamento sul tema dei derivati, la sua collega Cannata, direttore del dipartimento del debito pubblico, aveva fornito risposte evanescenti circa le modalità di gestione di questi potentissimi strumenti di distruzione del risparmio da parte del Tesoro. La documentazione relativa ai contratti stipulati nel passato era irrintracciabile o incompleta, anche perché il ragioniere incaricato era nel frattempo deceduto. Miliardi e miliardi di euro pagati e che continuano ad essere pagati, sulla base di contratti opachi e senza responsabili, di cui non vengono dichiarate le controparti nelle relazioni annuali.

Il Tribunale penale di Trani ha assolto Standard & Poor’s nel procedimento per l’abbassamento del rating dopo aver constatato la reticenza di alcuni testi e aver provato ad avere maggior chiarezza circa il derivato con Morgan Stanley. Su questo tema la Corte dei Conti ha proprio contestato un danno erariale totale di quasi 4 miliardi alla banca e a La Via, Cannata, Siniscalco e Grilli. In questa sede i nostri illustri funzionari ripeteranno forse che non sapevano del conflitto di interessi fra Morgan Stanley e Standard and Poor’s e che la banca, non si sa perché, non esercitava da anni il diritto alla chiusura del contratto. Non saranno invece ascoltati gli altri due, non più dipendenti pubblici, ma assunti da Morgan Stanley e JPMorgan. 

La Cannata sostiene che fra Tesoro e banche esistessero buoni rapporti, senza spiegare le procedure adottate per evitare che si trattasse solo di buoni rapporti con alcune persone. Strano, anche perché in altre occasioni si parla di decisioni assunte in un clima di tensione e di riunioni fra banche internazionali e Tesoro con la presenza da un lato di decine di avvocati di prestigiosi studi legali e dall’altro di ottimi ragionieri forniti di foglio e penna: non esistono infatti le versioni digitali dei contratti, figuriamoci le simulazioni matematico-finanziarie delle conseguenze!

La Commissione d’inchiesta ha deciso di indagare anche sui derivati: già il ministro Padoan nell’inviare della documentazione ne ha chiesto la parziale secretazione, sarà sentita ancora ovviamente la Cannata e interpellato Visco. Se fossimo in un tribunale, probabilmente il giudice si farebbe assistere da un perito e vi sarebbero dei pubblici ministeri con domande specifiche e tecniche, vi sarebbero testimoni, e non illustri ospiti, che rischierebbero l’imputazione se risultassero reticenti o fornissero false dichiarazioni. È vero, anche nei processi per mafia questo non è sufficiente a far emergere la verità, ma nella commissione, che è dotata di amplissimi poteri, l’idea di mettere, diciamo, sotto torchio i testi non pare sia presa in considerazione.

L’obiettivo di individuare responsabili politici sembra invece attrarre più attenzione e difficilmente riusciremo a sapere molto di più sulla gestione del debito pubblico, ovvero su un affare da 2.000 e oltre miliardi che, evidentemente, coinvolge non solo gli eventuali criminali, ma l’intero ambiente nel quale si muovono e che sarebbe il caso di definire omertoso.

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