FINANZA/ Bitcoin, come non entrare nella bolla e vivere felici

- Sergio Luciano

La Cme e la Chicago Board Options Exchange hanno introdotto dei limiti stringenti alla circolazione dei bitcoin. Ecco cosa cambia. Ma occorre fare molta attenzione. SERGIO LUCIANO

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Wall Street (LaPresse)

Signore e signori, allacciate le cinture e ricordatevi: non c’è mai limite al peggio. Seguite da tempo l’ottovolante della Borsa e credevate di aver visto tutto? Vi sbagliavate. Con i bitcoin vedrete — vedremo — cose che noi umani non abbiamo mai neanche immaginato. Già, perché la frittata è fatta. La Cme (Chicago Mercantile Exchange) e la Chicago Board Options Exchange, che sono due listini di Borsa privati, inferiori per importanza a Wall Street ma ufficiali e regolamentati, hanno deciso di introdurre dei limiti stringenti alla liberissima — ma in quanto non regolamentata — circolazione dei bitcoin che avveniva fino a pochi giorni fa. “Di fatto è una tacita approvazione del settore delle criptovalute nel suo insieme: gli asset digitali sono ormai mainstream — ha commentato a Reuters Charles Hayter, amministratore delegato di un’altra di queste piattaforme semiclandestine, la CryptoCompare —. Questo apre le porte agli Exchange traded funds e agli operatori istituzionali”, ha aggiunto. 

E dunque? Possiamo fidarci anche noi? Possiamo fidarci dei bitcoin? Naturalmente no: neanche per idea. Alla condizioni, però, di avere sufficiente sangue freddo da non ribollire di invidia quando tra sei mesi spunterà fuori l’amico antipatico di turno a dire che lui, lui con i bitcoin ha guadagnato 100mila euro, o mezzo milione di euro, e noi niente.

La verità è che la criptovaluta più famosa e, tutto sommato, anche più scambiata del mondo, è una specie di moneta-thrilling, scambiando la quale si sa come si comincia ma non si sa come fa a finire. Nel mese di novembre, i prezzi del bitcoin sono impazziti, andando in altalena. Il 30 ottobre il Bitcoin è sceso di oltre il 20 per cento dopo il record storico toccato il giorno prima. 

Questa irresistibile altalena ha punzecchiato — e meno male — qualche coscienza in Italia e nel mondo. Alan Woodward, esperto di sicurezza dell’Università del Surrey, dove insegna, ha twittato che la piattaforma Coinbase è stata citata in giudizio con una richiesta di registrazione di tutte le transazioni di importi superiori a 20mila dollari tra il 2013 e il 2015. 

Del resto, appena un anno fa, il Bitcoin veniva scambiato a 800 dollari. Cos’è accaduto, nel frattempo, a giustificare il boom? Assolutamente niente. Si calcola che ogni giorno viene generato un flusso di circa 3.600 nuovi Bitcoin, che portano l’ammontare in circolo a circa 16,5 milioni di unità, mentre il limite massimo è di 21 milioni. Perché limite massimo? Perché il bitcoin è sostanzialmente un codice elettronico impossibile da clonare che però per funzionare assorbe enormi quantitativi di energia e di memoria magnetica. Quindi la criptovaluta è considerata una “risorsa scarsa” e da questo deriva il desiderio di accaparrarsela… 

Desiderio folle, come ha dichiarato al New York Times il premio Nobel per l’economia del 2013, Robert Schiller. “Bitcoin è il miglior esempio oggi di una bolla speculativa, almeno come la definisco io. Nel mio libro Irrational Exuberance del 2005, ho definito una bolla come ‘una situazione in cui la notizia dell’aumento dei prezzi stimola l’entusiasmo degli investitori, che si diffonde per contagio psicologico da persona a persona, amplificando nel processo storie che potrebbero giustificare l’aumento dei prezzi, e generando una classe sempre più ampia di investitori che, nonostante i dubbi sul valore reale di un investimento, sono attratti dall’invidia dei successi altrui e in parte dal brio della scommessa’. Molti ricercatori potrebbero trovare questa definizione impraticabile, perché è in termini psicologici. Ma gli eventi di Bitcoin si adattano chiaramente a questa definizione; nel 2013 per l’originale moto di entusiasmo, e poi, dopo un temporaneo crollo del valore, ancora una volta nel 2017. 

E ancora Schiller ha sottolineato che “di solito non serve nulla di esogeno per invertire una bolla. La bolla si logora da sé, come il Bitcoin ha fatto a partire dal 2014. La parola bolla, per analogia, può essere fuorviante. Le bolle di sapone scoppiano una volta per tutte. Le bolle speculative invece non finiscono in questo modo. Sarebbe meglio se fossero state definite epidemie speculative. Sappiamo che le epidemie di malattie possono mutare e poi tornare di nuovo. L’oro stesso è una sequenza di bolle speculative, a partire dall’antichità e continuando ancora dopo migliaia di anni.

E dunque attenzione: le critiche ai bitcoin superano gli encomi. Secondo il vice governatore della Banca d’Inghilterra gli investitori dovrebbero studiare bene il Bitcoin. Per esempio — ha ammonito Sir Jon Cunliffe, responsabile per la stabilità finanziaria alla Bank of England — “le persone devono sapere che questa non è una valuta ufficiale, che non ha alle spalle nessuna banca centrale e nessun governo”.  

Invece il mitico programmatore britannico John McAfee — famoso per l’omonimo antivirus — dichiara che  il Bitcoin entro il 2020 varrà un milione di dollari. E la Repubblica di San Marino — 2 miliardi di sofferenza bancaria a fronte di 6,2 di raccolta! — ha annunciato che lancerà un suo bitcoin. Come no, c’è da fidarsi!

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