TELECOM ITALIA/ I buoni risultati contro la maggioranza dei dipendenti

- La Redazione

Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata da una persona che segue da vicino le vicende di Telecom Italia, che ha appena presentato il suo nuovo piano industriale 

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Flavio Cattaneo (LaPresse)

Caro direttore, da persona che segue da vicino le vicende di Telecom Italia, mi chiedo: per un dipendente Tim, chi è Flavio Cattaneo, attuale amministratore delegato dell’azienda? Il dott. Flavio Cattaneo è nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia dalla fine del 2014. Nello stesso periodo entra anche nel consiglio di amministrazione di altre aziende, come Ntv e Generali Assicurazioni. Il 30 marzo 2016 diviene amministratore delegato di Telecom Italia, subentrando a Marco Patuano, che dà le dimissioni, su forzatura del nuovo principale azionista di maggioranza, Vivendi, che nel frattempo ha acquisito sul mercato circa il 24,9% delle azioni Telecom. Vicepresidente viene nominato il Ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, senza deleghe.

Dal 4 gennaio 2016, per oltre 30 mila dipendenti Telecom (sugli oltre 50 mila in Italia), è iniziato il contratto di solidarietà, strumento per evitare il licenziamento di circa 2.600 esuberi – dichiarati dall’azienda: esso comporta 23 giorni all’anno di inattività (pari all’8,85% dell’orario di lavoro mensile) e di mancato stipendio, solo parzialmente coperto dall’Inps; ogni dipendente “perde” almeno circa 100-200 euro al mese.

Di fronte a questa situazione, le prime settimane, il dott. Cattaneo le passa per concordare la propria remunerazione. Dal sito di Asati (i piccoli azionisti di Telecom Italia) si legge in un comunicato del 29 aprile: “(il premio) destinato all’amministratore delegato Flavio Cattaneo si chiama ‘special award’, come se si trattasse di un trofeo da conquistare dopo una accanita gara. In cosa consiste questo trofeo? Secondo quanto comunicato dalla stessa Telecom Italia, il ‘special award’ è ‘… un premio annuale di ammontare complessivamente pari nel massimo al 5,5% della differenza tra (i) il risultato raggiunto separatamente in ciascuno degli esercizi 2016, 2017, 2018 e 2019 e (ii) i target consolidati di EBITDA, riduzione di Opex e PFN (con un peso rispettivamente del 50%, del 25% e del 25%), quali definiti in sede di Piano Industriale 2016-2018’. Pochi sicuramente ci avranno capito qualcosa. Una cosa è certa: sono una montagna di soldi! A conti fatti se la politica di ‘lacrime e sangue’… ops… di ristrutturazione sarà raggiunto il marito della Ferilli… ops… Flavio Cattaneo prenderà un premio che può aggirarsi, secondo stime attendibili, sui 55 milioni di euro”.

Per la cronaca, il collegio sindacale dell’azienda dà parere sfavorevole. Nella relazione del collegio sindacale all’assemblea degli azionisti di Telecom Italia ai sensi dell’articolo 153 d. lgs. 58/1998 si legge: “Con riferimento al compensation package del nuovo Amministratore Delegato della Società nominato in data 30 marzo 2016, il Collegio Sindacale ha espresso, ai sensi dell’art. 2389, comma 3, del codice civile, parere non favorevole per le criticità inerenti le modalità di commisurazione della parte variabile della remunerazione (special award), anche in relazione ai benchmark di mercato e alla sua determinazione esclusivamente sulla base di miglioramenti rispetto al Piano industriale 2016-2018 già precedentemente approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 15 febbraio 2016”. È parere universalmente condiviso che questo premio sia senz’altro “fuori mercato”, non lo dice soltanto il collegio sindacale. Questo però è l’accordo con Vivendi. E questo mega-bonus si basa principalmente, sul taglio dei costi, ovvero sul taglio del lavoro. Altre considerazioni sul super bonus su trovano qui.

Molto presto si iniziano a vedere le prime mosse a livello aziendale, guidate più che altro dalla volontà di perseguire risparmi generalizzati, producendo spesso nell’ambito delle attività lavorative effetti paradossalmente contrari. A giugno 2016 viene comunicato dall’azienda che il premio di risultato Pdr per i dipendenti non verrà erogato. Formalmente, perché una delle soglie fissate non è stata raggiunta, per l’entità della multa che Agcom ha comminato a Tim. Naturalmente sembra molto difficile accettare che i singoli dipendenti siano responsabili di queste multe. Sono diverse decine di milioni di euro risparmiati dall’azienda, come verrà detto durante la presentazione del piano industriale 2017-2019. Dentro i due miliardi risparmiati, ci sono anche questi milioni: circa 1.000-2.000 euro in meno per dipendente.

All’inizio di ottobre, l’azienda ha consegnato alle organizzazioni sindacali una cartella con la disdetta dell’accordo di secondo livello e un’ipotesi di lavoro che mette in discussione tutta l’architettura normativa legata a orari di lavoro, scatti di anzianità, ticket per PT, introduzione dei demansionamenti, flessibilità organizzative, congelamento degli scatti per i lavoratori che ne maturano 14, sospensione della maturazione giorno di ferie, rivisitazione permessi individuali, ecc. che segna una profonda discontinuità economica e normativa con il passato e rappresenta l’opposto di quello che servirebbe a Tim per il rilancio della produttività. Il clima aziendale si fa veramente pesante: ne è testimonianza l’insorgere di manifestazioni spontanee fuori orario, o primi scioperi soprattutto fra i tecnici, particolarmente vessati dalle nuove norme.

Di nuovo, un comunicato Asati del 24 novembre 2016, ne dà una precisa descrizione. “Il valore del titolo in borsa ha perso il 30% rispetto a marzo 2016 e questa perdita non è giustificabile solo con la chiusura del convertendo. È per questo che vi prego di richiedere i dati necessari a valutare con estrema attenzione il pessimo clima, ormai in crescendo in tutte le sedi Tim in Italia da Palermo a Bolzano, che il nuovo vertice insieme al nuovo responsabile del personale, stanno creando dopo appena 8 mesi di attività”. Si apre con un appello preciso, la lettera inviata dai piccoli azionisti di Telecom Italia e indirizzata al presidente Giuseppe Recchi, al vice presidente Arnaud De Puyfontaine e all’ad Flavio Cattaneo. Nelle manifestazioni dei tecnici e dei dipendenti Tim uno slogan prevale su tutti: “Io non sono un costo”. Se andate su youtube, potete trovare decine di brevi clip che documentano manifestazioni e flash mob da Palermo a Milano, con la partecipazione di decine di migliaia di lavoratori Tim, in particolare le “giubbe rosse” dei tecnici.

Si arriva così allo sciopero del 13 dicembre, con 20 manifestazioni regionali: l’adesione è di oltre il 70% del personale, percentuale per un’azienda come Tim particolarmente inusuale. Ne parlano i giornali nelle cronache locali, i TG regionali, alcuni siti di settore. Ma per il resto, tutto questo disagio non fa notizia. La politica se ne disinteressa, eccetto alcune rare e preziose eccezioni o alcuni esponenti del M5S che cercano di cavalcare la protesta. Perché tutto questo non fa notizia? Perché siamo assuefatti agli scioperi e ai sindacati? Forse anche perché Tim garantisce contratti di pubblicità particolarmente significativi per la carta stampata (si veda ad esempio, cosa accadde nel 2010)?

Nel frattempo, il contratto di settore delle Tlc è ormai scaduto da oltre due anni: la Asstel si incontra con le organizzazioni sindacali, ma un accordo non si trova e, anzi, i sindacati rompono le trattative poco prima di Natale e proclamano uno sciopero nazionale di settore, vista la chiusura della controparte (Tim da sola rappresenta quasi la metà dei dipendenti di questo comparto). Così si arriva a un nuovo sciopero nazionale, questa volta di tutto il settore delle Tlc, il 1° febbraio che raggiunge circa l’80% di adesioni.

Nel frattempo, pochi giorni dopo lo sciopero, Telecom Italia ha promulgato il nuovo regolamento interno, naturalmente in modo unilaterale, senza averlo concordato con le organizzazioni sindacali. E, in questi ultimi giorni, ha “rilanciato” e comunicato la volontà di trasferire oltre 200 dipendenti appartenenti a funzioni di staff (personale amministrativo) a Roma, da Torino e da Milano, per una “razionalizzazione” delle proprie attività. E questo accentramento viene attuato proprio mentre sta diventando un trend generalizzato lavorare in smart working, ovvero moltissime delle attività si possono eseguire da remoto, volendo dalla propria abitazione, soprattutto in un settore altamente tecnologico, come quello delle telecomunicazioni.

Sembrano piuttosto dei “trasferimenti coatti”, che costringeranno le persone a prendere in considerazione la possibilità di licenziarsi: come si può immaginare di affrontare un trasferimento permanente in un’altra città, per persone che hanno famiglia e figli? Certo, il dott. Cattaneo nella presentazione del piano strategico ha raccolto generalmente commenti entusiasti, da parte della stampa finanziaria specializzata. È molto “strano” che a nessuno sia venuto in mente di chiedere o chiedersi come mai tutti questi risultati sembra si siano realizzati “contro” la stragrande maggioranza di chi lavora in quell’azienda.

Alcuni risultati sono certamente molto lusinghieri (l’abbattimento del debito, il trend positivo per alcuni nuovi servizi): purtroppo, bisognerà verificare, già nel prossimo futuro, se tali risultati sono consistenti, reali, duraturi. Da troppo tempo, infatti, i dipendenti Tim sono costretti a fare i conti con un top management che semplicemente “prende” la propria parte (spesso particolarmente esosa) e se ne va, lasciando un po’ più povera la “loro” azienda.

Comunque, sembra “fantascientifico” immaginare che il dott. Cattaneo sia riuscito a realizzare e presentare un piano “contro” Vivendi; e certamente, per i dipendenti Tim non è un “problema” di simpatia o antipatia!

 

Lettera firmata

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