Pensioni/ Riforma, esodati e Opzione donna: le scadenze

- La Redazione

Pensioni 2017: la riforma, Opzione donna ed Esodati, le scadenze. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 19 febbraio sui principali temi previdenziali

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Nel pacchetto della riforma inserito e fatto approvare dal Governo Renzi all’interno della Legge di Stabilità non sono presenti soltanto misure volte a favorire l’ingresso anticipato nel mondo previdenziale ma anche un supporto per i cosiddetti esodati che in ragione della riforma Fornero si sono trovati senza lavoro e senza pensione. In particolare è stata approvata l’Ottava Salvaguardia che nelle intenzioni del Governo dovrebbe chiudere una volta per tutte la vicenda accompagnando i beneficiari verso la pensione. Da sottolineare che il termine di scadenza per presentare la domanda è stato fissato al prossimo 2 marzo e che è opportuno effettuare la richiesta anche da parte di chi non è sicuro di rientrare nei parametri prestabiliti in quanto non ci saranno ulteriori rinvii. L’ottava salvaguardia grosso modo ricalca la settima con la sola differenza che sono stati allungati i tempi utili per maturare la decorrenza o il diritto alla pensione con le regole in vigore fino al 2011.

Oltre che sulla riforma delle pensioni, ultimamente in tema di previdenza l’attenzione sembra essere concentrata anche sull’Inps. La Corte dei Conti ha fatto infatti emergere una situazione patrimoniale non rosea per l’Istituto nazionale di previdenza sociale, mettendo in evidenza la necessità di un cambiamento nella governance. Cesare Damiano ha voluto a questo proposito ricordare che “da tempo, insieme con altri colleghi della commissione Lavoro alla Camera, ho presentato una proposta di legge di riordino della governance degli enti previdenziali e assicurativi, i cui capisaldi sono il rispetto del principio di separazione tra indirizzo politico e di gestione e la salvaguardia del principio di rappresentatività delle parti sociali”. L’ex ministro ha anche detto che il provvedimento è già stato incardinato e che insieme agli altri deputati intende procedere con urgenza al suo esam

Si parla molto in questi ultimi giorni di Opzione donna, che la riforma delle pensioni ha reso fruibile anche alle nate nell’ultimo trimestre del 1957 e 1958. Non resta però molto tempo a chi nel mondo della scuola vuole usufruirne. Lo ricorda pensionioggi.it: c’è tempo fino al 28 febbraio per produrre istanza di cessazione dal servizio tramite l’applicativo online Polis. Va ricordato che Opzione donna comporta il ricalcolo dell’assegno pensionistico con il sistema contributivo pieno, quindi può essere piuttosto penalizzante per chi vi ricorre. Inoltre, comporta una finestra mobile di 12 mesi, tempo durante il quale, quindi, la pensione non viene percepita. Sembra impossibile, secondo quelle che sono le ultime novità sul tema, che si possa varare una proroga di Opzione donna. Dunque il 28 febbraio rappresenta con grandissima probabilità l’ultima chiamata per usare questo accesso alla pensione anticipata nel mondo della scuola.

Con il Movimento 5 Stelle tornato a chiedere una riforma delle pensioni che contempli il taglio di quelle d’oro, i quotidiani hanno cominciato a ricordare quali sono le categorie che incassano di più. Il Giornale, per esempio, ricorda che su circa 29.000 persone che ricevono un assegno pensionistico tra i 49.000 e 175.000 euro dagli enti pubblici, più della metà la metà è a carico della Regione Siciliana. E pare che a pesare, più che i politici, siano gli ex dipendenti dell’apparato amministrativo. Infatti, per gli ex consiglieri vengono spesi 18 milioni di euro, contro i 677 riservati agli ex dipendenti. Tuttavia viene fatto notare che dei 18 milioni assegnati a pensioni di ex consiglieri, ben 7 sono distribuiti a loro parenti per vaia delle reversibilità. Ci sono casi piuttosto singolari, come quelli della figlia di un consigliere che è rimasto in carica nella prima legislatura del 1947 e che ancora oggi incassa l’assegno di reversibilità.

Oltre che di una riforma, in Italia pare che ci sia bisogno anche di una riforma del bail-in per evitare che i risparmi accantonati dagli italiani in vista della vecchiaia facciano una brutta fine nel caso del fallimento di una banca. Assoprevidenza, infatti, ricorda che i gestori dei fondi pensioni fanno transitare temporaneamente delle somme presso gli istituti di credito prima di investirle in maniera vera e propria. Se in quel momento la banca dovesse fallire, il fondo, quindi gli aderenti che vi hanno versato risparmi in vista della pensione, si troverebbe con perdite importanti, considerando che difficilmente il conto non supererebbe la soglia dei 100.000 euro entro cui opera la garanzia pubblica sui depositi. Mauro Agazzi, Segretario di Assofondipensione, citato da Il Giornale, ha ricordato che non sono grandi le cifre che risulterebbero a rischio bail-in. Tuttavia, il Presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello, spera che la Covip e il ministro dell’Economia intervengano per evitare ogni rischio. Di fatto basterebbe trovare una formulazione tecnica per far capire che queste cifre resterebbero garantite. Non una questione di poco conto dato che si tratta del recepimento di una normativa europea che è già in vigore da oltre un anno e che in questo momento, in cui alcune banche italiane non godono di ottime salute, sarebbe difficile modificare senza la dovuta accortezza. Non è chiaro quindi con quale tempistica potrebbe essere fatto questo intervento che da più parti appare in ogni caso necessario.

Gli ultimi dati sulla situazione contabile dell’Inps hanno portato in secondo piano il dibattito sulla riforma delle pensioni. Per Giuliano Cazzola è bene ricordato che la situazione patrimoniale netta dell’Istituto nazionale di previdenza sociale è ancora in positivo per 5,8 miliardi. L’ex deputato segnala anche che il fondo lavoratori dipendenti è in rosso di 4 miliardi, quello dell’ex Inpdap è sotto di 4,4 miliardi, mentre per i lavoratori autonomi si raggiunge un disavanzo vicino ai 13 miliardi di euro. È la Gestione separata dell’Inps, con i suoi 7,5 miliardi di attivo, a risollevare un po’ il tenore dei conti, grazie al fatto che ha più iscritti che pensionati. Cazzola, nel suo intervento su formiche.net, scrive quindi che “prima di promettere nuove ‘lacrime e sangue’ sarà opportuno non proseguire lungo il Sunset Boulevard della messa in discussione della riforma Fornero. Come si è fatto sino ad ora, anche nella legge di bilancio per il 2017. E con le deroghe contenute in ben 8 salvaguardie-esodati”.

Nell’ultimo periodo non sono mancate proposte di riforma delle pensioni basate sul taglio degli assegni più alti. E Italia Oggi è andata a spulciare tra le cosiddette pensioni d’oro, scoprendo che ci sono circa 30.000 persone che incassano una pensione annuale media di circa 49.000 euro, con punte che arrivano a 175.000. Questo quando una buona fetta di pensionati non arriva ai fatidici 1.000 euro al mese. Tuttavia, segnala il quotidiano economico, non ci sono solo ex parlamentari tra i pensionati d’oro, ma anche ex dipendenti pubblici. Questo lo si è scoperto spulciando nell’ultimo Bilancio previdenziale italiano curato dal Centro studi di Itinerari previdenziali, che contiene informazioni che gli enti pubblici stessi non pubblicano e che dunque spesso rimangono esclusi da analoghe analisi sulle pensioni italiane.

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