BANCHE/ Se l’aumento UniCredit impatta su Atlante e piano Intesa-Generali

UniCredit lancia l’aumento da 13 miliardi, ma la decisione di svalutare Atlante produce tensioni sul salvataggio delle Popolari venete e sul piano Intesa-Generali, spiega NICOLA BERTI

02.02.2017 - Nicola Berti
Jean_Pierre_Mustier
Jean Pierre Mustier, Ceo di UniCredit

La notizia più attesa della giornata finanziaria – il prezzo dell’aumento di capitale UniCredit – forse non è stata la più significativa. La ricapitalizzazione da 13 miliardi del primo gruppo bancario nazionale si annuncia certamente come un passaggio di grande impegno, non solo per il settore creditizio. Le coordinate date ieri sera dal cda UniCredit (con un aggressivo sconto d’emissione del 38% rispetto al cosiddetto prezzo-Terp) hanno confermato una grande cautela attorno al collocamento. Ma il buon recupero in Borsa del titolo (+5,2%) poche ore prima dell’annuncio è un segnale non scontato d’umore relativamente positivo dei mercati per il polo pilotato da Jean Pierre Mustier.

Le nuove tensioni emerse ieri fra banche e Borsa hanno riguardato due situazioni distinte anche se connesse con il turnaround UniCredit. La decisione di UniCredit di svalutare la sua partecipazione nel fondo salva-credito Atlante ha avuto impatti a raggiera: direttamente sull’intervento di messa in sicurezza delle due Popolari venete; e più ampiamente sulle grandi manovre attorno a Intesa Sanpaolo e Generali.

UniCredit – si è appreso lunedì sera al termine del primo cda preparatorio all’aumento – ha scelto di portare a perdita nel bilancio 2016 una parte dell’investimento (845 milioni) effettuato in primavera in Atlante 1. Il fondo ha raccolto in tutto 4,2 miliardi fra banche (principalmente UniCredit e Intesa) fondazioni, assicurazioni, oltre a un apporto della Cassa depositi e prestiti. Il principale investimento (2,5 miliardi) ha riguardato la ricapitalizzazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, in dissesto. Già l’approvazione delle semestrali delle due Popolari ha tuttavia eroso gran parte del “tampone” patrimoniale. Le due banche stanno ora studiando una fusione accelerata, ma nuove indiscrezioni parlando di un nuovo fabbiosgno patrimoniale di 3 miliardi.

È stata la crisi delle Popolari venete (che sono state autorizzate ieri a finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato) a imporre a Mustier di essere rigoroso nella sua pulizia generale del bilancio UniCredit, ricomprendendovi Atlante. La Bce (il capo della Vigilanza danièle Nouy lunedì a Roma ha incontrato in Bankitalia il governatore Ignazio Visco e i principali capi di banca in Italia) sta monitorando da vicino il salvataggio di Vicenza e Veneto: ed è lo stesso ente che ha passato al setaccio il progetto di turnaround di UniCredit. Difficile immaginare deroghe in sede di riconsolidamento strutturale dell’unica banca italiana “globalmente sistemica”. Ma se uno dei due principali partecipanti in Atlante decide di riconoscere la rapida bruciatura dell’investimento, difficilmente gli altri potranno ignorarlo.

“Le Fondazioni non svaluteranno lei quote in Atlante”, ha detto ieri il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti: il quale peraltro già in ottobre aveva parlato in termini delusi e preoccupati dell’intervento salva-credito. La questione-Atlante ha in ogni caso allungato nuove ombre sulla vicenda Intesa Sanpaolo-Generali. Ombre tecnico-finanziarie: il rischio di un taglio di utili e dividendi di Intesa (con danno per le Fondazioni azioniste) si aggiunge ai dubbi già sollevati da alcuni osservatori sul reale interesse di un’offerta aggregativa sulle Generali. Ombre politico-finanziarie: la svalutazione decisa da UniCredit in Atlante – peraltro quasi obbligata – è opera dei un azionista-pivot di Mediobanca, a sua volta cassaforte delle Generali sotto attacco. Per di più, una precisazione apparentemente tecnica di Guzzetti sulla regolamentazione dei rapporti Fondazioni-banche è parsa a molti osservatori una presa di distanze dal Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che sta valutando l’eventuale assalto a Trieste. Mentre il vicepresidente di UniCredit e dominus della Fondazione Crt, Fabrizio Palenzona, starebbe svolgendo azione di mediazione fra Mediobanca e Intesa Sanpaolo.

Nel Miglio Quadrato della City Milanese – fra le sedi di Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo, UniCredit e Mediobanca, senza dimenticare il quartier generale meneghino delle Generali – si preparano sicuramente giornate intense.

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