FINANZA/ Le bufale sui costi dell’uscita dall’euro

Mario Draghi ha risposto a un’interrogazione di due europarlamentari M5s sui costi che un Paese deve sostenere in caso di uscita dall’euro. Il commento di GIOVANNI PASSALI

02.02.2017 - Giovanni Passali
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Mario Draghi (LaPresse)

Questa volta l’uscita di Draghi è davvero grossa. Infatti, il Governatore della Bce ha risposto a un’interrogazione di due parlamentari europei italiani del M5S in merito ai presunti costi per l’Italia nel caso di un eventuale abbandono dell’euro e un ritorno a una moneta nazionale. La domanda sembra una sorta di copertura politica, un modo per poter dire politicamente “vedete quanto ci costerebbe? Uscire non conviene”. Sembra quasi che Draghi abbia voluto fornire un assist a quel partito, un modo per poter far dire loro “noi vorremmo uscire dall’euro, ma non conviene, ci costerebbe troppo”. Se così fosse, leggendo bene tra le righe, l’uscita di Draghi rischia si trasformarsi in un clamoroso autogol.

Infatti, ammettere che ci sia un costo per uscire, vuol dire ammettere ufficialmente (stavolta in documento, quindi nero su bianco) che si può uscire. Una cosa finora letteralmente esclusa, nemmeno in discussione. Un clamoroso capovolgimento rispetto alle dichiarazioni di qualche tempo fa: “Impossibile uscire dall’euro, non è in discussione”. Ma non basta. Dire che il costo per l’Italia sarebbe di 350 miliardi di euro e accennare che questi sarebbero i costi iniziali, come se ve fossero altri per ora nascosti, sembra più una minaccia, una boutade, piuttosto che un’analisi seria.

Poi c’è il non detto. E il non detto più grosso è che un Paese che torna alla moneta nazionale recupera in questo modo la sovranità monetaria e sarebbe folle se facesse tutta questa fatica per poi non utilizzarla. In altre parole, nulla impedisce a un Paese di tornare a una moneta nazionale e fissare il cambio 1 a 1, ponendo cioè un cambio fisso (almeno inizialmente, prima di lasciarlo fluttuare, proprio per evitare sconquassi) e quindi pagare i propri debiti in moneta nazionale.

Aggiungo di più. Visto che la Banca d’Italia tratta la moneta euro e il credito di 350 miliardi di euro denunciato da Draghi è in realtà un debito della Banca d’Italia, proprio in virtù della conclamata indipendenza delle banche centrali dagli stati, nulla impedisce allo Stato Italiano di lasciar fallire la Banca d’Italia con il suo mostruoso debito e fondare una nuova banca centrale per la nuova moneta. Ma questa non sarebbe una grossa fregatura? Sarebbe moralmente lecito fare una cosa del genere? Da cosa dipende questo debito da pagare?

Presto detto, e detto bene da Draghi: dipende dal cosiddetto Target2, cioè dalle regole di bilanciamento degli acquisti (e delle vendite) compiute dalle banche centrali dei diversi paesi che hanno l’euro. E come mai c’è un tale sbilanciamento, un tale debito della nostra banca centrale? Anche questo lo dice proprio Draghi: è una conseguenza del Programma di acquisto attività (Ppa) promosso dalla Bce come intervento di liquidità sui mercati finanziari.

Detto questo, Draghi conclude la sua spiegazione con una frase vagamente minacciosa: “Se un Paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua Banca centrale nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente”. Ma già a questo punto la situazione morale diventa più chiara: la responsabilità dello sbilanciamento dei conti del Target2 è responsabilità della Bce. E perché dovremmo pagare noi per un piano folle ideato dalla Bce?

A mettere il dito nella piaga è stato anche un brillante articolo di Fabio Lugano sul sito scenarieconomici.it. “La Bce acquista i titoli per il Qe, ma li acquista principalmente sul mercato finanziario di Francoforte. I mezzi per comprare questi titoli provengono dalle Banche centrali, tra cui la Banca d’Italia. Quindi cosa accade: la liquidità parte dalla Banca d’Italia, va a Francoforte e, sul mercato locale, viene utilizzata per acquistare i titoli per il Qe, che sono per la maggior parte titoli di stano non italiani. Quindi lo squilibrio delle partite correnti dell’Italia nei confronti della Germania non è figlio di un debito, ma di un credito del sistema monetario italiano verso quello tedesco. Praticamente se dovessimo riequilibrare il Target 2, come voluto da Draghi, per uscire dall’euro non dovremmo fare altro che vendere i titoli di credito posseduti da Bce e corrispondenti alla quota finanziata da Banca d’Italia e quindi far rifluire quei soldi nel sistema nazionale”.

In altre parole, Draghi ha tirato fuori il bazooka e si è sparato un colpo sui piedi, come un dilettante. O come un disperato che non sa più che pesci prendere. Infatti, conclude così le sue riflessioni Fabio Lugano: “Il fatto che una banca a questo punto ‘straniera’ si trovi a possedere una grossa quantità di titoli dell’area euro non dovrebbe far dormire troppo bene il governatore della Banca centrale europea, perché un agente esterno potrebbe facilmente manovrare il corso in euro vendendo i titoli stessi e quindi provocando un ulteriore innalzamento della moneta unica. Insomma, la Banca d’Italia si troverebbe con una pistola carica in mano”.

E Draghi non può ovviamente dormire sonni tranquilli. Lui e tutti quelli che sostengono l’euro sono gli stessi che, ai tempi del referendum sulla Brexit, avevano previsto una svalutazione della moneta inglese del 30% e un calo del Pil dello 0,8% per il 2017 fino a un disastroso -5,6% per il 2019 nel caso peggiore. Ebbene, gli ultimi dati smentiscono clamorosamente questo scenario. Il Pil è risultato leggermente migliore delle più recenti previsioni, attestandosi a un valore di crescita pari a +2,2%. E questo dopo una svalutazione che oggi non supera il 10% rispetto all’euro (il cambio Eur/Gbp è passato da 0,78 all’odierno 0,85). E un Pil a tali livelli se lo sogna non solo l’Italia, ma anche la Francia (0,4%) e la Germania (1,9%).

Insomma, il dato è inequivocabile: sciogliersi dai legami delle regole europee fa bene all’economia reale. Soprattutto se non sei la Germania e quindi per te la moneta unica è troppo cara. Draghi per ora ha solo rimandato il disastro, ma a spese nostre. E dopo che ci ha fatto soffrire per la moneta unica che serve soprattutto alle esportazioni tedesche, pretenderebbe pure di farci pagare il conto. Ma gli italiani sono imprevedibili e pieni di risorse; chissà perché ho il sospetto che gli andrà male. E andrà male anche a quei partiti che proveranno ad appoggiare il suo folle piano.

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