DIMISSIONI JUNCKER?/ La spallata pronta a far saltare l’Ue

- Raffaele Iannuzzi

Secondo indiscrezioni di stampa, Jean-Claude Juncker starebbe pensando a dimettersi dalla presidenza della Commissione europea. Il commento di RAFFAELE IANNUZZI

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Jean-Claude Juncker (Lapresse)

Chi l’avrebbe mai detto? Jean-Claude Juncker, il potente presidente della commissione Ue, è diventato un soggetto politico. Ciò è accaduto a seguito del fallimento politico dell’Ue, quindi siamo nel pieno degli effetti inintenzionali. I fatti, allora.

1) L’Unione europea è alla canna del gas, poco da fare. Non solo a causa del Brexit e della sconfitta degli ultimi europeisti della vecchia sinistra socialista che le prende di santa ragione dall’ottima stratega di casa Le Pen, Marine. C’è molto di più e anche in questo caso vale la pena leggere senza filtri ideologici gli eventi. La Merkel non ne vuole sapere del Libro Bianco di Juncker, prevista pubblicazione l’8 marzo, ossia della restaurazione di un’Europa a trazione burocratica, modellata dall’eurocrazja sfinita e senza idee. A Berlino sono ancora tedeschi e i tedeschi sono sempre bismarckiani, quindi vogliono vincere in casa e dominare fuori casa. Per farlo, non devono soffiare sugli eroici e astratti furori europeisti, altrimenti l’insorgenza anti-Ue diventa feroce e, a quel punto, non ce n’è più per nessuno.

2) Contrariamente a quanto ipotizzano, con un bel wishing thinking a triplo salto carpiato, gli eurocrati, sulla partita dell’uscita dell’Inghilterra dall’Ue, con la May tanto guardinga quanto decisa, non è assicurata la convergenza di tutti i Paesi, in occasione dell’attivazione dell’art. 50 del Trattato, onde rendere operativo il Brexit. C’è un possibile gap: la May il 13 marzo manda la lettera a Bruxelles, ma questo capita con l’Europa in fiamme. Non c’è più niente di scontato. Gli eurocrati non sono abituati ad avere a che fare con le variabili impazzite, il pensare e procedere per decreti e regolamentazioni impedisce qualsiasi scatto creativo e strategico, dunque ora sono nel panico. Juncker non se ne va per stanchezza, se ne va perché ha perso. E se ne va perché ha perso come soggetto politico supplente della politica, che non c’è più, mettendo sotto schiaffo i Paesi dell’eurozona considerati più a rischio, l’Italia in primis. Il giocattolo si è rotto.

3) Veniamo all’Italia. Il 25 marzo si celebrerà nella Capitale il 60° anniversario del Trattato di Roma. Tutto fermo per ora sui conti italiani, nessuna procedura d’infrazione per il debito, ma anche qui siamo al redde rationem: Juncker vuole far pagare all’Italia un prezzo elevato per aver messo a nudo, seppur involontariamente e per calcoli tattici, che il re è nudo, solo che ora ha contro la Merkel, la May si sta lanciando in avanti, la Francia è in crisi d’identità, il resto è sull’orlo dell’abisso. Lo Juncker politico è la maschera della sconfitta politica globale dell’Europa, da commissario era il Napoleone nel deserto dei conti, del debito e della crisi geopolitica con epicentro Bruxelles. Trump sta dando la spallata finale a questo moloch senza più futuro.

4) L’Europa sta finendo con uno sbadiglio generale degli astanti, perfino dei giannizzeri di ieri, Merkel in testa. A questo punto, chiunque prenda il posto di Juncker non può più fare granché, perché, nella storia, prima cambia il clima generale e poi il mobilio dei nuovi uffici dei potenti di turno. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. La lezione è sempre questa.

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