ALITALIA/ Le tre leve per evitare il fallimento

- Andrea Giuricin

Alitalia, spiega ANDREA GIURICIN, soffre ancora di costi più alti della concorrenza e di un load factor inferiore. Servono dunque cambiamenti importanti per evitare il fallimento

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Alitalia, news. La situazione è grave e non a caso il Ministro Delrio si dice preoccupato per il futuro di Alitalia. La compagnia non ha ancora presentato il piano industriale e l’azienda necessita urgentemente di trovare delle soluzioni, perché i soldi immessi a dicembre potrebbero non bastare per superare l’inverno. Sono proprio i mesi invernali quelli in cui i vettori aerei europei perdono maggiormente soldi e Alitalia, in questo primo trimestre del 2017, potrebbe perdere anche più di 150 milioni di euro.

Il piano industriale di Cramer Ball, amministratore delegato di Alitalia, è sotto esame da parte della società di consulenza Roland Berger che già in passato ha scritto i piani per l’azienda italiana. Il problema non è tanto redigerli, quanto poi applicarli, come purtroppo ha ben chiaro anche Etihad, azionista al 49% del vettore italiano, entrato due anni e mezzo fa per “salvare” la compagnia di bandiera. Due anni e mezzo nei quali la compagnia ha perso circa un miliardo di euro e che di fatto è costata anche la poltrona all’amministratore di Etihad, James Hogan.

La compagnia giustamente nel 2014 puntava al rilancio del lungo raggio, ma nel frattempo è venuto meno quel rapporto preferenziale tra l’hub di riferimento di Fiumicino e Alitalia. L’entrata in forze delle compagnie low cost ha messo in crisi questo modello di sviluppo, perché i voli di feederaggio della compagnia di bandiera sono stati messi in difficoltà da Ryanair e le altre low cost.

Alitalia è ormai un vettore troppo piccolo per competere con i grandi gruppi del settore aereo quali Iag, Lufthansa o Air France-Klm e al tempo stesso non abbastanza efficiente per competere con le compagnie low cost. Il costo per posto chilometro offerto del gruppo Alitalia è stimato essere vicino agli 7,8 centesimi di euro, oltre due volte quello di Ryanair. Se prendiamo solo il segmento passeggeri, il costo della compagnia italiana dovrebbe scendere intorno ai 6,5 centesimi, un valore che è buono se confrontato con quello dei maggiori operatori del settore aereo. Se paragoniamo infatti questo ultimo valore con il segmento passeggeri di Lufthansa, possiamo notare che da un punto di vista di costo Alitalia è più efficiente del vettore tedesco (6,5 vs 7,48 centesimi).

Se confrontiamo invece il valore del gruppo Alitalia (riportato nel grafico a fondo pagina) si nota che i costi non sono troppo dissimili dal gruppo Iag (7,57 centesimi) e sono molto inferiori a quelli di Air France (9,46 centesimi). Tuttavia si evidenzia l’enorme differenza rispetto al “killer cost” Ryanair.

Concordando con il Prof. Arrigo che su queste pagine ha fatto un’ottima analisi dei tagli necessari, Alitalia se vuole sopravvivere deve tuttavia ridurre i propri costi perché non può competere da un punta di vista dei ricavi con i grandi player del mercato. L’unica soluzione è arrivare a una dimensione tale (molto più piccola dell’attuale) e con dei costi tali che sia possibile competere con Vueling ed Easyjet che hanno dei costi per posto chilometro offerto di circa il 10% inferiori a quelli di Alitalia solo segmento passeggeri.

Tuttavia, oltre alla riduzione di costi, sono da prendere in analisi altre soluzioni, per cercare di incrementare i ricavi. L’integrazione con il sistema ad alta velocità, che vede ormai gli operatori ferroviari AV con dei costi operativi non dissimili da Ryanair, potrebbe aiutare a ridurre le perdite nel corto raggio di Alitalia. 

Un altro punto essenziale è quello di incrementare il load factor che attualmente è a livelli troppo bassi. Non si tratta tanto di offrire “frills” non necessari, quanto di andare incontro alle esigenze dei consumatori (migliorare il servizio, il revenue management, il seat inventory system, l’applicazione, ecc.). Ryanair, con il cambio della sua politica due anni or sono, è riuscita a incrementare il proprio load factor di circa 10 punti percentuali, arrivando a percentuali “bulgare” di riempimento degli aerei. La grande debolezza di Alitalia (come si vede nel grafico a fondo pagina) è quella dunque di avere degli aerei troppo vuoti e in un settore come quello dei trasporti, avere livelli di load factor elevati non solo è necessario, ma è vitale.

In tutto questo panorama di cambiamenti interni la compagnia dovrà mutare anche la propria strategia per quanto riguarda le alleanze. Se la joint-venture sul mercato americano con Delta e Air France-Klm è ritenuta non profittevole per Alitalia, la compagnia dovrà pensare di uscirne, anche se questo comporterà una penale di svariati milioni di euro. Continuare a gridare la sofferenza della joint-venture non solo è tempo sprecato, ma non serve a risolvere alcun problema attuale della compagnia.

Ha dunque futuro Alitalia? Siamo un po’ tutti preoccupati, soprattutto i contribuenti che non vorrebbero sicuramente vedersi accollati un altro salvataggio di Stato.

 



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