Monte dei Paschi di Siena/ Ultime notizie Mps. Nuove indagini dei legali della famiglia di David Rossi (oggi 3 febbraio 2017)

- La Redazione

Monte dei Paschi di Siena, Mps news di oggi 3 febbraio 2017: ultime notizie live riguardanti Montepaschi e l’intervento dello Stato nella banca toscana in crisi

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Monte dei Paschi di Siena, Lapresse

Non c’è dubbio che oltre alla questione dell’intervento pubblico, uno dei motivi che ha portato Mps alla ribalta di alcune trasmissioni televisive sia la morte di David Rossi. Proprio in questi giorni i legali della famiglia dell’allora responsabile della comunicazione di Montepaschi, attraverso uno scanner 3D, hanno deciso di ricostruire in modo tridimensionale sia l’ufficio dell’uomo che il vicolo dove venne trovato il suo cadavere. L’avvocato Paolo Pirani ha detto di augurarsi che venga aperto un fascicolo per omissione di soccorso, dato che in un filmato già acquisito dagli inquirenti si nota un uomo che vede Rossi agonizzante a terra, senza però intervenire. Secondo l’autopsia, l’uomo è rimasto agonizzante per circa 20 minuti prima di morire. Intanto i legali attendono di poter avere i fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi, i tabulati telefonici e i video di altre telecamere dentro e fuori la sede di Mps che hanno chiesto a dicembre.

Il consiglio comunale di Arezzo non è rimasto a guardare di fronte alla possibilità che tra i possessori di obbligazioni subordinate Mps e detentori di pari titoli di Banca Etruria possa generarsi una disparità di trattamento e così ha approvato all’unanimità un documento in cui, secondo quanto riporta arezzonotizie.it, si legge: “Invitiamo il parlamento ad approvare gli emendamenti al Decreto Salvarisparmio atti a rimediare agli errori compiuti dal governo con il Decreto Salvabanche e a dare la possibilità agli obbligazionisti subordinati retail delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFe di usufruire delle stesse possibilità di rimborso del capitale concessa agli obbligazionisti subordinati retail di Banca Monte dei Paschi di Siena”. Vedremo come verrà affrontato nel dibattito parlamentare questo delicatissimo tema.

Ieri si è tenuto un consiglio di amministrazione di Mps che, secondo le agenzie di stampa, è servito anche a fare un aggiornamento sulla stesura del nuovo piano industriale che dovrà essere presentato alle istituzioni europee. Ancora non si sa quando verrà ultimato, ma nelle scorse settimane dalla Commissione europea era arrivata la richiesta ad accelerare i tempi. Giovedì prossimo il board della banca toscana si runirà ancora per approvare il bilancio 2016. Intanto Paolo Petrignani, amministratore delegato di Quaestio Sgr, ha confermato che per il momento è da escludere un intervento del Fondo Atlante sui crediti deteriorati di Montepaschi, soprattutto per via della mancanza di fondi, visto l’impegno già in corso con Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Nel Partito democratico anche la gestione della crisi bancaria, compreso il caso Mps, diventa motivo di scontro con il Segretario Matteo Renzi. Come riporta Formiche.net, infatti, il Centro studi Nens ha pubblicato uno studio di Vincenzo Visco, Salvatore Biasco, Ruggero Paladini e Pierluigi Ciocca sull’esperienza del Governo Renzi. Nel capitolo dedicato alla crisi bancaria, gli economisti scrivono che “era necessario costituire una bad bank per smaltire i crediti deteriorati e rimettere in funzione il sistema”. Invece le cose sono andate diversamente “e la crisi si è trascinata fino alla deprimente conclusione della vicenda Mps”. Parole dure quelle di Nens, tra i cui fondatori c’è anche Pierluigi Bersani. Nel rapporto, con riferimento specifico a Montepaschi, si dice anche che “se i Monti bond fossero stati convertiti in azioni tra il 2013 e il 2014 (governi Letta e Renzi), la situazione si sarebbe stabilizzata, non si sarebbero sprecati aumenti di capitale per 8 miliardi, e non si sarebbe verificata la massiccia fuga di depositi dal Monte che è la causa principale della richiesta da parte della Bce di una maggiore capitalizzazione della banca”.

Inoltre, gli economisti spiegano che dal punto di vista comunicativo “le mancate dimissioni del ministro Boschi in occasione della vicenda della Banca Etruria” hanno indebolito il governo, esponendolo a critiche non sempre fondate. Tuttavia un passo indietro dell’ex ministro sarebbe stato politicamente utile. Vedremo se la vicenda bancaria diventerà ancora tema di scontro tra i membri del Partito democratico.

La vicenda di Mps rischia di portare all’apertura di un fronte che di certo non è però inatteso per il Governo. I risparmiatori azzerati delle quattro banche fallite a fine 2015, infatti, rischiano di vedersi discriminati rispetto ai detentori di bond subordinati di Montepaschi. Per questo da tempo stanno mobilitandosi, specialmente ad Arezzo, dove sono tanti coloro che avevano titoli di Banca Etruria. Per questo il consiglio comunale della città toscana ha deciso di affrontare il tema in una seduta aperta questo pomeriggio. Lo segnala arezzonotizie.it, evidenziando che saranno presenti anche Alvise Aguti e Vincenzo Lacroce, da tempo impegnati per la tutela dei risparmiatori azzerati. Lacroce, ex funzionario della Banca d’Italia, ha fatto sapere che verrà portata avanti la richiesta di equità tra i detentori di bond subordinati di Banca Etruria e di Mps, “capiamo che è un passaggio che non può rigurdare gli azionisti, per loro dovremo perseguire l’emissione di un warrant con Ubi”.

Il decreto salva-risparmio, che contiene anche i provvedimenti relativi all’intervento pubblico in Mps, prosegue il suo iter parlamentare e, a quanto riporta Il Giornale, il Governo ha presentato degli emendamenti tra cui potrebbe avere un certo rilievo quello sui rimborsi ai risparmiatori. Sembra infatti che verrebbero esclusi coloro che hanno sottoscritto o comprato obbligazioni delle banche oggetto di salvataggio dopo il 1° gennaio 2016, quando cioè è entrata in vigore la normativa sul bail-in, la quale ha di fatto aumentato la “rischiosità” dei bond subordinati. Inoltre, il rimborso verrebbe dato in base al prezzo di acquisto e non al valore nominale dei titoli, evitando così di “premiare” chi ha comprato i titoli a prezzi bassi nella speranza di guadagnarci proprio grazie al rimborso pubblico. Vedremo se verranno introdotti questi paletti, che almeno nel primo caso rischiano di creare non poco dibattito.

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