SPILLO UE/ Se Dijsselbloem svela le “magagne” di nord Europa e sinistra

- Raffaele Iannuzzi

Jeroen Dijsselbloem ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno scatenato una forte polemica. Ma che sottendono tre questioni importanti. Ce ne parla RAFFAELE IANNUZZI

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Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Esm (LaPresse)

«Durante la crisi dell’euro – ha affermato il ministro delle Finanze olandesi intervistato dal giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung – i paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i partner più colpiti. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto». Chi ha detto queste parole? Un socialdemocratico, d’accordo, ossia un signor nessuno oggi, perché la sinistra versa in una drammatica crisi storica, che prelude alla fine effettiva della medesima. Ma non basta: si tratta di un socialdemocratico olandese, membro del partito laburista olandese (Pvda), che ha appena ricevuto una tranvata formidabile alle recentissime elezioni, passando da 38 a 9 seggi. Il nome è Dijsselbloem. Per la serie: Carneade: chi era costui? – di manzoniana memoria. Ma tant’è, questo passa il convento, oggi.

Ormai nessuno tiene più creanza, come si diceva una volta fra uomini dabbene, ovvero appunto dotati di “creanza”, quindi chiunque, perdente, vincente o in altra categoria non meglio definita, può aprire la bocca e produrre locuzioni di questa natura, ma c’è in ogni caso un limite a tutto. Del futuro del socialdemocratico olandese in questione mi interessa davvero il giusto, tra lo zero e il nulla, mi interessa invece, e molto, vagliare alcune questioni sottese dal medesimo.

1) I Paesi del Nord Europa solidali con i Paesi più colpiti della zona euro: e quando? Come? In che forme, di grazia? Terremoti devastanti in Italia: Europa del Nord, se ci sei, batti un colpo. Migranti che invadono l’Italia a ogni piè sospinto: Europa del Nord, ancora tu, se ci sei, batti un altro colpo. Imbarazzante, per non dire tragicomico: l’Europa sta finendo, dopo lo sbadiglio generale, con la burla e la beffa incorporate. Si è creato, ormai, un meccanismo di ipocrisia istituzional-burocratica, che viene prima della finzione dell’Europa a due velocità, e affonda le radici in un pregiudizio ancestrale, secondo il quale il Nord è sempre vergine, mentre il Sud è in odore di bordello, e amen to that, come dicono gli americani.

2) Scopriamo invece che la Germania si è fatta pagare l’annessione mettendo in piedi il baraccone burocratico a guida teutonica, naturalmente. Scopriamo che le esportazioni tedesche sono pagate con le tasse e gli investimenti di tutti gli europei. Scopriamo che il trattato fra Obama e la Merkel, perché di questo si trattava, serviva soltanto a rafforzare l’asse tedesco in direzione atlantica e perfino la Francia se n’è accorta. Scopriamo infine che in Germania vige il “nero” come criterio di pagamento e questa è una notizia che proprio sul Sussidiario ho commentato anni fa, dunque roba vecchia. Che dire ancora? No comment.

3) Veniamo alla sinistra. Perché? Essenzialmente per una ragione: la fine storica della sinistra fa il paio con l’agonia dell’Europa, per citare la Zambrano. È stata la sinistra a volere l’Europa come leva del nuovo mantra post-anni ’90 del secolo scorso, la “coesione sociale”, in Italia un alfiere di questa visione è stato Giorgio Napolitano e il Pd si è costituito mettendo insieme i pezzi dei perdenti storici del tardo ‘900, cattolici di sinistra e comunisti in pensione, per elevare la “coesione sociale” a nuova religione social-politica del terzo millennio ormai già ben più che adulto. Non a caso simili apprezzamenti che in altri contesti sarebbero stati bollati come razzisti provengono dalla sinistra perdente, da quel nucleo socialdemocratico in crisi di identità permanente. Cercano, così, il loro “centro di gravità permanente” attorno alla vacca sacra Europa, creando un cortocircuito di delegittimazione dei Paesi che vedono popoli in aperta agitazione contro l’establishment dell’eurocrazja “saudita”. Ieri sostenevano i regimi comunisti, perché in fondo erano sempre “compagni”, oggi finiscono tra le braccia dell’unico totalitarismo legittimato, a prova di fallimento accertato, nei salotti giusti del potere, in parte, tra le altre cose, bollito.

Solo un Dio ci può salvare, con questi chiari di luna, ripeto. Ma questo Dio deve almeno parlare latino, nel caso, italiano e, se continuano questi signori del Nord, perfino napoletano. Di ceppo antico, quello circolante nelle corti borboniche. 

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