IL CASO/ L’azienda che cresce (e fa crescere) tra lettere e pacchi postali

- Marina Marinetti

Giuseppe Napoli ha trent’anni e da postino è diventato delivery manager, grazie anche a un’azienda che scommette sulle persone come Nexive, spiega MARINA MARINETTI

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Nexive

Innanzitutto l’accento: va sulla seconda sillaba. Se vi siete mai chiesti come si pronuncia Nexive, ora lo sapete. Magari non sapete che con le sue 1.500 filiali dirette, indirette e retail point e i suoi oltre 7.000 addetti, raggiunge ormai quasi l’80% delle famiglie italiane. Da quando si chiamava Tnt Post – era il 1998 e aveva acquisito diverse agenzie private di recapito, inclusa la storica Rinaldi L’Espresso – il primo operatore postale privato italiano ne ha fatta di strada.

Ogni anno Nexive recapita oltre 500 milioni di buste e 5 milioni di pacchi per conto di più di 30.000 operatori di business in Italia fra banche, compagnie assicurative, aziende dei settori media e tlc, utilities, e numerosi enti della Pubblica amministrazione. Per non parlare dei privati. Il segreto del successo? Va ricercato nello sviluppo di servizi innovativi, ma anche nell’affidabilità e nell’efficienza della gestione dei processi. E soprattutto nella sue risorse umane, in primis i portalettere. 

«Come dico sempre io, quello delle consegne ancora oggi è uno dei più bei mestieri del mondo. Sia per gli orari, che per il fatto di essere sempre a contatto con la gente. Noi, poi, non portiamo mai multe: quindi siamo benvoluti». Giuseppe Napoli ha trent’anni e ha cominciato la sua carriera in Nexive dal gradino più basso: quello del portalettere. Un mestiere che gli è rimasto nel cuore. Oggi è il responsabile del delivery per tutta la città di Torino: «Si tratta di una figura nata un anno fa, che non c’era in azienda, ma è stata creata per esigenze organizzative». 

L’azienda è cresciuta. E con essa i suoi ragazzi. «Se mi chiedessero se dieci anni fa mi sarei aspettato di arrivare qui risponderei di no. Ma ho avuto la fortuna di lavorare in squadra con persone competenti e umanamente meravigliose». L’ambiente umano conta, eccome. Anche nel farti proseguire in una strada che all’inizio avevi imboccato solo come ripiego temporaneo. Giuseppe, con il suo diploma di perito meccanico preso più che altro per avere il pezzo di carta in tasca, aveva una carriera già avviata nel calcio: giocava da professionista, era una piccola promessa del Torino. Poi purtroppo sono capitati alcuni infortuni importanti che l’hanno portato diverse volte sotto i ferri del chirurgo. «E così mi son detto: va bene, “guardiamoci intorno” e ho risposto a un annuncio di un’azienda che cercava fattorini. Ho iniziato così, come soluzione temporanea».

Dieci anni dopo, Giuseppe Napoli non solo è ancora nella stessa azienda – né ha abbandonato la passione per il calcio -, ma ha anche fatto carriera (addirittura Nexive ha creato una nuova figura organizzativa per stare al passo con la crescita) e sta per sposarsi con la sua fidanzata, Arianna. Difficile pensare che altre “soluzioni di ripiego”, per esempio nel food delivery, lo avrebbero condotto sin qui.

La filosofia organizzativa che Giuseppe Napoli ha trovato in azienda mette al centro la persona e l’innovazione: «In azienda si respira il cambiamento. Io penso di essere il massimo esponente di questo movimento aziendale. Ho fatto tutta la gavetta: il portalettere, ho aperto una filiale, ho fatto l’ispettore, il controllo della qualità, sono stato ai resi, ho fatto persino lo smistatore e per sei anni sono stato coordinatore del recapito. Oggi sono delivery manager di entrambe le filiali torinesi e coordino 70 postini». Com’era lui dieci anni fa.

L’ambiente in Nexive è eterogeneo: «Ci sono giovani, meno giovani, anche gente di diverse nazionalità – spiega Giuseppe Napoli -. Mi piace essere in ufficio prima di loro, alle 7 del mattino perché sappiano che sono uno di loro. Certo, come in ogni mestiere c’è chi è più contento e chi lo è di meno, ma ho trovato e continuo a trovare gente soddisfatta di come si lavora». Il delivery manager torinese ricorda ancora il raduno a Milano con i fattorini e gli interni da tutta Italia: «Un bel momento di festa, con anche un torneo di calcio e tifoseria organizzata, un bel modo di fare gruppo».

Un’azienda tutto sommato giovane, che ha ancora ampi margini di crescita. «Tra dieci anni – dice Giuseppe Napoli – vedo ancora una Nexive in continua evoluzione. Da come si sta evolvendo, sarà scomparsa la posta tradizionale e ci sarà tutta questa serie di parcel certificate, raccomandate digitali, pec… che noi già facciamo, perché ci evolviamo di pari passo col mercato. Altro che dieci anni fa, quando suonavo ai campanelli e mi sentivo rispondere “Il postino è già passato!”». 

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