SPILLO/ Mps, Veneto Banca e Popolare Vicenza: i “nemici” sono fuori dall’Italia

- Sergio Luciano

Mps attende l’avvio della ricapitalizzazione precauzionale, mentre per Veneto Banca e Popolare di Vicenza la situazione è più grave e va sbloccata, spiega SERGIO LUCIANO

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C’è un’enorme, insulsa e paranoidea rappresentazione in corso, sul destino delle tre grandi banche fallite in Italia: Montepaschi di Siena, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Un balletto grottesco felliniano. Il da farsi è chiarissimo: lo Stato deve intervenire a suon di quattrini, perché le due banche sono semi-fallite, e moribonde commercialmente: perché il Monte, che nel corso dell’estate ha cercato trafelatissimo sul mercato i denari per una mega-ricapitalizzazione da almeno 5 miliardi senza trovarli, è sempre lì che tutto sommato va avanti, aspettando il capitale pubblico promessogli già dal governo Renzi e confermatogli dall’attuale; ma Veneto Banca e Popolare Vicennza, che il Fondo Atlante ha rilevato, ma non ha avuto la forza sufficiente per ricapitalizzare, sono a bagno maria in attesa che qualcuno le prenda in considerazione. Già: ma chi?

Le due venete dovrebbero poi fondersi e si aspetta al riguardo l’ancor più surreale responso dell’Antitrust europeo: capirai, vuoi vedere che c’è il pericolo che due istituti boccheggianti ostacolino la libera concorrenza se si fondono? Ma entrambe per andare avanti hanno bisogno di soldi freschi che il mercato non darà, e che potranno arrivare solo dallo Stato, attingendo come per il Monte al fondo da 20 miliardi già stanziato. Sullo sfondo, le beghe con i risparmiatori bidonati dalle perdite sulle azioni, che non valgono più niente: ma qui è difficile essere particolarmente comprensivi, eccezion fatta per chi c’è capitato a seguito di una truffa. 

Chi ha comprato azioni di Veneto o Vicentina convinto di un guadagno rapido e sicuro non leggeva i giornali da anni e non merita grande solidarietà; chi le ha invece comprate convinto da qualche furbone che doveva far bella figura in filiale o comunque raggirato con la promessa di guadagni futuri fantastici, va o andrebbe indennizzato. Ma, davvero: sono scaramucce rispetto al dramma di due istituti che senza una trasfusione finanziaria rischiano di saltare.

Ma allora, cosa si aspetta? Si aspetta il nulla, ovvero l’ovvio: che cioè l’Unione europea la pianti di fare la cagadubbi, prenda atto che le regole del “bail-in” sono una follia e lasci fare anche all’Italia quel che tutti gli Stati furbi hanno fatto nel 2009-2010, risolvendo in un colpo i problemi, gravissimi, delle loro banche. In mezzo, la Bce, cui spetterebbe la perizia – capirai – sulla solvibilità delle due banche, che a tutta evidenza non c’è, poiché se ci fosse non ci sarebbe il drammatico bisogno di capitali freschi che invece c’è!

La Vicenza ha perso l’anno scorso 1,9 miliardi, scendendo col patrimonio sotto il minimo Bce; la Veneto ha perso 1,5 miliardi. Senza “ricapitalizzazione precauzionale” pubblica, è chiaro che saltano per aria. Ma con il bail-in la soluzione diventa peggiore del problema, perché si abbatte pari-pari sull’economia del Paese in cui opera la banca. Si deve far presto, però, perché i due istituti stanno perdendo raccolta a bocca di barile: la gente spaventata, se può porta via i soldi. 

“Gli esclusi dall’offerta di transazione – ha detto al Sole 24 Ore il presidente regionale del Movimento a difesa del cittadino, Raimondo Englaro – nella nostra regione sono almeno 20 mila, dei 30 mila soci traditi delle due banche. Il 7 per cento dei risparmiatori ha scelto il ricorso in via giudiziale, mentre solo il 40-45 per cento aveva i requisiti per aderire all’offerta, che riguardava solo le azioni acquistate dopo il 2008”. Sarà una guerra di trincea, ma non c’è nessun nemico oltre il Piave da respingere. Il nemico del buonsenso si trova all’Eba, l’European banking authority, e a Bruxelles. Sgominati dai fatti e dalla logica questi due nemici, sarà ricapitalizzazione precauzionale, e sarà meglio per tutti. È questione di giorni: ma lo è da troppi giorni.

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