IL CASO/ Il sito che semplifica i rapporti tra imprese e Pa

- Pietro Luigi Matta

PIETRO LUIGI MATTA prosegue la sua analisi sulla semplificazione amministrativa, parlandoci di un caso concreto: quello dello Sportello unico attività produttive

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Lapresse

Proseguendo quanto già scritto su queste pagine, un’analisi esaustiva degli istituti di semplificazione amministrativa rinvenibili nella normativa di settore appare dispersiva, oltre che eccessivamente compilativa, e quindi sembra preferibile concentrare l’attenzione sugli interventi di semplificazione procedimentale, sulle attività che concernono lo svolgimento del procedimento, e in particolare di natura istruttoria e decisoria, ma anche degli istituti che tendono a sostituire il procedimento – quali le certificazioni ambientali – e sulle altre forme di semplificazione più incisive quali il silenzio-assenso e quelle che si basano sul modello della dichiarazione d’inizio attività. 

La legge 7 agosto 2015, n. 124 ha certamente riformato svariati aspetti tra cui alcune disposizioni relative all’amministrazione in senso soggettivo e oggettivo del patrimonio culturale, comprensivo dei beni culturali e di quelli paesaggistici. Si tratta dell’art. 2, comma 1, lett. g) e n), in tema di conferenza di servizi, e dell’art. 3 che ha introdotto nella legge 7 agosto 1990, n. 241, l’art. 17-bis (a venire in rilievo è il relativo comma 3), in tema di silenzio-assenso procedimentale. È mutata la disciplina della conferenza di servizi prevista dal richiamato art. 2; in termini non tecnici la Pa è stata oggetto di un restyling di natura non propriamente operativa, ma che si avvale dello schema della delegazione legislativa. 

Con riferimento in particolare al Mibact rilevano le lettere g) e n) del comma 1, secondo cui rispettivamente “la previsione che si consideri comunque acquisito l’assenso delle amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute, del patrimonio storico-artistico e dell’ambiente che, entro l termine dei lavori della conferenza, non si siano espresse nelle forme di legge” e la “definizione, nel rispetto dei princìpi di ragionevolezza, economicità e leale collaborazione, di meccanismi e termini per la valutazione tecnica e per la necessaria composizione degli interessi pubblici nei casi in cui la legge preveda la partecipazione al procedimento delle amministrazioni preposte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-artistico, della salute o della pubblica incolumità, in modo da pervenire in ogni caso alla conclusione del procedimento entro i termini previsti”.

Si riafferma la regola di cui all’art. 14-ter, comma 7, della legge 241/1990, del silenzio assenso di natura endoprocedimentale nel caso di amministrazioni atte alla cura di interessi cosiddetti “sensibili”. Come sottolineato in dottrina e in giurisprudenza in tema di silenzio assenso, la lett. g) richiama l’amministrazione preposta alla tutela del patrimonio storico-artistico, ma non quella che si occupa della tutela del paesaggio, offrendo pertanto una previsione normativa di senso contrario rispetto a quanto previsto oggi dall’art. 14-ter, comma 7. Una novità di rilievo è la possibilità di “chiedere all’amministrazione procedente di assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, purché abbiano partecipato alla conferenza di servizi o si siano espresse nei termini” ( lett. m) del comma 1).

Si tenga presente inoltre che dalla delegificazione dev’essere distinta la deregolamentazione (“deregulation”). Con la prima non si ha una modifica in ordine alla sfera di distribuzione del potere, ciò che, invece, si realizza con la seconda, caratterizzata dalla dismissione (o liberalizzazione) d’alcune attività o settori d’attività, che passano dall’ambito pubblico a quello privato, con conseguente limitazione dell’intervento pubblicistico ai soli poteri di regolazione. 

Il Consiglio di Stato spesso si è espresso a favore di un’individuazione delle norme di legge abrogate da parte del regolamento, nella predisposizione del quale è possibile delineare le norme primarie da delegificare. Al riguardo, sono stati sollevati dubbi circa la compatibilità di tale di tale previsione con il sistema delle fonti normative vigente nel nostro ordinamento. In realtà, la forza delegificata attribuita al regolamento deriva dalla legge delegificante, nella misura in cui la potestà regolamentare è esercitata nell’ambito dell’oggetto della delegificazione. 

L’ampia applicazione dell’istituto derivante dall’applicazione di tale normativa ha avuto il merito di contribuire a una progressiva accelerazione dell’azione amministrativa, non più cristallizzata entro gli inadatti schemi legislativi, difficilmente modificabili in tempi rapidi e, quindi, non in grado di far fronte alle mutevoli esigenze della collettività. 

Quella parte della dottrina fautrice dell’introduzione nel nostro ordinamento di un utilizzo sempre più diffuso dello strumento regolamentare ha salutato con favore questa evoluzione normativa, ma l’ha considerata solo l’inizio di un processo delegificativo che avrebbe dovuto assumere ben più ampie dimensioni. Si è giunti persino a chiedere una modifica del dettato costituzionale in tal senso, volto cioè ad introdurre il principio della cosiddetta riserva di regolamento in relazione all’organizzazione e allo svolgimento dell’attività amministrativa. L’abbandono della riserva di legge era visto come un momento essenziale per una presa di posizione forte del nostro legislatore verso un problema, quello della semplificazione amministrativa, ritenuto sempre più attuale.

E ciò si ricollega anche alla mutata disciplina dello Sportello unico attività produttive (Suap), il quale rappresenta lo strumento esclusivamente telematico voluto dal legislatore per assumere il ruolo di unico interlocutore tra l’Impresa e la Pubblica amministrazione nelle sue varie articolazioni.Il DPR 160/10 lo definisce come: “unico punto di accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti la sua attività produttiva in grado di fornire una risposta unica e tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque coinvolte nel procedimento” (art. 1). Il suddetto DPR 160/10 conferisce ai Comuni la facoltà di: 

Conferire formale delega alla Camera di Commercio territorialmente competente per la gestione del Suap attraverso il portale impresainungiorno.gov.it (cd. Comuni deleganti);

Accreditarsi presso il Mise per la gestione di un proprio Suap autonomo (cd. Comuni accreditati);

Convenzionarsi con la Camera di Commercio territorialmente competente pur mantenendo l’accreditamento iniziale (Comuni convenzionati). Anche in questo caso, il Suap del Comune è gestito attraverso il portale impresainungiorno.gov.it.Gli utenti dei Comuni che non si sono ancora accreditati presso il Mise, né hanno formalmente delegato la Camera di Commercio a gestire il Suap (i cd. Comuni silenti), possono presentare le proprie istanze presso gli sportelli del Comune di riferimento. Impresainungiorno.gov.it è, quindi, il portale di riferimento attraverso il quale il cittadino di un Comune delegante o convenzionato può avviare ogni procedimento relativo all’attività d’impresa. 

I comuni potrebbero avvalersi della professionalità e dei servizi che rendono gli sportelli unici delle Camere di Commercio, che al proprio interno hanno le professionalità e gli strumenti per potere svolgere questo compito. Forte della mission che il legislatore ha conferito rispetto al supporto da fornire agli interessi generali delle imprese, la Camera di Commercio ha realizzato un impianto a tutto tondo in grado di fornire soluzioni utili ai soggetti rappresentati. Al fine di sostenere gli interessi generali delle imprese, e per non incidere sulla finanza locale, in alcuni casi ad esempio la Giunta della Camera di Commercio di Roma ha assunto la decisione di fornire gratuitamente ai Comuni e ai loro utenti il servizio di consultazione e di utilizzo del portale impresainungiorno.gov.it.

Con tale intervento, l’Ente Camerale prosegue nel percorso a sostegno dell’innovazione tecnologica quale strumento prioritario per il miglioramento dell’iniziativa economica privata nella provincia. Con l’attivazione dello Sportello unico delle attività produttive si è costituito l’unico punto di contatto tra i soggetti economici locali e la Pubblica amministrazione. Il sito web di riferimento è www.impresainungiorno.gov.it, la specifica applicazione informatica fornita dal sistema camerale per l’espletamento delle relative procedure. 

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