ALITALIA/ La manager argentina che può risanarla

- Arturo Illia

Aerolineas Argentinas e Alitalia hanno firmato una partnership. ARTURO ILLIA spiega che la compagna argentina potrebbe essere un buon esempio per quella italiana

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Lapresse

Giovedì scorso a Buenos Aires è stato presentato un accordo di collaborazione tra i vettori Aerolineas Argentinas e Alitalia. D’ora in avanti i passeggeri delle due aerolinee potranno avere a disposizione non solo due voli giornalieri, ma anche usufruire dei reciproci network continentali. A dire il vero non si sa per quanto questo potrà valere, perché è chiaro che tutto dipende dal futuro del vettore italiano, ormai giunto a un ennesimo crac. L’occasione, quasi metafisica, è stata però utile per fare un paragone tra due compagnie aeree che fino a un anno fa avevano in comune il solo fatto di perdere 2 milioni di euro al giorno.

Su Alitalia si sa molto, anche se mediaticamente alquanto distorto, mentre di Aerolineas sappiamo poco del suo passato. Vettore glorioso fino agli anni 90, quando il ritorno del peronismo al potere con il neoliberale Carlos Saul Menem fu ricco di privatizzazioni di interi settori gestiti dallo Stato. Tra questi la compagnia aerea, che venne ceduta in modo alquanto rocambolesco alla spagnola Iberia. La quale, trascorsi alcuni anni durante i quali spolpò Aerolineas di tutto il possibile, la cedette alla Sepi, l’Iri spagnola. Le proteste che seguirono a Buenos Aires costrinsero Re Juan Carlos a rivitalizzarla offrendola al gruppo Marsans, una società iberica destinata al turismo, che però ripeté la stessa sinfonia accaduta anni prima, fino ad arrivare al fallimento e alla re-statalizzazione, avvenuta nel 2008 con un decreto che vide tutti i componenti della Camera dei deputati indossare una coccarda nazionale.

Successivamente avvenne una rifondazione che però recuperò solo in parte l’efficienza passata, visto che i Governi kirchneristi la trasformarono in uno dei loro baluardi di corruzione, arrivando a costare allo Stato due milioni di euro al giorno di perdite, cifra che a noi italiani ricorda qualcosa. Il ricambio di Governo avvenuto nel 2015 con la presidenza del leader di Cambiemos Mauricio Macri ha segnato una svolta epocale, visto che, con l’ex manager General Motors Isela Costantini, la compagnia iniziò a ridurre le perdite a meno della metà in un solo anno. Un miracolo, quindi, che però, al contrario di Alitalia, non ha lasciato sul lastrico nessun dipendente: anzi, i contratti sono stati chiusi con aumenti di stipendio. 

Dove Costantini ha operato è innanzitutto nel tagliare le spese gonfiate delle forniture, ottenendo risparmi di circa un 40%, per poi efficientare al massimo non solo la flotta, con l’immissione di aerei nuovissimi, ma ampliando il network e le frequenze, oltre che produrre vari livelli tariffari, in modo da massimizzare i ricavi.

Come si vede tutto il contrario di quanto dal 2006 accade in Alitalia, dove il solo costo del lavoro viene abbassato (già competitivo) fino ad arrivare a essere concorrenziale con le low cost, ma ciò costituisce l’unico risultato positivo nel mare di piani di rilancio sbagliati perché scritti senza conoscere il settore o con il preciso scopo di far crollare la compagnia. I “miracoli” si ottengono anche attraverso una relazione con le proprie maestranze fatta di collaborazione e dialogo, scevra quindi da un aspetto “padronale” che pare avere ormai investito il mondo del lavoro italiano.

Isela Costantini ha dovuto lasciare il suo incarico perché voleva ritardare l’entrata delle low cost sul mercato argentino di un anno e mezzo, tempo da lei ritenuto sufficiente per predisporre una Aerolineas in grado di contrastare un fenomeno che invece in Italia è da anni preponderante. Il ministro dei Trasporti argentino, Dietrich, non lo ha permesso, anche perché tra i vettori che dovrebbero operare c’è Avianca, la compagnia colombiana che ha nella sua succursale argentina interessi collegati con il Presidente Macri.

Pessima notizia per l’Argentina, ma ottima per l’Italia, sempre che d’un tratto voglia scrollarsi di dosso le ingerenze straniere, che tanto male hanno fatto, per iniziare, con un bel po’ di ritardo, quel Sistema Paese di cui la nostra Nazione ha bisogno. Chissà che a qualcuno non venga in mente di chiamare Isela a curare (con molte probabilità di successo) quel malato cronico che è Alitalia.

Dimenticavo: l’equipaggio Aerolineas sosterà a Roma due giorni, nel compimento del volo con una diaria di 90 euro. Quello Alitalia una sola notte a Buenos Aires (impossibile recuperare dopo un volo di 13 ore) e una diaria di 40 euro (che è la stessa in tutto il mondo). 

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