TELECOM ITALIA/ La doppia vittoria per Bolloré e Cattaneo

- Sergio Luciano

Telecom Italia, con la gestione di Flavio Cattaneo, ha presentato conti lusinghieri, mentre Bolloré si tiene saldo in testa a Vivendi e alla società italiana, spiega SERGIO LUCIANO

Cattaneo_Flavio_Lapresse
Flavio Cattaneo (Lapresse)

Questi qui fanno sul serio: chi avesse avuto ancora dei dubbi, se li faccia passare. Il gruppo francese che fa capo a Vincent Bollorè e che controlla Telecom Italia ha vinto sia in Francia che da noi nel giro di 48 ore. A Parigi ha avuto la conferma del controllo ferreo su Vivendi, grazie all’ok dell’Unione europea al voto maggiorato con cui detiene oltre il 29% dei voti in assemblea dei soci. E Vivendi ieri all’assemblea degli azionisti di Telecom Italia ha battuto con la sua lista quella dei fondi con il 49,37% dei voti contro il 49%. Resta invece intricatissimo il nodo del secondo assalto francese a un asset cruciale italiano, Mediaset, bloccato a oggi dalle nostre leggi che impediscono il controllo simultaneo di un’azienda di telecomunicazioni come Telecom e di una televisiva, oltre che dal determinante no opposto dalla Fininvest a quella sostanziale cogestione che i francesi hanno avuto la faccia tosta di proporre.

Ma cosa rileva davvero, a questo punto dello strano match in atto tra Bollorè e l’Italia? Il fatto davvero rilevante è che Telecom si è presentata, alla fine del primo triennio gestionale di Flavio Cattaneo, con dei conti lusinghieri. E con una grinta da “competitor” e non da ex monopolista. Una grinta che somiglia alla faccia perennemente contratta e acida di Cattaneo che però, se non brilla per affabilità né per empatia, ha la buona abitudine di mantenere sempre le promesse che fa ai soci.

È assodato che Telecom è francese: come fatalmente era stato innescato dai lunghi anni di gestione distratta e pasticciata del cosiddetto “nucleo stabile” italiano costituito da Mediobanca all’epoca dell'”esproprio politico” subito dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera per il diktat del governo Prodi. Essendo francese è immunizzata contro le bizzarre “moral suasion” del governo italiano che pure, in quanto ente concedente, avrebbe dei forti argomenti di pressione, se solo sapesse e volesse usarli. E, da operatore privato vero e proprio, la Telecom del pugnace Cattaneo non solo ha contrastato e contrasta l’iniziativa governativa di Open Fiber sulla banda ultralarga, ma sta assumendo un atteggiamento aggressivo su tutti i concorrenti, da Vodafone alla neonata Wind3 e addirittura all’atteso, ma non ancora presente, operatore low-cost Free dell’altro gruppo telefonico privato francese, Iliad.

È la prima volta che sul mercato italiano un ex monopolista pubblico si comporta con l’aggressività e la determinazione di uno sfidante. Altro che pax telefonica. Con quest’atteggiamento, il “market repair”, cioè quel riallineamento verso l’alto dei prezzi minimi cui tutti tendevano all’epoca in cui Wind e 3 trattavano la fusione, non si farà mai più: per l’avvento di Free, ma anche per l’atteggiamento di Cattaneo. E viva la faccia.

Sarà interessante capire come potrà muoversi il mercato italiano, scosso dalle “spinte pelviche” di questa nuova Telecom. E come agirà di conseguenza il governo, se e quando ne riavremo uno nella pienezza dei poteri, nei confronti del quarto gruppo industriale nazionale ormai in mani straniere sorde a qualunque richiamo alla carità di patria.

Resta il piccolo giallo della presidenza francese in Telecom, desiderata da Bollorè per il suo braccio destro Arnaud De Puyfontaine, ceo di Vivendi, e contrastata dagli altri soci. Non c’è da farsi illusioni: o Vivendi s’impone in consiglio, vincendo senza nemmeno combattere visto che ha nominato dieci consiglieri; oppure lascia il bravo Giuseppe Recchi nella sua attuale posizione, contando però sul fatto di poterlo revocare in qualsiasi momento. Recchi non è tenerello, non si fa mettere i piedi in faccia da nessuno, eppure è questo che è accaduto ieri, con il giallo della nomina. Sarebbe un errore, comunque, concentrarsi sul dettaglio della presidenza, il dito, e non guardare alla luna, che è il potere su Telecom. L’azienda è dei francesi, punto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori