IL CASO/ I “furbetti” delle slot che danneggiano giocatori e Stato

- Sergio Luciano

Gli interessi della criminalità e gli imprenditori disonesti stanno creando non pochi problemi agli operatori nel settore dei giochi, che chiedono lo stato di crisi. SERGIO LUCIANO

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Lapresse

Non bastava la criminalità organizzata, che specula sulla voglia di gioco d’azzardo per gestire on-line dei veri e propri casinò clandestini. Ora ci si mettono anche alcuni imprenditori minori del settore su cui la Guardia di Finanza sta indagando sospettandoli di “taroccare” le macchine per guadagnare di più, a discapito degli scommettitori e dell’erario. Mentre nel frattempo i gestori corretti, quelli che si sottopongono senza fiatare a una trafila di controlli preventivi e continuativi degna di miglior causa, sono alle strette col business, compresso proprio dalla pressione concorrenziale scorretta dei clandestini, e hanno dovuto chiedere al ministero lo stato di crisi del settore.

Ma andiamo con ordine. Dunque, la Guardia di finanza, nei giorni scorsi, ha lanciato una campagna di controlli a tappeto sulle attività dei terzi incaricati della raccolta, con particolare riferimento a 18 modelli di scheda gioco delle macchine elettroniche autorizzate. L’operazione, avviata su scala nazionale ma su iniziativa della Procura delle Repubblica di Torino, ha portato al sequestro di numerosi apparecchi identificati in 18 modelli diversi in tutta Italia.

L’indagine si avvale dei dati raccolti a seguito di precedenti controlli sui produttori di schede ed è giustificata da un’ipotesi di reato insolita quanto grave: cioè l’alterazione del sistema informatico di controllo denominato Aams Server (dall’acronimo: Azienda autonoma dei monopoli di Stato) e dalla modifica dei contatori delle schede. L’eventuale crimine è previsto e punito con pene relativamente leggere, da sei mesi a tre anni: ma nessun contraffattore si sottoporrebbe volentieri a esse. Chiaro il movente: intascare un ingiusto profitto con l’apparecchio riducendo la percentuale di retrocessione in vincite, procurando quindi un danno ai giocatori (e quindi anche all’erario). 

Questo filone d’indagini non è che l’ennesima conferma dell’attenzione che la malavita organizzata pone al settore del gioco digitale. Un mese fa, nell’ambito di una delle indagini contro i camorristi “casalesi”, era emerso ad esempio che anche il figlio del famoso boss Sandokan gestiva piattaforme di gioco on-line. Non a caso il Viminale ha disposto una serie di nuove misure preventive contro le infiltrazioni criminali nel settore, aumentando i controlli a sorpresa per scovare slot machine truccate o non registrate, secondo prassi già scoperte dai numerosi blitz della Guardia di finanza. Negli ultimi due anni e mezzo questi controlli sono stati più di 19.000, portando alla verbalizzazione di più di 20.000 soggetti e al sequestro di circa 2.000 apparecchi. 

Tutto questo si traduce in un serio danno competitivo per gli operatori onesti, che non a caso hanno richiesto al governo l’apertura dello stato di crisi del settore. Causa scatenante, l’adozione della cosiddetta “manovra-bis” che ha aumentato la tassazione sugli apparecchi da intrattenimento, definita “insostenibile” dalla Federazione Sistema Gioco Italia di Confindustria. 

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