FINCANTIERI-STX/ Gli accordi da stracciare in Italia (su consiglio francese)

- Paolo Annoni

Italia e Francia prendono tempo sulla vicenda Stx dopo l’incontro tra i ministri di Roma e Parigi. Per PAOLO ANNONI l’atteggiamento d’Oltralpe dovrebbe insegnarci qualcosa

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Carlo Calenda (Lapresse)

L’Italia ieri ha rinunciato alla “controproposta” francese su Stx perché secondo il ministro Padoan “rimangono differenze” anche se “c’è tempo per negoziare”. Noi siamo molti più pessimisti, perché per i francesi il negoziato non è mai esistito; è esistita solo una controproposta non negoziabile dietro una minaccia di nazionalizzazione. Infatti, dopo la minaccia del governo francese di nazionalizzare Stx per riscrivere gli accordi tra governo italiano e francese, ieri è arrivata la “controproposta” del ministro dell’Economia parigino in una lunga intervista al Corriere della Sera. La “controproposta” sarebbe o sarebbe stata che Italia e Francia avessero il 50% della società francese con una non meglio specificata “guida” di Fincantieri.

La controproposta è chiaramente una fregatura e le ragioni sono solo di buon senso. Il governo francese straccia unilateralmente un accordo già firmato e poi senza alcuna vergogna impone all’Italia un ultimatum con un aut-aut: o vi adeguate alla nostra nuova proposta, che noi abbiamo unilateralmente deciso facendo finta che non fosse mai stato firmato alcun contratto, oppure non se ne fa nulla e noi statalizziamo la società. Questo nonostante un totale via libera del governo italiano su decine di dossier strategici alle imprese francesi. A queste condizioni non ci si può fidare di una partnership al 50% con degli accordi che garantirebbero una guida a Fincantieri, perché questi accordi ovviamente non valgono niente.

Se gli accordi non azionari valessero qualcosa Parigi non avrebbe imposto come condizione il 50% dell’azionariato. Verrebbe da dire che gli accordi volano, ma le azioni rimangono. Rimane il fatto di come ci si possa fidare di un partner che si comporta in questo modo mentre aziende francesi controllano senza condivisione Telecom Italia, Edison, Parmalat, banche, ecc. Il governo francese con il suo comportamento ha ottenuto un altro obiettivo primario. Ha detto al mondo che nessuno può andare in Francia senza prima essersi messo d’accordo con il governo e che anche in questo caso si deve scordare il controllo di aziende ritenute strategiche. Ricordiamo, a questo proposito, che anche gli yogurt di Danone sono strategici per i francesi, come hanno appreso gli americani di Pepsi nel 2005. L’Italia secondo questa logica non avrebbe mai dovuto lasciar fare su Parmalat.

Nessuna azienda privata in Francia potrà mai osare fare quello che hanno fatto le aziende francesi in Italia perché nessuno che giochi con soldi propri o capitali privati può pensare di giocare una partita truccata avendo un partner che a sua discrezione straccia e riscrive gli accordi. Abbiamo, tra l’altro, un fortissimo senso di deja-vu; anche Vivendi ha stracciato unilateralmente gli accordi con Mediaset e poi ha messo l’azienda di fronte al fatto compiuto di un rastrellamento azionario. Deve essere una moda nazionale.

Nell’intervista al ministro francese però ci sono altre due dichiarazioni incredibili che meriterebbero titoli di giornali per sei mesi. Sapete come il ministro dell’Economia francese spiega la decisione del suo governo? Il primo è l’occupazione perché “quali garanzie abbiamo che Fincantieri non sposterà le sue attività su altri siti produttivi?”. Questo nonostante rassicurazioni precise di Fincantieri e una governance originaria in cui lo Stato francese avrebbe avuto il 33%. La seconda ragione “riguarda le tecnologie di punta. Oggi non abbiamo sufficienti garanzie sul rischio di trasferimento di queste tecnologie verso la Cina”. Sulla base di queste preoccupazioni rivolte a un “amico” europeo l’Italia non avrebbe mai dovuto lasciare il controllo di Telecom Italia a Vivendi, non avrebbe mai dovuto accettare il trasferimento di Pioneer ad Amundi e così proseguendo sulle decine di dossier visti in Italia in questi ultimi anni.

Ieri il ministro francese ci ha detto che le preoccupazioni sull’occupazione e le tecnologie di punta impediscono al governo francese di fidarsi degli italiani e che, per questo, il governo francese non può accettare un partner europeo con la maggioranza. È in questa luce che bisogna leggere le molte dichiarazioni di politici italiani che persino ieri si auguravano la creazione di campioni europei che a questo punto o sono in malafede, e al limite del tradimento, o sono incredibilmente ingenue. Nemmeno gli Stati Uniti hanno i campioni nazionali figuriamoci l’Europa dove i partner si fanno, letteralmente, la guerra. L’Italia, secondo questa idea folle al limite della malafede, si dovrebbe mettere in partnership con partner nei cui confronti è in palese subalternità politica ed economica in settori da cui dipendono occupazione e leadership tecnologica.

I francesi ovviamente rilanceranno alleanze italo-francesi o europee persino più grandi di Stx magari in Fincantieri o persino in Leonardo Finmeccanica: loro gli accordi li fanno solo quando hanno la certezza di avere il timone e comunque al limite li stracciano. L’Italia invece nemmeno di fronte alle dichiarazioni di questi intenti passa all’azione, ma si limita a proteste che sono solo l’espressione della sua debolezza e dell’incapacità di rispondere in modo adeguato. L’Italia dovrebbe, a sua volta, stracciare qualche accordo perché preoccupata come il ministro francese per l’occupazione e le tecnologie di punta. 

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