DDL CONCORRENZA/ I vantaggi e le imperfezioni della nuova legge

- Giuseppe Pennisi

Dopo un lungo iter parlamentare, il ddl concorrenza è stato approvato. Secondo GIUSEPPE PENNISI la legge, pur essendo positiva, presenta alcune imperfezioni

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Lapresse

Numerosi commentatori hanno parafrasato il titolo di prima pagina de “l’Avanti!” il giorno in cui venne insediato il primo governo di centrosinistra nel lontano 1963. Il titolo originale, a tutta pagina, era “Da oggi ognuno è più libero”. La legge sulla concorrenza 2017, in effetti, semplifica le procedure e aumenta la concorrenza in un vasto numeri di settori: assicurazioni, fondi pensione, comunicazioni, poste, energia, ambiente, banche, avvocati, ingegneri, odontoiatri, farmacie, turismo e trasporti. In gran parte dei casi, le nuove regole comportano maggiore trasparenza e maggiore competitività tra i soggetti coinvolti. Quando i numerosi atti attuativi saranno esecutivi, l’economia italiana sarà più libera e sarà più agevole Doing Business in Italy. Se la legge e la normativa attuativa fossero stati in vigore quando tre anni fa è stata presentata, la ripresa sarebbe stata più facile. Le stime econometriche variano, ma secondo alcuni modelli, la maggior concorrenza potrebbe portare un tasso aggiuntivo di aumento del Pil dello 0,5%-1,5% rispetto a quello considerato “naturale”.

In breve, nel campo delle assicurazioni, la nuova normativa ha l’obiettivo di promuovere la concorrenza attraverso tre direttrici: contrastare le frodi, limitando così i fenomeni di selezione avversa soprattutto nelle aree del Paese a più elevata sinistrosità; ridurre i costi e garantire certezza sull’entità dei risarcimenti, anche per conseguire uniformità sui livelli dei risarcimenti sull’intero territorio nazionale; promuovere la trasparenza e favorire la mobilità della clientela. Nel cercare di raggiungere questi obiettivi, però, ci sono casi in cui viene introdotta una disparità di trattamento tra le parti, a favore delle compagnie: non è questo un limite nuovo e aggiuntivo alla concorrenza?

In materia di fondi pensioni la legge facilita l’anticipo delle prestazioni di previdenza complementare. In materia di comunicazioni, rende più trasparente e più semplice cambiare gestori. In materia di poste e di energia lo scopo specifico è liberalizzare i mercati. In materia di ambiente, si insiste sulla trasparenza delle sovvenzioni, contributi e vantaggi economici ricevuti da associazioni consumatori, Onlus, fondazioni. Molto vasto il capitolo sulle banche diretto a rendere più trasparenti le offerte ai risparmiatori e il contenimento di costi (specialmente di assistenza telefonica). 

Nelle professioni forensi, si eliminano vincoli alla concorrenza tra professionisti e si incoraggia l’innovazione tecnologica. Si prevede anche l’ingresso di soci di capitale negli studi legali e nelle farmacie, nonché per ingegneri e odontoiatri, il turismo e i trasporti locali. Una vera rivoluzione che tuttavia comporta il rischio che l’azienda non venga gestita da professionisti del ramo, con implicazioni che rischiano seriamente di essere negative per la clientela e la società civile.

Ma soprattutto la legge resta imperfetta perché non affronta il problema del settore chiave: le telecomunicazioni, dove Telecom ha il monopolio della rete. Il nodo dell’ultimo miglio paralizza l’Italia: da due settimane nella sola Roma alcune migliaia di utenze non possono utilizzare internet e i loro provider affermano che la causa principale è in guasti nella cabine Telecom. Qui un po’ di concorrenza è necessaria più che un altri campi.

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