RETROSCENA/ Quel patto Renzi-Hollande che non conviene più all’Italia

- Paolo Annoni

In ambienti finanziari si dà per assodato che Renzi e Hollande abbiano stretto un patto anti-tedesco, che ora non conviene però più all’Italia, dice PAOLO ANNONI

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Matteo Renzi e François Hollande (Lapresse)

La vicenda Fincantieri-Stx si è temporaneamente conclusa e verrà riaperta, pare, a settembre quando si tenterà di ricomporre la differenza di vedute tra Italia e Francia. Questa vicenda però è con ogni probabilità solo una tessera di un disegno più ampio e in particolare di un accordo “strategico” tra Francia e Italia in chiave antitedesca “firmato” dall’ex primo ministro italiano Renzi e dall’ex primo ministro francese Hollande. Un accordo tra Francia e Italia su alcuni dossier finanziari-economici sensibili è stato dato per assodato sui mercati finanziari per molti mesi, incluso tutto il 2016, come unica spiegazione di fronte all’evolversi di alcuni dossier. Il sorprendente silenzio del governo italiano di fronte alle operazioni di Vivendi in Telecom Italia e Mediaset si legge insieme all’accordo di Fincantieri su Stx; gli articoli a firma Pinotti e Gentiloni su Le Monde per invocare una “difesa europea” facevano invece subito pensare a una alleanza tra Finmeccanica e Airbus benedetta “dall’alto”.

Ci dovremmo chiedere non solo come mai sia finita così male la trattativa tra Fincantieri e il governo francese su Stx, ma soprattutto come si sia arrivati alla firma dell’accordo originale. La rigidità assoluta del governo francese, nonostante un accordo firmato, suggerisce che in aggiunta al protezionismo francese ci deve essere altro e cioè che Stx sia un dossier davvero sensibile per il governo di Parigi. Si ritorna però sempre allo stesso punto: come mai il governo francese abbia firmato l’accordo iniziale. L’unica risposta anche da lato francese è che ci sia o ci fosse veramente un accordo tra Italia e Francia, in chiave antitedesca, in cui si promuovevano alleanze economiche la cui guida veniva affidata un po’ agli italiani e un po’ ai francesi. I francesi accettavano in casa Fincantieri perché in cambio si prendevano Telecom Italia.

Questo accordo in linea teorica potrebbe anche avere senso, ma ci sono dei vizi originali oltre a una realtà che fa a pugni con la teoria. Intanto l’accordo per la parte italiana veniva siglato da un primo ministro in perenne campagna elettorale che dall’Europa e dagli alleati voleva soprattutto la possibilità di continuare una politica economica pre-elettorale; inevitabilmente una posizione negoziale debole o in cui si cercava di ottenere dividendi diversi. Da un punto di vista meramente economico questa alleanza funzionerebbe se l’accordo fosse equilibrato con società “scambiate” di uguale dimensione e importanza, se tutti lo rispettano e se tutti lo rispetteranno. Questo ultimo punto richiede anche che i due soggetti abbiano un peso politico identico che assicuri che nel tempo gli accordi vengano rispettati. La realtà però è diversa, perché il peso della Francia è superiore a quello dell’Italia e perché la Francia in Europa è uno Stato più uguale dell’Italia in virtù anche di un accordo con la Germania.

Il secondo vizio di questo accordo è che gli interessi “geopolitici” dell’Italia e della Francia sono confliggenti. Francia e Italia sono nemiche sulla Libia e la Francia si muove con l’intento specifico di danneggiare gli interessi economici italiani. In una mail del 2011 mandata a Hillary Clinton, e divenuta pubblica in seguito allo “scandalo wikileaks”, si apprende che l’intervento militare in Libia della Francia aveva come primo obiettivo quello di avere una quota maggiore di produzione di petrolio libico; aggiungiamo noi che il perdente non poteva che essere l’italiana Eni.

Facciamo un altro piccolo scoop nella stessa mail si legge che Gheddafi aveva accumulato 7 miliardi di dollari di oro e argento fisico per poter offrire ai Paesi dell’africa francofona una valuta alternativa al franco. Gheddafi rischiava di minare irrimediabilmente gli interessi della Francia in Africa. Questa sarebbe la ragione della decisione di bombardare la Libia da parte di Sarkozy. Niente a che vedere con ragioni umanitarie. La Francia bombarda la Libia con l’intento preciso di fregare l’Italia prima sul petrolio e poi aprendo i cancelli di un flusso migratorio senza precedenti che viene bloccato a Ventimiglia in sostanziale rottura con Schengen. Questo flusso migratorio avviene con l’esercito francese che osserva senza muovere un dito.

L’accordo tra Francia e Italia a queste condizioni è non solo un suicidio, ma è senza alcun senso. Non si capisce quale convenienza ci sia a una partnership economica, oltre tutto in condizione di evidente subalternità, tra due Paesi che si fanno la guerra. L’Italia ha bisogno di partner, ma quelli europei sono in realtà i peggiori possibili perché l’Europa non esiste, ma esistono solo Paesi europei che ne usano, a seconda della loro forza, le istituzioni, Bce ed euro inclusi, e che non vorranno mai niente di diverso per ovvie ragioni. Se l’Italia vuole un partner bussi a qualsiasi porta tranne a quelle europee. 

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