FATTURAZIONE A 28 GIORNI/ E il nuovo “rischio cartello” nel mondo della telefonia

- Sergio Luciano

L’Agcom ha deciso di mettere fine alla pratica di alcune compagnie telefoniche di fatturare ogni 28 giorni. Ma c’è una nuova insidia per i consumatori, spiega SERGIO LUCIANO

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(LaPresse)

Fatturare ogni 28 giorni significa “inventare” la bellezza di 29 giorni in più all’anno di vendite di scatti telefonici: che equivalevano a circa l’8,6% di rincaro della bolletta come la si poteva calcolare su una normalissima base mensile “solare”. È il magna-magna cui ha appena posto fine appunto l’Agcom, l’autorità per le comunicazioni guidata da Angelo Cardani. Tim, Wind3, Vodafone e Fastweb non potranno più fare le furbette del bollettino. H3G, per la verità, non l’ha mai fatto, fin quando è stata autonoma (lo scorso anno): la fatturazione era mensile, e l’insidia poteva annidarsi in un’altra clausola, meglio gestibile dal cliente, quella delle soglie settimanali, superate le quali si perdevano i vantaggi dell’abbonamento. Ma capitava di rado: comunque, è acqua passata, visto che oggi Wind e 3 sono la stessa cosa.

Ebbene: com’è potuto accadere che così a lungo sia andata avanti questa simpatica consuetudine? Semplice: perché c’è (c’era) un cartello di fatto tra gli operatori a macchie di leopardo. Su alcune tariffe, la concorrenza è stata feroce: soprattutto sulla telefonia mobile. Su altre, e in particolare sulla telefonia fissa, ancora dominata dalla ex-Sip, è stata mansueta. Grazie al cartello di fatto: che significa essere d’accordo nel tutelare l’interesse comune a massimizzare i profitti senza bisogno di formalizzare alcun contratto, che sarebbe stato illecito.

Ci saranno multe, non si sa di quanto. Ci sarà il solito passaggio al Tar, ma cosa lo diciamo a fare: c’è sempre. Ci sarà una querelle giuridica, cui l’Agcom si sta preparando perché non ha l’anello al naso. C’è la protesta dell’associazione degli operatori – Asstel -, secondo cui “è in gioco la libertà d’impresa”. Il fatto è che l’espediente era dissimulato, secondo l’AgCom, nelle comunicazioni commerciali. La realtà era che si fatturava ogni 28 giorni, ma la comunicazione usava l’espressione “mensile”. Vero che nell’anno l’utente si vedeva pervenire non 12, ma 13 bollette. Però, chi le stava a contare?

La vicenda dovrebbe e potrebbe avere uno sviluppo legislativo risolutivo perché a tagliare la testa al toro dei cavilli giuridici basterebbe una leggina del governo di un articolo che stabilisse senza ombra di dubbio che la fatturazione dev’essere mensile, 12 bollette all’anno. Si vedrà. Resta il fatto che la concorrenza vera, nei telefoni, c’è stata a lungo sul mobile e tornerà a esserci, più feroce di prima, quando e se davvero l’operator low-cost francese Iliad sbarcherà sul mercato italiano (lo si attende per la prossima primavera) ottemperando a un impegno preso con l’Antitrust europeo affinché in Italia non restassero solo tre operatori telefonici mobili dotati di rete propria, ma tornasse a esisterne un quarto, ripristinando così il quadro concorrenziale precedente alla fusione Wind-3. Iliad è la Ryanair dei telefoni, e darà filo da torcere.

Ma il punto è che solo adesso sta nascendo, sulla telefonia fissa, una concorrenza di rete vera e proprio, quella sferrata da Open Fiber (Enel e Cassa depositi e prestiti al 50% ciascuno) a Telecom Italia (pardon, Tim) con la costruzione della nuova rete a banda ultralarga in fibra ottica. Sarà questo nuovo attore, mettendo a disposizione di tutti i propri cavi a chiunque vorrà affittarli, a scatenare una nuova fase di concorrenza. Ma attenti: la vigilanza sui prezzi non dovrà retrocedere perché un settore in cui gli operatori sono tre o quattro, e chi guadagna meno sfoggia un margine industriale del 35% sul fatturato, tende naturalmente agli accordi di cartello, in dispregio degli interessi dei consumatori. Antitrust avvisato…

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