TELECOM/ Il vuoto dietro le minacce italiane a Vivendi

A due giorni dal vertice tra Macron e Gentiloni che ha sancito la tregua sulla vicenda Fincantieri-Stx è il momento di fare il punto su Telecom Italia. PAOLO ANNONI

30.09.2017 - Paolo Annoni
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TELECOM. A due giorni dal vertice tra Macron e Gentiloni che ha sancito la tregua sulla vicenda Fincantieri-Stx è il momento di fare il punto su Telecom Italia, l’altra grande battaglia tra Francia e Italia. Pare che il Governo italiano abbia deciso di fare la faccia cattiva e il ministro dello Sviluppo economico Calenda avrebbe addirittura detto che ci siano gli estremi per utilizzare la Golden Power sull’ex monopolista telefonico. Mentre l’esecutivo italiano avrebbe “iniziato le procedure” per multare Vivendi che non ha rispettato gli obblighi di notifica, il cda di Tim ha nominato proprio ieri come nuovo amministratore delegato, Amos Genish, all’unanimità e con il supporto di Vivendi. Per chi se lo fosse perso ricordiamo che da inizio giugno il presidente di Telecom Italia si chiama Arnaud de Puyfontaine, ad di Vivendi.

Qualsiasi cosa abbia detto o fatto il Governo italiano non ha impedito a Vivendi di nominare il presidente e l’amministratore delegato di Telecom Italia; anzi, la nomina del nuovo ceo avviene a due giorni dall’incontro tra Gentiloni e Macron e mentre si intensificano da parte italiana le “minacce”. La multa per la mancata notifica potrebbe essere di circa 300 milioni e comminata alla sola Telecom Italia per un importo di circa l’1,5% del fatturato. Un danno talmente marginale che a malapena si notava nell’andamento del titolo. A pagare la multa sarebbero tutti gli azionisti di Telecom Italia, compreso un buon numero di risparmiatori italiani, mentre Vivendi verrebbe solo indirettamente penalizzata.

La società francese ha prima ottenuto il controllo del principale operatore telecom italiano senza pagare il premio di controllo con una partecipazione del 24% e poi ha ottenuto un cambiamento radicale del management mandando via un amministratore delegato italiano che per il mercato aveva fatto molto bene;  a fronte di questi risultati nella sostanza non è incorsa in nessuna penalizzazione perché il controllo viene esercitato sullo stesso identico oggetto che esisteva un anno fa, senza spin-off della rete, e finora senza un euro di penalizzazione economica, a parte il costo della buona uscita di Cattaneo e, forse, quello di una multa che la riguarda indirettamente.

Non si tratta di difendere l’italianità in quanto tale, si tratta di assicurarsi che un asset così evidentemente strategico sia amministrato e condotto in accordo con gli interessi del sistema Paese; in questo caso oltre al tema della competitività economica italiana e agli investimenti chiave nella rete si intrecciano quelli geopolitici e strategici perché in una fase in cui si parla di fake news, sabotaggi elettorali e guerre dall’altra parte del Mediterraneo un giorno sì e l’altro pure, forse non è il caso di lasciare ogni libertà a società di altri sistemi Paese su un’infrastruttura in cui passa di tutto.

Questi valori non si difendono con dichiarazioni che non hanno alcun risvolto pratico; si difendono come la Francia ha fatto con Stx. Tantissimi fatti e pochissime parole. 

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