SPILLO/ A Cernobbio i francesi zittiscono Gentiloni e si prendono quel che resta dell’Italia

- Nicola Berti

Al Forum di Cernobbio la presenza importante di esponenti dell’establishment francese ha segnalato una precisa “agenda” di Parigi sullo scacchiere italiano. NICOLA BERTI

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Pierre Moscovici (LaPresse)

Il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. Ma anche Bruno Lamaire, ministro dell’Economia in carica nell’amministrazione Macron. E poi Arnaud de Puyfontaine, da poche settimane presidente di Tim per conti di Vivendi, Senza dimenticare Jean Pierre Mustier e Philippe Donnet, i dioscuri calati da poco più di un anno ai vertici dei due gioielli finanziari italiani, UnICredit e Generali. Quanta Francia a Cernobbio quest’anno, anzi: quasi solo Francia.

Non potevano essere certo il valoroso John McCain – sfidante di Obama prima di essere oggi un avversario repubblicano di Donald Trump – o l’ex eminenza grigia della sicurezza saudita Turki Al Faisal, a generare dal Forum Ambrosetti uno spunto reale e diverso dalla semplice raccolta dei virgolettati pre-autunnali del premier Paolo Gentiloni o del ministro dell’economia Piercarlo Padoan, peraltro “già detti” (com’era prevedibile, non ha lasciato quasi traccia il debutto a Cernobbio del candidato premier di M5s, Luigi Di Maio).

“Sono e si muovono come un sistema”, ha sottolinearo in una video-intervista l’ex direttore e oggi editorialista del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli: veterano del Forum e cavaliere della Legion d’onore, incuriosito per primo, de Bortoli, dalla spiccata coloritura francese di Cernobbio 2017; e assai meno intimorito di altri. “La Francia continua ad avere una struttura di ‘poteri forti’ costruita attorno ai suoi P-dg: quasi tutti i capi dei grandi gruppi hanno avuto esperienze importanti nel governo e nell’amministrazione pubblica – ha detto – a Parigi le istituzioni sono forti e lo Stato non è percepito come un’entità ostile”.

Sicuramente tutti i francesi di Cernobbio hanno detto cose che tutti i notiziari si sono sentiti in dovere di riportate. Moscovici – candidato a primo “ministro delle Finanze” d’Europa – ha ribadito che sul debito pubblico l’Italia non può rinviare una prima riflessione operativa. Lemaire ha riparlato di “compromesso” sulla vicenda Fincantieri-Stx, dopo lo stop di Parigi all’acquisizione perfezionata dall’Italia sui cantieri di Saint Nazare. Mustier e Donnet si sono fatti eco a vicenda: la ripresa in Italia è iniziata, ma il paese deve proseguire sul terreno delle riforme. De Puyfontaine ha lasciato parlare il suo predecessore Giuseppe Recchi, rimasto in Tim come vicepresidente. Ma non c’è dubbio che le due posizioni rilasciate a Cernobbio siano esattamente quelle di Vincent Bolloré, patron di Vivendi. Se il controllo francese di Tim richiede la cessione di Sparkle (gestore delle tlc strategiche nel Mediterraneo) non c’è pregiudizio a discuterne con il governo italiano, mentre sull’ipotesi di cessione dell’intera rete a Open Fiber, Recchi ha significativamente rinviato alle cifre. In ogni caso sul dossier composito Vivendi-Tim-Mediaset, il “sistema-Francia” ha un’agenda chiara. Forse più di quanto ce l’abbia la stessa Italia. Cernobbio, se non altro, è servito a chiarire questo.

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