TASSA SULLA PLASTICA/ Orwell aveva previsto tutto

Il commissario Ue responsabile del Bilancio, Guenther Oettinger, ha fatto sapere che avanzerà la proposta per una tassa sulla plastica a livello europeo. RAFFAELE IANNUZZI

12.01.2018 - Raffaele Iannuzzi
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LaPresse

In un formidabile saggio pubblicato sulla rivista Horizon nell’aprile 1946, George Orwell affronta il tema del legame intercorrente tra la politica e la lingua inglese (Politics and the English Language). All’indomani della produzione, a dir poco pletorica, di formule, motti, parole d’ordine politiche e ideologiche, il grande scrittore, figlio della sana logica anglosassone, faceva le pulci a una serie di false correlazioni linguistiche e grammaticali. In sostanza, la lingua della politica costruisce un impianto di nessi logici, una sorta di sintassi logica, che infine eleva a criterio ultimo di lettura della realtà storica. Risultato: se la salvezza è il “bien penser pour bien agir”, già richiamato da Pascal, e ripreso dal nostro Einaudi, col motto “conoscere per deliberare”, qui siamo nei guai. 

L’imputato non è la lingua inglese, né la sua grammatica, ma quel metalinguaggio trasversale, appuntito, prodotto dalla grancassa della politique politicienne: nelle paludi del significato, si agitano i predatori più temibili. Applichiamo questo tesoro di analisi a opera di un genio letterario come Orwell al caso “tassa sulla plastica” prossima ventura. Il marchio di fabbrica di questo nuovo balzello o nuova gabella, che dir si voglia, è quello di Bruxelles. L’ultimo genio della speculazione politico-finanziaria è il commissario responsabile del Bilancio (ma quante sono le cariatidi “commissariali” pagate dai contribuenti europei?…), tal Guenther Oettinger, naturalmente tedesco, il quale produce chicche di “neolingua” politica del seguente tenore:

“La plastica vecchia, i sacchetti di plastica, il materiale di imballaggio vanno in Cina e diventano giocattoli per i nostri bambini. Ma, dal 1 gennaio, la Cina non prende più rifiuti plastici”. Ergo, “nell’interesse dei mari, degli animali, dei pesci e dei mammiferi, nell’interesse dei nostri paesaggi, dobbiamo ridurre la quantità di plastica utilizzata. Ecco perché ci sarà una tassa sulla plastica”. Se il buon vecchio Aristotele avesse incontrato il Nostro, credo che lo avrebbe inserito nelle sue Confutazioni sofistiche. Quando salta la logica, salta la grammatica, e viceversa. Di conseguenza, salta la politica.

Allora, “premessa maggiore” del commissario: La plastica dei rifiuti va in Cina. Tale premessa, nella logica sillogistica, che è il semplice calcolo dei predicati, nella logica contemporanea, collega un “estremo maggiore” a uno detto “medio”, ne segue il seguente sviluppo: La plastica dei rifiuti va in Cina e crea giocattoli per i nostri bambini.

Ora, ovviamente il politically correct si muove sulla lunghezza d’onda di un solido e ideologicamente irrefutabile bias, una propensione a “credere” fideisticamente ciò che premette e assume come vero, ma, a rigor di logica (anche elementare), premessa ed estremo maggiore a essa collegata non sono in alcun modo auto-evidenti: la plastica dei rifiuti va in Cina – premessa maggiore -, bene, intanto: dove? In quale area della Cina, un semicontinente di per sé e con una popolazione che, da sola, costituisce quasi un sesto dell’intera popolazione mondiale. E ancora: ammesso e non concesso che la plastica, tutta la plastica europea, vada a finire in Cina, anche se non sappiamo dove di preciso, qual è il nesso, di grazia, con la costruzione dei giocattoli? Chi è riuscito a dimostrare la connessione logica stringente e inconfutabile secondo la quale, data la plastica trasferita in Cina, i produttori di giocattoli diventano miliardari producendo tonnellate di giocattoli con questa materia? Non vi è traccia di questa decisiva realtà, da verificare, visto che conduce dritta – secondo il bias di cui sopra – alla “tassa sulla plastica”, che chiude il ciclo delle pseudo verità e fallacie logiche made in Bruxelles. Saggiamo anche quest’ultima “perla”.

Nel modello logico elementare (ma non banale) del sillogismo, abbiamo, a questo punto, una “premessa minore”, che collega un termine detto “estremo minore”, ne vien fuori un risultato del seguente tenore: Nell’interesse dell’universo mondo, dobbiamo ridurre la quantità di plastica utilizzata. Ecco perché ci sarà una tassa sulla plastica. Quest’ultimo è l’estremo minore, che, per giocare linguisticamente sui termini, di rigoroso ha soltanto l’estremismo. E anche il tono minore, tipico del blocco di potere burocratico.

Ridurre la plastica=tassa sulla plastica è un salto logico, che può essere colmato soltanto dall’intenzionalità specifica di un furore ideologico che parafrasa Hegel: se i fatti non si accordano con la mia filosofia, tanto peggio per i fatti. Neolingua di Bruxelles: se la logica non si accorda con la mia ideologia, tanto peggio per la logica. Amen to that. E il capitolo è chiuso. Un salto logico non innocente e certamente non innocuo. La realtà non è mai innocente, neanche quando conferma tutto quel che pensi, figuriamoci in un caso come questo. 

L’imperativo categorico che imprimerebbe al corso del “dobbiamo mettere la tassa sulla plastica” il carattere di irrefutabile necessità è frutto di un salto logico e di un pre-giudizio fondato su assunti indimostrabili e indimostrati: la tassazione come capestro e punizione (per cosa, poi, vista l’indimostrabilità di cui sopra) è il peggior rimedio possibile (un buon contributo per afferrare il punto è questo, da fonte “leftist”, tra parentesi). Non solo non serve a nulla, ma peggiora le cose, distrugge la filosofia del sistema fiscale moderno e rende l’Ue pari ai reggenti degli stati assoluti della modernità passata che usavano le tasse e le imposte come sistema compensativo dell’indebitamento statale e, insieme, come brutale esercizio della bio-politica del comando.

Ciò conferma la mia tesi di sempre: l’Ue è l’ultimo apparato ideologico di Stato (di fatto, a guida Reich tedesco) di acclarata natura totalitaria. La battaglia contro l’Ue non riguarda l’economia, la finanza o la burocrazia, questi sono gli esiti della malattia in questione. La battaglia e la fiera e intellettualmente documentata opposizione all’Ue riguarda la libertà, nella sua nuda espressione di realtà naturale, dunque in gioco ci sono i diritti naturali, come Benedetto XVI ha più volte ribadito con la solita geniale acutezza. Quando un assetto di potere stravolge la logica e la lingua, nel significato sopra tematizzato, si materializza nuovamente il fantasma leviatanico troppe volte visto all’opera nel ‘900, secolo tutt’altro che breve: il totalitarismo.

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