TASSE E POLITICA/ Tre “stopper” per l’assist di Bill Emmott alla flat tax (e al Cavaliere)

- Sergio Luciano

Bill Emmott si schiera a favore della flat tax che propone il centrodestra. Tuttavia ci sono tre ostacoli insormontabili per questa possibile innovazione fiscale. SERGIO LUCIANO

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Una quinta colonna per il Cavaliere, o “l’ex-Cav” come lo chiama Il Fatto, per rimarcare ogni volta che è stato estromesso dall’Associazione dei Cavalieri del Lavoro, essendo stato condannato in giudicato: una quinta colonna, un aiuto insperato, da parte di un feroce detrattore di un tempo, Bill Emmot, già direttore dell’Economist, cui si deve la mitica copertina che ritraeva un Berlusconi mafiologico su sfondo nero con la frase insuperabile e inqualificabile: “Unfit to lead Italy”, inadatto a guidare l’Italia.

Ebbene, questa specie di bestia nera del Padrone del Biscione per la seconda volta in un mese gli lancia un assist che nemmeno Messi. La prima volta, quando disse che Berlusconi poteva essere un argine contro il dilagare preoccupante e pericoloso dei Cinquestelle. E fin qui: siamo all’eterno “votare qualcuno turandosi il naso”, di Montanelliana memoria. Ieri, però, Emmott l’ha fatta grossa, si è cioè espresso chiaramente a favore dell’unico punto fermo, e minimamente innovativo sotto la coltre delle solite promesse che fan tutti: l’introduzione della flat-tax.

Leggiamo, dalla Stampa, le frasi-clou di Emmot: “Penso da anni che l’idea di un’imposta sul reddito semplificata con una sola aliquota pagata da chiunque guadagni oltre un determinato importo, nota come imposta forfettaria, si addica molto all’Italia. La battaglia infinita del Paese contro l’evasione fiscale e l’enorme economia illegale rendono una soluzione del genere piuttosto naturale. L’incentivo all’evasione fiscale dev’essere ridotto. La finzione della tassazione progressiva in un contesto ad alto tasso di evasione deve finire. L’attuale situazione, in cui un onere fiscale iniquo ricade sui poveretti che non sono in grado di evadere le tasse – il che significa milioni di semplici impiegati e salariati – è ingiusta e improduttiva”. 

Fermi tutti e proviamo a tradurre: “Penso da anni che un imposta da trogloditi si addica a un Paese troglodita. La finta battaglia di questo Paese troglodita contro tutti i cittadini, perché tutti i cittadini evadono, deve naturalmente finire. Evadere non deve più essere un grande vantaggio. Cosa vai a fare tassazione progressiva in un posto dove i cittadini mentono pure sull’aria che respirano. Gli italiani non sono degni di avere un fisco serio”.

Quindi bando alle chiacchiere: Emmott apprezza il progetto di flat-tax berlusconiano e leghista perché lo considera adatto a un Paese di trogloditi. E vabbè, sarà un Paese civile la Gran Bretagna, senza bidet. E andiamo avanti, per non scadere nel pecoreccio.

In realtà è verissimo che la flat-tax ha avuto un buon successo in tutti quei Paesi, come gli ex regimi paracomunisti dell’Est Europa, in cui la spontanea e civica adesione alle richieste del fisco era bassa o bassissima. Visto che in questi Paesi al cittadino medio di pagare le tasse correttamente non gli passa nemmeno per la testa; visto che mettergli alle calcagna gli agenti delle tasse è improduttivo perché se la tassazione è alta ci sono i margini perché l’evasione continui, previa divisione del vantaggio iniquo tra l’evasore e l’accertatore, che si fa pagare per chiudere un occhio e pure due; visto che insomma è meglio mettersi d’accordo con gli evasori e chiedergli “pochi, maledetti e subito” denari, l’hanno fatto e si sono trovati bene.

Ma ci sono tre però: il primo si chiama Bruxelles, o Francoforte per capirci; il secondo si chiama Stato smidollato; il terzo si chiama burocrazia. E spieghiamoci. Con tutto il rispetto per Berlusconi, promettere la flat.tax appare come la solita bufala elettoralistica. Perché? Perché qualunque stima di gettito sarebbe, per il primo anno, inaffidabile agli occhi della Commissione europea che ormai ha – lo sappiamo bene – il potere di veto su un Paese come l’Italia, oppresso dal debito pubblico e quindi obbligato a tenere d’occhio gli spread per sincerarsi che le proprie emissioni di titoli di Stato vengano piazzate agli investitori. Quindi, di fronte alla proposta di una flat-tax, l’Europa (Bruxelles, ma anche la Bce di Francoforte) ci chiederebbe: “E che gettito contate di portare a casa?”. E nessuna rassicurazione basterebbe.

C’è poi la totale mancanza di deterrente che connota l’Italia. Spieghiamoci. Cosa c’è di meglio, per un evasore, di una flat-tax al 23% o al 25%? C’è di meglio l’idea di pagare zero tasse. E come si fa? Semplice! Evadendo anche la flat-tax. E come hanno fatto a impedire queste ulteriori furbate, nei Paesi dell’Est che l’hanno adottata? Risposta semplice: a botte. Cioè hanno randellato di santa ragione i contribuenti che nonostante la flat-tax continuavano a evadere.

C’è poi una terza e insormontabile ragione che vanificherà sul nascere qualunque tentativo di introdurre in Italia la flat-tax. La ragione sta tutta in una domanda: “Cosa gli facciamo fare, dopo aver introdotto la flat-tax, a tutte le categorie professionali che resterebbero senza lavoro? Ai commercialisti? Agli accertartori fiscali? Ai finanzieri (quelli gialli e oro). Ammesso e non concesso che Bruxelles e Francoforte dicessero sì, le categorie della consulenza fiscale si ribellerebbero con mille argomenti interessanti, ma incapaci di reggere a qualsiasi cronaca fiscale.

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