CAOS MIGRANTI/ La furbata di Malta che non conviene imitare

- Mauro Artibani

Malta sceglie di dare la cittadinanza in cambio di investimenti nell’economia locale. Una scelta azzeccata o una politica miope sui migranti? MAURO ARTIBANI

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LaPresse

Là in mezzo al mar ci sta il migrant che naviga. Già, ma dove vuole approdare? O bella, se paghi un milione di euro a Malta, altrimenti devi trovare altri approdi. Giusto appunto Malta: Pil 10,95 miliardi di dollari, abitanti 436.947; Pil pro capite 25.058,17 dollari. Variazione annua della crescita 5,0%. La disoccupazione al 4,2%. Fecondità 1,37. Sì, proprio questa Malta dove, con l’approvazione dell’Ue, risulta attivo il progetto “Cittadinanza in cambio d’investimenti”.

Già, il programma prevede che chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650.000 euro a un fondo di sviluppo nazionale, appositamente istituito; a questa somma si aggiungono altri 150.000 euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi e il possesso d’immobili sull’isola per un valore di almeno altri 350.000 euro. Se si vuole poi far estendere il passaporto ai parenti, il tariffario prevede 25.000 euro per i figli minorenni e il consorte, 50.000 euro invece per figli maggiorenni e i genitori.

Come riportano Forbes e l’agenzia Rbc, sono soprattutto i businessmen russi ad aver usufruito di questo progetto [1]. Tra loro troviamo infatti Boris Mints, proprietario della società d’investimenti 01 Properties, e Alexander Nesis, ovvero il comproprietario della Ict Holding Ltd, società d’investimenti specializzata in finanza ed estrazione di metalli preziosi. È diventato un nuovo cittadino maltese pure Alexander Mechetin, comproprietario di Beluga Group, produttore di vodka.

Affari, sì affari, per chi viaggia molto per lavoro, avere un passaporto europeo permette di muoversi senza visto.

Visto? Sì, il valore “Schengen” fa il prezzo, altro che gli investimenti! Già, difficile che ‘sti tizi se ne stiano, isolati sull’isola, ad abbronzarsi al sole. Quando poi, che piaccia o meno, la crescita economica si fa con la spesa – non con la produzione, né con il lavoro – a Malta, pur potendo, non ne faranno molta. Ok, d’accordo, neanche loro migranti economici, piuttosto business, con in tasca un pass per poter fare affari in Ue con chicchessia. Beh, ai cavalieri senza macchia potrebbe convenir rifare i conti per magari, chessò…., tentare di prendere tre piccioni con una fava.

Giusto appunto proprio i migranti economici, quelli che non si vogliono: gli afflitti dal bisogno, prodighi nel dover fare la spesa di tutto; tutta gente giovane, vigorosa che accolta potrebbe ridurre il costo medio della spesa sanitaria e che con il prelievo fiscale, diretto e indiretto, potrebbe rifocillare quella spesa previdenziale di un popolo già troppo anziano.

Ingenuo? Forse ma, per l’amordiddio, non mi si dica d’etica; piuttosto, Malta nel 2018 dovrà essere la capitale europea della cultura: altro che island borderline!

[1] Dal sito del governo di La Valletta si scorge come siano molti i tizi che hanno pagato oltre un milione di euro per ottenere il passaporto di Malta; solo i russi arrivano a 730 businessmen, diventati nuovi cittadini maltesi.

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