FLAT TAX/ Le “toppate fiscali” di Padoan e Gutgeld

- Fabio Accinelli

La flat tax è entrata nella campagna elettorale ed è stata criticata dal ministro Padoan e dal commissario Gutgeld. I due, secondo FABIO ACCINELLI, si sbagliano

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Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Quello che dispiace di più è il fatto che, in Italia, ogni possibile cambiamento crei ilarità anche in persone che potrebbero di fatto evitarla. È il caso del Ministro Padoan il quale, ha “timbrato” con una superficialità stupefacente  la flat tax come “la bacchetta magica o la fatina blu”. Non è possibile! Ora spiego il perché. Premesso in breve che per flat tax si intende  un sistema fiscale proporzionale e non progressivo, il quale punta a diminuire le aliquote Irpef indirizzandole a un solo valore e dove il carattere di progressività è garantito dalle detrazioni fiscali concesse per i redditi più bassi e non applicabili per quelli più elevati. Si attua così di fatto un criterio di equità fiscale che si evidenzia tramite un’aliquota bassa ma unica per tutti. Questo sarebbe il mezzo giuridico-economico più auspicabile per contrastare l’evasione fiscale e aumentare così il gettito economico per lo Stato.

Creata dell’economista statunitense Milton Friedman nel 1956, la flat tax contiene in sé il principio di progressività subito recepito, fin dall’inizio, nelle costituzioni di tutti i paesi democratici occidentali, principio poi sottoposto a successive modifiche e revisioni. È storia che durante la presidenza di George W. Bush alcuni economisti proposero, dopo l’approvazione del taglio delle tasse proposto dal presidente, di sostituire il sistema fiscale vigente in quell’epoca con una flat tax al 17,5%. Successivamente, nella seconda metà degli anni 2000, la flat tax si è radicata in vari paesi del mondo soprattutto negli stati dell’est Europa; anche negli Stati Uniti d’America, dove si è più volte cercato il supporto popolare per l’adozione di tale sistema.

In Italia l’art. 53 della Costituzione prevede che il sistema tributario poggi su  criteri di progressività della tassazione sulla base della capacità contributiva del cittadino. Personalmente ritengo che una flat tax al 15-17,5%  sia il passaggio virtuale per definire una tassazione unica sui redditi, capace di fornire finalmente benefici concreti sia nei confronti dei privati cittadini che per le imprese. Troverebbe la sua migliore attuazione in un Paese, come il nostro, dove vi è un altissimo tasso di evasione, proprio perché con un’aliquota alla portata di tutti si andrebbe a incentivare l’aspetto psicologico e quindi anche economico del contribuente per il recupero dell’evasione con un approccio diverso con il fisco. Il singolo contribuente si troverebbe di fronte a una “tax compliance”, ovvero invece che dover combattere in un sistema fiscale incomprensibile si troverebbe a dover corrispondere un’aliquota giusta in proporzione ai propri redditi indirizzandolo così verso una fedeltà fiscale.

Di parere contrario è il Commissario del Governo alla spending review, il quale ne contesta l’efficacia ipotizzando una stangata per il ceto medio; dichiarazione  che respingo perché il risparmio sarebbe generalizzato a tutti i livelli di reddito, sia persone fisiche che  persone giuridiche. D’altro canto è lo stesso Gugteld che, per la teoria della “non ammissione a tutti i costi” dichiara: “circa l’evasione fiscale la flat tax non farebbe emergere molto perché il grosso dell’evasione arriva dall’Iva”. Anche in questo caso l’Italia si dimostra un Paese alquanto strano, “un paese senza memoria e senza verità,  perché allorché un avversario politico trovi e/o cerchi di trovare una soluzione valida a un problema, anziché sostenerlo e affiancarlo nell’attuazione del progetto, si cerca con  mezzucci e mezze parole di boicottarlo, pur di non dire, per una volta, un onesto “potresti avere anche ragione… parliamone”.  

In ultimo, ma non per importanza, la  flat  tax non è incostituzionale, applicando alla stessa una progressività dell’imposta tramite una deduzione fissa su base familiare. Nell’attuazione pratica a ogni nucleo familiare sarebbe concessa una diminuzione fissa per componente di 3.000 euro, sulla somma restante si pagherebbe il 15-17,5% di tasse. Rendiamoci conto che tutto verrebbe riportato a questo schema: ricavi-costi=utile. Su questo utile, ove esistente, si applica la flat tax.

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