BANCHE E POLITICA/ L’ultimo disastro della Commissione d’inchiesta parlamentare

- Sergio Luciano

La Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche ha concluso ieri i suoi lavori votando il testo della relazione finale. Il commento di SERGIO LUCIANO

Roberta Lubich
Pier Ferdinando Casini (Lapresse)

Domanda: se Buffon sbaglia una parata possibile, è giusto licenziarlo e, ancor più, decidere che il portiere è un giocatore inutile, e giocare con la porta vuota?Ovviamente no. Sapere che a volte l’antibiotico non basta a guarire da un’infezione, può correttamente indurre a non assumere più antibiotici? Ovviamente no. Riscontrare come la vigilanza della Banca d’Italia non sia stata in grado, per tardiva o mancata consapevolezza della gravità dei problemi, di prevenire le crisi bancarie che hanno condotto alla risoluzione delle quattro banche del gruppo Etruria, al commissariamento delle due popolari venete e alla nazionalizzazione del Montepaschi, autorizza a dire che la Vigilanza ha fallito? Sì. E con ciò? Aboliamo la vigilanza? Ovviamente no.

È questa la sintesi che conferma un assunto di qualche mese fa, che cioè il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche non avrebbe condotto ad alcun risultato apprezzabile se non al riscontro ovvio dei “bachi” e dei “buchi” del sistema della governance e della Vigilanza, appunto, senza però né illustrarne le cause né tantomeno ipotizzare i rimedi, salvo – come vedremo – qualche correttivo che però nessuno adotterà… 

Si conferma quindi l’inutilità della Commissione – che in non pochi avevano ipotizzato sin dal principio -, inutilità confermata anche nel suo momento mediaticamente più forte, quello in cui è emersa con plastica evidenza la matrice personalistica, elettoralistica e in definitiva moralmente indegna della sollecitudine con cui Maria Elena Boschi, e per essa Matteo Renzi, seguivano passo passo l’evolversi della crisi di Banca Etruria. 

Lungi dall’esser mossi dall’intenzione di tutelare gli interessi dei risparmiatori e del Paese, i due volevano difendere “l’aretinità” dell’istituto dal rischio che venisse inquinata dal denaro dei concorrenti orafi di Vicenza, attraverso la locale banca popolare. Quest’intenzione non è un reato, e lo squallore intellettuale e la pochezza istituzionale che rivela non è purtroppo un dato di unanime riprovazione, come non lo è stato – per restare sui due personaggi – l’indecente candidatura in Alto Adige della “delfina”, con la “riprotezione” in altri collegi. E quando manca una morale forte nel sentire comune, tutto è inutile, persino l’unica briciola di verità interessante che i lavori della commissione ci hanno regalato.

E dunque? Dunque, l’unica verità su cui la commissione è stata unanime – la critica alla vigilanza – lascia una ferita in più nel rapporto istituzionale tra il Parlamento e la Banca d’Italia e non spiega nulla. Nulla di utile a scongiurare il ripetersi di problemi analoghi. Nulla di utile a rivelare, ad esempio, reati o doli o colpe gravi. Va intanto annotato come l’incapacità della commissione di concludere i propri lavori con un documento unitario non fa notizia nel pieno del disastro della produzione delle liste elettorali, ma in tempi (o in un contesto) diversi avrebbe dovuto far notizia eccome.

Tornando alle unanime critiche alla Vigilanza, “Nello scenario che ha caratterizzato l’ultimo decennio, l’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace”, recita la relazione di maggioranza illustrata dal vice presidente Mauro Maria Marino: “La Commissione è giunta a ritenere che in tutti i 7 casi di crisi bancarie oggetto di indagine le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia, ndr) che sui mercati finanziari (Consob, ndr) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio (…) La disamina e l’approfondimento di alcuni eventi che hanno contraddistinto l’azione della vigilanza – nella specie di Banca d’Italia e Consob – ha fatto emergere, nell’ambito dell’inchiesta, oggettive debolezze nella collaborazione e nello scambio reciproco di informazioni rilevanti tra i due organismi”.

Ecco: se vogliamo è questo un tema costruttivo. Se Banca d’Italia e Consob hanno collaborato male, si deve rimediare. Ma questo è il bello: il rimedio lo deve trovare il Parlamento, che ha approvato leggi incapaci a dettare uno standard di collaborazione istituzionale tra vigilanze. Quindi il Parlamento critica se stesso! Lo fa suggerendo “di allargare a Banca d’Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf e quindi, tra l’altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni” . Nonché la necessità di “garantire costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le Autorità di vigilanza nazionali, visto che la collaborazione tra Bankitalia e Consob è stata carente e pertanto è necessario rafforzarla”.

Ecco: questa è una buona idea, unico spunto forte fruttifero in futuro. Ma anche qui, si coglie di nuovo il vizio d’origine della commissione, e cioè il fatto che i suoi lavori si siano svolti in un clima pre-elettorale che he ha inquinato il tenore, e si concludano ora a ridosso di un voto che cambierà il Parlamento insediandone uno nuovo, esente da qualunque obbligo di dar seguito anche solo a questo unico modesto spunto apprezzabile del lavoro dei commissari…

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