LA STORIA/ La banca gli svende la casa per 11.000 euro di debito

- Sergio Luciano

A Parona, in provincia di Pavia, il 74enne Antonio Marocco si vedrà svendere la casa a circa 26.000 euro per un debito con la banca di 11.000 euro. SERGIO LUCIANO

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Immagine di repertorio

Venghino, venghino signori: chi avesse interesse a comprare per 26.429 euro una casa che ne vale 320 mila, dalle mani dello Stato – tutto legale, anche se è un furto schifoso – si affretti! Appuntamento al prossimo 18 gennaio, al Tribunale di Pavia, dove andrà all’asta per l’ottava volta l’appartamento dove vive Antonio Marocco, 74 anni, residente a Parona con moglie e figlia. Moroso. Di 11 mila euro. Anziché lasciarlo in pace lì, a sistemare il suo debito in qualche anno, la banca per rivalersi di 11 mila euro svende a 26 mila euro un immobile che ne vale 320 mila. Che schifo, veramente.

E non è un caso limite, non è un assurdo: è la regola. La regola di un sistema de-men-zia-le, un sistema che sta determinando una nuova piaga sociale, mietendo vittime innocenti, guastando ancor più i conti già guasti delle banche creditrici e facendo arricchire solo, se va bene, qualche fortunato scommettitore e se va male pochi speculatori spregiudicati. Un sistema nato e cresciuto sull’inefficienza dell’industria bancaria nel suo insieme, su un groviglio di norme inapplicabili e sulla paranoia di molte – troppe – procedure giudiziarie. Ma andiamo con ordine, e torniamo ad Antonio Marocco.

Dunque, il signor Marocco sta per diventare l’ennesima vittima di un meccanismo burocratico che – sempre più spesso – arriva a stritolare i debitori. La sua storia è di vecchia data, inizia nel 1994. Marocco, insieme alla moglie, contrae un mutuo ipotecario da 200 milioni di lire, per sistemare una palazzina su due piani, in via IV Novembre, a Parona, nella quale si trasferira` con la famiglia. Ottiene il mutuo, inizia e completa i lavori, paga regolarmente le rate del suo mutuo. Fin quando…

Fin quando, purtroppo, per una serie di disavventure, la sua attivita` imprenditoriale entra in crisi e viene dichiarato fallito. E qui inizia il calvario. Il 10 settembre 2009, Marocco è debitore di appena 11mila euro residui; l’11% del mutuo! Ma non ha il becco d’un quattrino, non può pagare. Gli dovrebbero dare tempo, comprensione: ha sempre pagato, è una brava persona, col tempo si sistemerà. Macché. La banca, si sa, non ha né cuore né testa. Non capisce che è il caso di lasciarlo in pace per un po’ dandogli modo di rimpannucciarsi e ripartire, e non lo capisce perché non ha testa. E non ha nemmeno cuore, perché non si chiede se dietro quel fallimento c’è della furbizia, del dolo, o semplicemente l’impossibilità di andare avanti, un dramma umano.

Ma tant’è: le regole, anche le più stupide, sono regole. E implacabili, scattano. Al 31 agosto del 2010, appena 11 mesi dopo, quegli 11 mila euro sono già diventati ben 49.304 euro. Ma c’è di più, e di peggio. La banca mutuante aveva nel frattempo deciso di cedere quella sofferenza – oggi si direbbe “Npl”, non performing loan, credito che non produce reddito – a un altro istituto di credito. Che dunque aveva già una posizione eticamente malata, nei confronti della faccenda: aveva cioè volontariamente rilevato la patata bollente. E perché mai, se non per specularci?

Ma il sistema è talmente putrefatto – ancora: sia sul piano morale che sul piano professionale – che quella pratica incagliata, passa dalla seconda alla terza banca, dalla terza alla quarta e alla quinta. E a ogni passaggio – e a ogni mese di ritardo del pagamento, divenuto ormai esorbitante e definitivamente al di là delle possibilità comunque virtuali del debitore – il valore del teorico rimborso è cresciuto.

L’ultima banca – volutamente i nomi non li diamo, ma saranno ufficiali il 18 gennaio – si rivolge al giudice per rivalersi sulla casa del 74enne. Il valore teorico di mercato viene stimato dal perito scelto dal tribunale in ben 320mila euro, che si riducono a 264mila euro per una serie di detrazioni. Paradosso nel paradosso: il prezzo base per l’asta sarà di 35.239 euro, ma il bando prevede che “saranno comunque ritenute valide al fine di partecipare alla gara offerte non inferiori a 26.492 euro”.

Uno schifo, un assurdo. Qualcuno porterà via la proprietà di quella casa pagando appena il doppio del debito residuo, e comunque meno del valore che quel debito aveva otto anni fa. Ma che sistema è, che calcoli sono? “L’asta per cui a 26.000 euro verrà venduto un immobile valutato 320.000 euro dal perito del Tribunale”, spiega Giovanni Pastore, dell’associazione anti-usura “Favor debitoris” che sta assistendo Marocco, “vedrà la presenza di una decina di speculatori che, magari, nelle feste di Natale hanno fatto una piccola donazione ad una Onlus o sono andati a Messa, e considerano giusto, visto che è legale, lucrare sul disastro incolpevole di una famiglia”. Ecco i calcoli dell’assurdo, i calcoli della cattiveria sterile.

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