MANOVRA & MERCATI/ La vera causa della danza dello spread

- Paolo Annoni

Lo scontro tra Ue e Italia sulla manovra prosegue e le conseguenze si vedono anche sui mercati. Lo spread si muove, ma non per ragioni economiche. PAOLO ANNONI

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(LaPresse)

Mentre lo scontro tra Unione europea e Italia si inasprisce, continua la “volatilità” sui titoli di stato italiani. La chiusura positiva di ieri potrebbe significare qualsiasi cosa e potrebbe semplicemente essere una mera presa di profitto. Rimane il fatto che la sproporzione tra lo 0,8% di deficit in più, la deviazione di limiti concordati in sede europea, e il crollo dei Btp non sia spiegabile con valutazione economiche. Non è la direzione che ha preso il prezzo dei Btp a segnalare che la questione non sia economica, ma la dimensione della correzione.

Proviamo ad affrontare la questione in questo modo: diciamo pure che la finanziaria del Governo sia sbagliata e che a nessuno può piacere una manovra che in un Paese che sostanzialmente non è mai uscito dalla recessione punta tutto sulla spesa corrente, non solo senza investimenti ma nemmeno senza un taglio delle tasse alle imprese. La questione è: l’Italia si può permettere questo spreco? La risposta è sì perché il saldo primario rimane ampiamente positivo (e quindi c’è ampio margine per pagare il costo del debito), perché ci sono i risparmi e perché nulla vieta che si possa tornare indietro. Il reddito di cittadinanza vale circa 100/150 euro per italiano all’anno inclusi chi lo percepirà e i miliardari (in euro). Stiamo parlando di circa 10 euro al mese per italiano. È tanto? Possiamo permettercelo? Sì. Detto questo persino chi scrive capisce che non è questo che migliora la competitività del Paese o aiuta a risolvere il problema della crescita.

Ciò che fa esplodere la Borsa è la palese provocazione all’Europa, una manovra fatta di spesa corrente, condoni e senza alcuna “spending review”, da un Paese che viene da dieci anni di recessione e senza una strategia chiara. Portando il deficit al 2,4% o disobbedendo all’Europa l’Italia cosa vuole fare? Perché per come l’Italia ha posto il problema, con una manovra che non offre neanche mezzo appiglio, la questione non è chiara. Il crollo dei Btp e i tassi esplosi non sono spiegabili con valutazioni strettamente economiche. Il cuore della questione è la “ribellione” dell’Italia all’Europa e al modello economico che è stato messo nei trattati Ue. Un modello perfetto per una parte dell’Europa, ma insostenibile per un’altra, e cioè il Sud dell’Europa, che mostra tutti i suoi limiti nelle fasi di rallentamento globale e che lavora per spostare ricchezza e investimenti dalla periferia al centro. Questo è metà del problema. L’altra metà del problema è che “l’Europa” è senza democrazia ed è in realtà un equilibrio di potere consolidato in cui comandano i nostri principali concorrenti e cioè Francia e Germania.

Qualsiasi atto di “ribellione”, giusto o sbagliato che sia, opportuno o inopportuno che sia, lascia l’Italia in balia della speculazione. Non perché i mercati improvvisamente decidono che il debito che fino a un secondo prima era sostenibile il secondo dopo non lo è più, ma perché i mercati sanno che l’Italia non ha alcun strumento di difesa. Infatti, la sovranità sostanziale, nel caso italiano, è quasi completamente appaltata a istituzioni europee che non rispondono a un “Parlamento europeo”. O l’Europa decide di fare spazio all’Italia, decide di rendere più flessibile il modello dell’austerity oppure decide di dare un po’ più di spazio al terzo incomodo italiano, con una volontaria concessione di chi oggi detiene il potere, oppure l’Italia è destinata a vedersela da sola con la “speculazione”.

In questo secondo caso ci sono sempre i soliti due scenari: l’Italia decide di completare la parte nel processo di integrazione europea che le è stata assegnata finora, la colonia, oppure porta all’estremo la minaccia rompendo con le istituzioni europee e uscendo dall’euro. Questo ultimo scenario si materializza e si sviluppa con i crolli di borsa di questi giorni con lo “spread” fuori controllo e infine con una parte d’Europa che preferisce tagliare il cordone.

La domanda è: questo Governo ha una strategia per superare la tempesta finanziaria che uno scontro portato a questi livelli contro l’Europa può determinare? Andare al massacro in questo modo a chi serve? Le rivendicazioni italiane, giuste, la battaglia per ritagliarsi uno spazio migliore in Europa, sacrosanta, si incrocia con tensioni geopolitiche che passano anche sull’Europa. Il mix tra giuste rivendicazioni italiane, soprattutto dopo il 2011, e lo scomodo blocco continentale dell’Europa aprono esiti inesplorati.

La situazione è già complicata oggi e altri sei mesi così, immaginiamo fino alle elezioni europee, aprono scenari molto, molto complicati e potenzialmente eventi traumatici. Ribellarsi presentandosi ai mercati con una manovra che non ha neanche un taglio alle tasse non può suscitare grandi voti di fiducia… oltretutto è facilissimo far uscire dalla bottiglia l’animale della speculazione, ma è molto difficile rimetterlo dentro. E senza l’Europa o senza un suo passo indietro la speculazione non torna nella bottiglia; anzi. Il rischio è che in questa gara a chi frena per primo si sfascino tutte e due le macchine. Noi però ci presentiamo a questo duello in condizioni precarie.

Il migliore degli scenari possibili è un accordo che non può prescindere da uno sforzo di buona volontà di entrambe le parti che però ci sembra non ci sia. Con l’Europa che minaccia la punizione dei mercati ancora prima di vedere il Governo e l’Italia che presenta una manovra che sembra fatta apposta per rompere non tanto per il numero del deficit, su cui l’Italia dovrebbe insistere, ma per il suo contenuto. In mezzo ci sono secolari diffidenze e da parte nostra, quelle inevitabili dopo lo scherzo del 2011. Se Europa e Italia non si piegano, qualcosa alla fine si rompe. E, in questo modo, non sarà un bene per nessuno.

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