SCONTRO UE-ITALIA/ Gli economisti di Francia e Germania che danno ragione a Lega-M5s

Mentre prosegue lo scontro tra Italia e Ue, ci sono economisti francesi e tedeschi che prendono posizione contro Bruxelles, ma da noi non se ne parla

30.10.2018 - Giovanni Passali
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Lapresse

In questo periodo è davvero grottesco vedere come i media italiani stanno presentando il confronto politico tra Governo e Unione europea. Per certi versi, sembra di essere tornati ai tempi di Berlusconi, quello nel quale una grossa parte dei media remavano contro il Governo. Con un paio di macroscopiche differenze: la prima è che ora i grandi media sono proprio tutti contro; la seconda è che mentre Berlusconi cercava comunque in qualche modo il beneplacito in Europa, questo Governo invece ha preso una direzione diversa da quella oggi dominante nelle burocrazie europee, ne è cosciente e ha imboccato questa strada con decisione.

Questo, mentre viene raccontato con toni scandalizzati in Italia, al contrario in Europa è un tema scandagliato da tempo e ha prodotto riflessioni interessanti. Per esempio recentemente il tedesco Die Welt ha pubblicato un’intervista al prestigioso economista Adam Tooze e l’ha intitolata col virgolettato “La Bce dovrebbe comprare tutti i debiti”. Guarda caso, fa venire in mente quello che ha affermato il nostro ministro Savona (“la Bce per fermare la speculazione dovrebbe comprare il nostro debito”), a causa della quale è stato irriso da minuscoli economisti nostrani, i quali sembrano tifare per una dura punizione all’Italia tramite lo spread. In qualche modo, certi economisti italiani sembrano allineati al pensiero unico di certi burocrati europei che nella scorsa primavera avevano commentato la formazione del nuovo Governo Conte con una frase del tipo “i mercati insegneranno agli italiani come devono votare”.

Ma cosa ha detto l’economista Tooze nell’intervista al Die Welt? Cose piuttosto semplici ed evidenti, del tipo “una mano invisibile dei mercati finanziari, che porta il mondo alla fine ancora e ancora in bilico, non esiste comunque. Per questo siamo venuti a sapere qualcos’altro: vale a dire il grande potere delle banche centrali… Acquistando titoli di stato, i tassi di interesse possono essere fondamentalmente mantenuti costantemente bassi e il problema del debito può essere contenuto”. Quindi non sono i “mercati” a decidere o valutare, ma la Bce.

Ma il debito non potrebbe essere contenuto risparmiando, come consigliano tante menti illuminate e critiche del Governo? Tooze: “Nella storia, ci sono solo alcuni casi in cui un Paese ha ridotto il proprio debito risparmiando. Sarebbe più promettente stimolare la crescita e quindi ridurre il debito. Guarda in Italia. Gli italiani sono veri maestri della gestione del debito… Dall’inizio degli anni ‘90, il Tesoro di Roma ha generato un surplus di bilancio anno dopo anno”. E prosegue: “la Banca centrale europea (Bce) dovrebbe garantire almeno che i costi degli interessi convergano tra i paesi dell’euro. L’Italia attualmente deve spendere circa tre punti percentuali in più sui suoi titoli decennali rispetto alla Germania. Se un Paese all’interno di un’unione monetaria deve pagare molto di più per il debito rispetto a un altro, continuerà a ritirarsi. Perché non è solo lo Stato che deve pagare di più. Sul rendimento dei titoli pubblici, anche i costi degli interessi per le famiglie e le società private sono orientati. E hanno seri svantaggi competitivi a più alti costi del debito”.

Domanda il giornalista: “Ma le differenze nei tassi di interesse riflettono i diversi rating del credito dei paesi. Eliminare deliberatamente questi differenziali di rendimento significherebbe anche che una certa disciplina sarebbe scoraggiata dai mercati”. Risposta di Tooze: “Ma è l’unica soluzione funzionante se si desidera un’unione monetaria comune. Quindi se potessi chiedere qualcosa, allora la Bce dovrebbe comprare tutti i debiti”.

La realtà è questa: la Bce non sta seguendo l’unica strada che porta a una maggiore integrazione europea, che necessariamente passa per un’integrazione e condivisione dei debiti, piaccia o non piaccia.

Un altro esempio di quanto sia avanti in Europa il dibattito sull’Italia e sull’Euro, riporto un articolo del settimanale francese L’Express dal titolo “Bilancio: e se ascoltassimo l’Italia?”. Anche in questo caso si tratta di una intervista a un economista, Jean Pierre Petit. Domanda: “Le rimostranze della Commissione europea contro il bilancio italiano sono giustificate?”. Petit: “No. L’Europa continua ad adottare un approccio punitivo e contabile contro l’Italia che è irrazionale politicamente ed economicamente.” Domanda: “Perché?”. Petit: “L’Italia ha subito troppi shock negli ultimi dieci anni e una cattiva governance europea è stata una delle cause. La grande crisi del 2008 gli è costata 7,5 punti percentuali di Pil in volume, un livello superiore a quello ricevuto dagli Stati Uniti e dalla zona euro. Anche se l’Italia non ha alcuna responsabilità particolare per la crisi sistemica del 2008, la diagnosi errata e la lentezza nella risposta delle autorità politiche europee possono essere considerate largamente responsabili… La ciliegina sulla torta: l’Italia è una delle principali vittime della crisi dei migranti per la decisione del cancelliere tedesco di aprire i confini nel 2015. Ma se c’è un Paese inadatto ad accogliere tanti migranti dal punto di vista del mercato del lavoro e degli alloggi e del sistema educativo, questo è l’Italia”.

Domanda: “Come possiamo tollerare in Europa un allentamento delle regole di bilancio a vantaggio di alcuni paesi in particolare?”. Risposta: “In primo luogo, queste regole uniformi sono assurde. Quindi, il postulato su cui si basano è falso… si sta imponendo un’austerità di bilancio quasi eterna sull’Italia che minaccia l’esistenza della zona euro. Non dimentichiamo che questo Paese pesa ancora per il 15% del Pil della zona”.

Domanda: “Cosa dovrebbero fare oggi gli europei?”. Petit: “Evitare di stigmatizzare il Governo italiano e discutere con esso i modi migliori per riportare l’Italia in linea nel medio e lungo periodo nel contesto europeo. La zona euro presenta un avanzo delle partite correnti di quasi il 4% del Pil (a cui l’Italia contribuisce in larga misura) e ha una valuta internazionale. È necessario spingere Salvini a dirigere la sua politica di bilancio verso il rafforzamento della competitività dell’offerta: spese di infrastrutture e istruzione, diminuzione della tassazione sulle imprese, lotta contro la burocrazia e la corruzione”.

Queste sono le riflessioni a cui potrebbero tentare di rispondere (se ne fossero capaci) gli economisti e i politici nostrani invece che essere ossessionati dalla lotta contro il politicamente scorretto. Ne guadagnerebbe il dibattito e la consapevolezza sociale delle ragioni per rimanere (o non rimanere) in Europa.

E a proposito di corruzione, mi pare che a tutti i media nostrani sia sfuggito un caso piccolo piccolo. Forse è sfuggito perché il caso è scoppiato in Germania: ma non siamo in Europa? Non siamo tutti appartenenti alla casa comune europea? Non dovremmo interessarci se si scopre che un gruppetto tra le maggiori banche internazionali ha frodato il fisco per una sommetta di oltre 50 miliardi di euro? E attenzione, i 50 miliardi sono la somma che riguarda la frode fiscale in Germania: ce ne sarebbero una decina che riguarda il fisco italiano e altri diversi miliardi che riguardano quello belga, quello olandese, quello francese. E a scoprire la truffa fiscale è stata forse un’istituzione europea? No, è stata una locale. E le istituzioni europee come mai hanno mancato in questo compito di vigilanza? Chissà, magari ultimamente sono state parecchio impegnate a guardare con sguardo corrucciato verso l’Italia.

E mentre perdono tempo a scrutare le mosse del Governo italiano, non si accorgono di come la ricchezza continua a distribuirsi in modo iniquo. Infatti, secondo il report annuale sulla ricchezza globale della banca svizzera Ubs, nel corso del 2017 i miliardari sono diventati 2158, superando abbondantemente la soglia dei 2000, e hanno accumulato un patrimonio di 8,9 mila miliardi di dollari, con un aumento record del 19%. Questo è il vero danno della finanza speculativa moderna: i ricchi diventano sempre più ricchi e di fatto sempre più potenti. Complici le maggiori istituzioni finanziare e bancarie, le quali quanto meno non fanno nulla, quando non li favoriscono.

Non può continuare così, non a lungo e occorre un cambiamento radicale. Anche per questo molti osservatori internazionali osservano anche con una certa curiosità i tempestosi rapporti tra Governo italiano e Ue. In fondo, anche loro sperano che le cose possano migliorare. E deviare da una strada nota e notoriamente sbagliata è un fatto che sta suscitando un certo interesse. Ascoltando i vari notiziari trasmessi via satellite (Bbc, FoxNews, Cnn, Rt, ecc.), sembra quasi che i commentatori stiano lì lì per dire: “Hai visto gli italiani!”.

Vedremo. Si preparano tempi interessanti.

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