FINANZA/ La strategia tedesca sull’euro pronta a fare a pezzi l’Italia

Friedrich Merz, che probabilmente sostituirà Angela Merkel alla guida della Cdu, ha rilasciato dichiarazioni molto interessanti sull’euro e l’Ue

10.11.2018 - Paolo Annoni
Friedrich Merz (Lapresse)

L’economia globale rallenta, la Cina ieri varava un piano di mega stimolo monetario e creditizio via banche e l’Europa si contorce spedendo all’inferno un Paese devastato da due crisi e in palese stagnazione per uno zero virgola di deficit in più perché “contro le regole”. Facciamo un quadro dell’Europa 2018. Tasso di disoccupazione greco 19%; tasso di disoccupazione spagnolo (i virtuosi!) 15,2%; tasso di disoccupazione italiano 9,7%; tasso di disoccupazione francese (gli altri virtuosi!) 9,3%. Tasso di disoccupazione tedesco 3,4%. I successi dell’Unione europea sono evidenti: un continente chiaramente pensato per la prosperità di tutti i suoi membri. E sta funzionando! Se non fosse per i riottosi italiani che meritano di essere lasciati soli di fronte ai “mercati”; a monito perenne per i futuri ribelli. Ma quale investitore non scommette contro un Paese che ha rotto con la sua banca centrale? L’Europa come blocco è il peggior performer mondiale degli ultimi 10 anni, ma evidentemente c’è qualcuno a cui va bene.

Ieri Friedrich Merz, che probabilmente sostituirà Angela Merkel alla guida della Cdu, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Ammettiamolo, stiamo beneficiando dalla politica monetaria che molti in questo Paese non vogliono”. “Questa valuta che è troppo debole per la nostra economia è troppo forte per gli altri membri”. Chicche finali: “Stiamo beneficiando dentro l’Unione europea e il suo mercato interno e oltre a questo negli scambi internazionali con la Cina e gli Stati Uniti per la valuta”; “la Germania ha una responsabilità maggiore per la cooperazione europea”. Lo stesso Merz invoca un accordo con la Francia perché “se l’Europa fallisce i tedeschi saranno quelli che soffriranno di più”. Con l’Italia ovviamente mai, perché siamo pur sempre i concorrenti. Perfetto, ma è tardi e siccome queste cose ai suoi elettori non le ha mai dette oggi è un problema.

I tedeschi, le loro élites, sanno benissimo cosa sia l’euro per la Germania, sanno benissimo che l’euro è uno scudo umano che permette alla Germania di macinare surplus commerciali e fiscali senza senso grazie a una valuta che è molto più debole di quello che oggi avrebbe e grazie al fatto che in Europa tutti hanno sorvolato sul surplus intra-europeo “illegale” della Germania; che è ciò, molto di più dei debiti greci, che ha affossato l’Unione europea. La Germania non uscirà mai dall’euro fino a che l’euro non emetterà l’ultimo respiro perché altrimenti fare concorrenza alla Cina con il marco è un vero problema. Oltretutto avendo, con grandissima lungimiranza, distrutto la domanda interna europea perché bisognava comprimere i salari e diventare esportatori, oggi la Germania si trova gravemente minacciata dai cambiamenti in atto nei commerci globali e dalle chiare pulsioni protezionistiche che emergono ovunque si posi lo sguardo.

Quindi la Germania non ha alternativa che non sia quella di pompare volatilità e austerity nella periferia nella speranza di fare un altro giro sulla giostra dell’euro. Anche questa volta sta funzionando come si vede, per esempio, dall’indebolimento dell’euro dei cui benefici il resto dell’unione non vedrà nulla, nonostante le regole europee, giustamente, prevedano altro. Se qualcuno pensa che si possa “cambiare l’Europa da dentro” basta vedere il trattamento riservato all’Italia, in stagnazione da dieci anni, per un deficit ridicolo del 2,4% in una fase macroeconomica che fa paura. Fuori dall’Italia tutto questo viene percepito come assurdo. Si vedano gli articoli comparsi su Bloomberg, Wall Street Journal e da ieri anche su Les Echos.

A tutti è chiaro che iniettare una crisi sovrana in una fase di forte stress economico e geopolitico è una strategia assurda perché in tutto il mondo, incluso il maggior caso di successo economico degli ultimi venti anni e cioè la Cina, ci si prepara al peggio stimolando l’economia e assicurando che non si rompa la catena banche/imprese. In tutto il mondo si cerca di preservare la domanda interna. Tranne che in Europa.

Politicamente, però, dal punto di vista tedesco, tutto torna nella misura in cui si continua a usare l’Europa come scudo umano con gli effetti che si vedono bene nei differenti tassi di disoccupazione. Qualcuno provi a confrontare il differenziale tra tasso di disoccupazione francese e tedesco nel 2008 e nel 2018: nel 2008 erano sostanzialmente identici e oggi la Francia ha quasi il triplo della disoccupazione. Ripetiamo: la Francia che aveva un tasso di disoccupazione simile alla Germania nel 2008 oggi ha un tasso triplo. E negli ultimi dieci anni la Germania ha fatto faville tenendosi il surplus commerciale che per le regole europee doveva essere investito in Europa come necessaria leva per attutire le differenze.

È tutto coerente. La Germania oggi ci chiede una patrimoniale del 20% su tutti i conti correnti per continuare a tenere in vita una unione che è disfunzionale oltre ogni dire e che ha benefici ormai palesemente asimmetrici. Gli italiani diranno sì fino al prossimo giro e fino a quando i risparmi esauriti non saranno più sensibili a nessuno spread e la periferia sarà ammansita con modi più bruschi. Se arriva una recessione vera e la Spagna deve rispettare i vincoli europei il tasso di disoccupazione del 15,2% dove arriva in una eurozona fondata sulle esportazioni? E la Spagna cosa produrrà “politicamente” tra cinque anni?

Queste brillanti idee economiche infatti presentano il conto. L’Italia che ha perso la guerra civile europea, con grandissimi demeriti, umiliata nel 2012 e poi messa nelle condizioni di non potersi tirare fuori via impossibilità di politiche anticicliche ha partorito un partito populista che in certe regioni prende il 50%. In questa situazione dovremmo “tagliare i forestali” senza poter offrire nulla in cambio da mettere sulla tavola alla sera. In Francia Marine Le Pen è in grande spolvero. In Germania l’Afd in parlamento. In Spagna vedete voi. Con la prossima recessione e le “regole europee” cosa avremo?

A proposito non vi sarà sfuggito che gli inglesi si preparano, eventualmente, a un hard Brexit da usare, soffrendo sotto i bombardamenti, contro l’Unione europea per spezzare quello che palesemente considerano un blocco tedesco! E la tragedia è che hanno ragione. Che la Brexit sia contro l’Europa ce lo dice ieri Merz secondo cui “la Brexit è la più grande minaccia che l’unione oggi possa affrontare”. E più fa male, più è “hard”, più è efficace. Con l’Italia, in questo modo, morirà l’Europa. E se non muore la periferia, inclusa o esclusa la Francia, sarà un campo di lavoro tedesco. Ma le regole europee saranno rispettate.

L’innamoramento per le istituzioni europee impedisce il necessario profondo ripensamento dell’Europa per salvare il più possibile dell’ideale originale. Qualcuno in Italia incontri Merz e gli faccia presente la situazione italiana…

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