DALLA CAMPANIA/ La prima Zes c’è, ecco come farla funzionare

- Pietro Spirito

Bisogna creare un ecosistema, coinvolgendo istituzioni e forze economiche e sociali: l’obiettivo è generare quell’attrattività capace di attirare i potenziali imprenditori

Nave_Mare_Lapresse
(LaPresse)

La Zona economica speciale della Campania ha avviato le sue attività. Anche in questo caso, come è accaduto sinora, la nostra Regione sta un passo più avanti degli altri territori meridionali: l’altra Zes già istituita, in Calabria, è ancora in attesa della piena composizione del Comitato d’indirizzo, l’organo di governance.

A metà ottobre si è insediato il Comitato d’indirizzo della Zes campana, nella pienezza dei suoi componenti: oltre al presidente della Adsp del Tirreno Centrale, che svolge per legge anche la funzione di presidente del Comitato, sono stati nominati tutti i componenti. In ordine di tempo, la Regione Campania aveva già nominato Gianluigi Traettino, presidente dell’Unione Industriali di Caserta, mentre a settembre il presidente del Consiglio dei ministri ha designato Roberto Rosiello e il ministro delle Infrastrutture e trasporti ha designato Domenico Bellobuono. Il Comitato d’indirizzo, nella sua seconda riunione, ha anche approvato il proprio regolamento di funzionamento.

Ora si tratta di tracciare i passaggi che ancora servono per completare il pacchetto localizzativo, al fine di consentire l’avvio operativo delle attività. Innanzitutto è necessaria l’approvazione da parte del Governo, entro l’anno in corso, di un pacchetto di misure per la semplificazione e la sburocratizzazione. Su tale profilo va valutato il corretto veicolo istituzionale: forse il Dpcm, norma di rango secondario, che era stato individuato dalla legge istitutiva, non è adeguato per raggiungere obiettivi coerenti per la costruzione di un pacchetto localizzativo robusto.

Si potrebbe utilizzare, in alternativa, il veicolo del decreto di semplificazione che il Governo intende presentare come provvedimento collegato alla legge di Stabilità, che, in quanto norma primaria, può contenere misure più efficaci per l’attrattività degli investimenti. In particolare, le misure che maggiormente vengono richieste dagli imprenditori riguardano l’istituzione nelle Zes delle aree doganali intercluse, ai sensi del Codice doganale europeo, e interventi di accelerazione amministrativa sulle norme ambientali.

Un secondo pacchetto di misure necessarie riguarda la sfera di responsabilità della Regione Campania. Devono essere approvati, entro l’anno in corso, tre provvedimenti complementari, che riguardano le misure di incentivazione sull’Irap, gli incentivi regionali sull’intermodalità per i collegamenti ferroviari tra il porto di Napoli e gli Interporti di Nola e di Marcianise, le norme sulle semplificazioni regionali.

Sarà, poi, opportuno, prima di partire con le manifestazioni d’interesse che dovranno sollecitare il mercato e gli imprenditori alla presentazione dei progetti di insediamento industriale, verificare la necessità di effettuare, se non è stata fatta, una notifica sugli aiuti di Stato alla Commissione Ue, per chiarire la portata degli incentivi che verranno concessi dalle Zes meridionali, esplicitando la loro cumulabilità rispetto alle altre misure già esistenti (in particolare, Industria 4.0, norma sugli iperammortamenti, contratti di sviluppo).

Sarà opportuno anche procedere all’individuazione di un intervento del Pon Governance per dotare i Comitati d’indirizzo delle Zes di un minimo di risorse finanziarie per la promozione degli strumenti e delle misure di attrazione degli investimenti, mediante – per esempio – road show nazionali e internazionali, realizzazione di siti internet e altri strumenti informativi.

Il marketing delle Zes è attività indispensabile in quanto agiamo in un ambiente competitivo, in cui esistono altre Zone economiche speciali che intendono svolgere la stessa funzione di attrattori. La previsione di legge che non debbano essere utilizzate risorse economiche dello Stato può essere ovviata dalla messa a disposizione di finanziamenti comunitari, finalizzati al miglioramento degli strumenti di governance nelle regioni meridionali. La Zona economica speciale costituisce, infatti, un veicolo di innovazione per le politiche economiche di sviluppo territoriale.

Insomma, per completare l’architettura che serve allo sviluppo delle Zes italiane serve la creazione di un ecosistema che preveda il coinvolgimento delle istituzioni territoriali e nazionali, delle aziende a capitale pubblico, delle forze economiche e sociali e delle istituzioni finanziarie, per generare quel tessuto di attrattività capace di attirare l’interesse attivo dei potenziali imprenditori.



© RIPRODUZIONE RISERVATA