SPY FINANZA/ La crisi della Francia che solo Draghi può evitare

La Bce è chiamata a salvare per la seconda volta l’eurozona e l’euro. Altrimenti, sarà un’ecatombe. E la Francia ne sarà l’epicentro

10.12.2018 - Mauro Bottarelli
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Mario Draghi (Lapresse)

La vita è tutta un paradosso. La sinistra nostrana, se così si può chiamarla senza offendere la memoria di chi ha reso onore a quell’idea, evoca in continuazione il fascismo e il suo possibile ritorno sotto le mentite spoglie della ruspa salviniana e oppone al sovranismo la ricetta Macron, visto come catalizzatore delle migliori e più moderne energie europeiste e progressiste. La realtà, a volerla guardare in faccia, ci dice tutt’altro. Tranquilli, non si tratta di un complotto: la sinistra italiana è talmente infima e misera a livello politico da non essere in grado di far parte di trame segrete e parallele (figuriamoci di ordirle). Semplicemente non capisce, ha la capacità di analisi della realtà di un labrador. Nemmeno troppo intelligente, fra l’altro. Quello scodinzola quando prendete in mano il guinzaglio o la ciotola, loro si eccitano quando qualcuno evoca il Ventennio 2.0 o propone come grande contributo intelletual-culturale il “fascistometro”. La gente, esasperata com’è, visto che con la realtà deve farci i conti tutti i giorni (insieme a bollette, affitto, mutuo e spesa al supermarket), l’ha capito e li ha spediti dove meritano: all’opposizione, intenti a scindere per l’ennesima volta l’atomo attraverso congressi, primarie, sedute psicoanalitiche di gruppo e quant’altro nemmeno la paranoia intellettualoide di Nanni Moretti riuscirebbe a partorire.

Le vere prove tecniche di fascismo, signori, sono andate in onda in mondovisione sabato a Parigi e nel resto della Francia, Tolosa e Bordeaux in testa. Per strada c’erano 95mila agenti, fra poliziotti e gendarmi e oltre alle camionette, per gli eleganti viali parigini circolavano – come fossimo nel 1942 sotto il governo Darlan – i blindati Vbrg utilizzati, ad esempio, nella missione Kfor in Kosovo. Il tutto, in un sabato pomeriggio d’Avvento nella Ville lumiere. E nessuno ha avuto nulla da ridire. Anzi, la preoccupazione era tutta per la guerriglia, i “gilet gialli”, le macchine in fiamme, le molotov. Abbiamo assistito alle prove generali di cosa attenderà la Francia nel 2019, quando la crisi economica la colpirà come un gancio al mento di Mike Tyson.

Vi siete chiesti perché il fenomeno dei “gilet gialli” sia esploso in Francia e abbia come unica appendice credibile, a livello di magnitudo della mobilitazione, il Belgio? No? Ve lo spiega questo grafico di Bank of America che continuerò a riproporre a oltranza, come per mesi ho riproposto quello sul numero insostenibile di buybacks che reggevano lo schema Ponzi dei record di Wall Street o sul fatto che la smart money stesse scaricando posizioni, sintomo che stava arrivando la bufera. Alla fine dei conti, ho avuto ragione.

La Francia ha un carico di debito corporate insostenibile che finora è stato retto dagli acquisti della Bce in seno al Qe: ora, però, la manna sta per finire. E, grazie alla politica di normalizzazione/contrazione monetaria della Fed, in pieno periodo di rialzo generalizzato dei tassi di interesse. Quindi, costi maggiori per finanziarsi tramite emissioni sul mercato non dopato degli acquisti acritici dell’Eurotower. Volete la riprova? Eccola, in questi due grafici: il primo ci mostra il livello di dipendenza delle aziende francesi dagli acquisti obbligazionari della Bce, di fatto un canale di finanziamento sicuro al 100% e a costo zero rispetto al sistema bancario e ai suoi premi di rischio richiesti per prestare contante. Il secondo invece ci mostra come con l’inizio del programma Cspp in seno al Qe (il programma di acquisti di bond corporate, appunto), il numero di bond con rating BBB, ovvero appena sopra la soglia della “spazzatura”, sia cresciuto fino al livello attuale di un controvalore record di 800 miliardi di euro.

Qual è il problema? Semplice, l’eurozona a un passo dalla recessione non può permettersi una recessione. Perché altrimenti potrebbe partire – anzi, è quasi una certezza – la proverbiale palla di neve che si tramuta in valanga, con quella cifra enorme che rischia di tramutare quei bond al limite dell’investment grade in altrettanti fallen angels, ovvero obbligazioni che divenendo “spazzatura” verranno scaricate in massa o riprezzate non più in base al clima da unicorni e cieli azzurri del Qe ma del mercato, quello vero. In piena crisi, oltretutto. Insomma, una catena di default aziendali causati da incapacità di finanziarsi sul mercato a prezzi sostenibili è alle porte, se davvero la Bce smetterà del tutto ogni programma di supporto. Tanto più che l’alternativa sarebbe il finanziamento attraverso il canale classico del sistema bancario, il quale non gode affatto di ottima salute, basti vedere i tonfi continui dell’indice settoriale a livello europeo e il fatto che ormai si prezzi come una certezza il fatto che Mario Draghi darà vita a nuove aste di rifinanziamento a lungo termine, le cosiddette Ltro e T-Ltro.

Insomma, giovedì – come vi dico da settimane – la Bce e il suo numero uno saranno chiamati a salvare per la seconda volta l’eurozona e l’euro: il whatever it takes 2.0 è alle porte. Altrimenti, sarà un’ecatombe. E la Francia ne sarà l’epicentro, con il Belgio appendice destinata a perire per prima, stante le proporzioni. La Bce non ha alternative, deve sostenere ancora e pesantemente l’eurozona. Perché se il mercato dovesse anticipare il contrario, di colpo il mondo sarebbe obbligato a prendere atto del segreto di Pulcinella: ovvero, che il Qe ha portato a una pace artificiale e fasulla, a un mispricing di ogni asset-class che se per caso dovesse implicare anche solo un 20% di riprezzamento potrebbe significare l’innesco di una crisi che renderebbe il ricordo del 2011 un passeggiata nel parco.

Emmanuel Macron lo sa. E ha agito di conseguenza. Ha lasciato gonfiare la bolla di rabbia del movimento dei “gilet gialli”, non a caso passato in un batter d’occhio dall’appello su YouTube di una sconosciuta lavoratrice della provincia francese a fenomeno nazionale, addirittura in grado per il ministero dell’Interno di dar vita a un colpo di Stato. Annunciato su Facebook, tanto era credibile. Il golpe Borghese, in confronto, fu degno di Pinochet. Siamo a 1984, signori. E la gente non se ne rende conto. Dovrà farlo, però. Perché si è già cominciato a mettere i mezzi corazzati per le strade, a sparare non solo lacrimogeni ma proiettili di gomma come nell’Irlanda del Nord degli anni Settanta, a far inginocchiare gli studenti in stato di fermo come nello stadio di Santiago del Cile.

È un attimo passare dalla percezione della dittatura alla sua realizzazione. E per il semplice fatto che siamo noi a volerla, chiederla, invocarla, quasi pietirla come reazione alle macchine bruciate, ai negozi devastati, ai sabato pomeriggio di guerriglia, ai blocchi stradali. Al nostro quieto vivere turbato. Volete legge e ordine? Eccoli, hanno sfilato sabato pomeriggio nella loro prova generale in grande stile per i viali di Parigi.

(1- continua)

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