ECOTASSA/ La protesta di Fca e il sospetto sulla mossa del Governo

L’ecotassa potrebbe mettere a rischio gli investimenti che Fca ha annunciato di voler realizzare nel nostro Paese. Il Governo non può sbagliare mossa

13.12.2018 - Giuseppe Sabella
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Mike Manley (Lapresse)

Come noto, il Governo italiano ha deciso di intervenire per favorire la riduzione dei gas serra prodotti con il trasporto privato, ma si trova di fronte qualche ostacolo. Onde evitare di intervenire sulla tassazione sulla benzina – la Lega addirittura aveva promesso il taglio delle accise – e anche per via della rivolta dei gilet gialli, l’esecutivo si è orientato su un intervento indiretto, ovvero proponendo un’ecotassa al momento dell’acquisto delle nuove auto.

Dopo una prima protesta dei sindacati e delle associazioni del settore automotive che martedì hanno incontrato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio – incontro che ha solo peggiorato la situazione – ci ha pensato la stessa Fca a farsi sentire. Notare che l’azienda ha appena presentato il suo piano industriale 2019-2021 che prevede 5 miliardi di investimenti in Italia. E l’ecobonus del Governo lo farebbe saltare. Questo è quanto avrebbero scritto i vertici di Fca in una lettera indirizzata ieri al presidente del Consiglio Regionale del Piemonte che aveva organizzato una seduta invitando Mike Manley e Pietro Gorlier a parlare delle prospettive di investimento nel torinese; incontro che i manager dell’azienda hanno a questo punto declinato.

Il Governo non ha fornito alcuna garanzia che l’emendamento, firmato dai 5stelle Dell’Orco e Crippa, venga ritirato. Se la proposta diventerà legge, dal 1 gennaio una Panda pagherà un minimo di 300 euro di tassa. Le auto – acquistate dal primo gennaio 2019 al 31 dicembre 2021 – vengono scontate se emettono fino a 90 grammi di anidride carbonica per chilometro: non solo elettriche e ibride, ma anche a metano e persino diesel, le più inquinanti quanto a polveri sottili. Il bonus da 1.500 a 3.000 euro viene scalato dal concessionario sul prezzo finale. Le auto che invece emettono dai 110 g/km in su di CO2 sono divise in 9 categorie e colpite da un’imposta progressiva da 150 a 3.000 euro, a carico però dell’acquirente che dovrà pagare con l’F24.

Gli stessi sindacati sono molto preoccupati, perché i rischi per l’investimento di Fca sono i rischi che corrono i lavoratori occupati nel settore. Come si legge in una nota della Fim-Cisl, “il provvedimento mette in pericolo il 90% della produzione Italiana con oltre 258.000 occupati e le 5.700 aziende e, se fosse approvato, il rischio licenziamenti e stop investimenti diventerà una drammatica realtà. Se questo provvedimento non verrà ritirato e Fca rivedrà tutto il piano industriale, con conseguenze che si traducono in posti di lavoro cancellati e fabbriche che si chiudono, chiameremo le tute blu alla mobilitazione per difendere occupazione e il patrimonio industriale del nostro Paese”.

Un incidente di percorso o qualcos’altro? Il dubbio viene leggendo i giornali. Lunedì La Stampa titolava “Fca annulla a Torino la illustrazione del piano per la e-500 di Mirafiori” mentre Affari e Finanza di Repubblica riportava le dichiarazioni di Starace “Auto e ambiente: la scossa dell’Enel”. Il sapore protezionista del provvedimento pare percepibile. Tuttavia, ha senso mettere a rischio investimenti di un piano industriale così importante?

Twitter: @sabella_thinkin

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