IRES AL 24% PER IL NON PROFIT/ Il Governo stanga il volontariato per incassare 157 milioni

- Gabriele Toccafondi

Tolta l’agevolazione per terzo settore, con la manovra il Governo di fatto tassa il volontariato e il non profit che non fa utili

Mensa Refettorio Ambrosiano Lapresse1280
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Nell’ormai famosa “lista Di Maio” manca una cosa. “Tassa sul non profit. Fatto!”. Nel maxiemendamento al Senato, negli ultimissimi giorni è stato inserito un comma, puro burocratese: “29-octiesdecies. L’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, è abrogato”. Tradotto: gli enti non commerciali non avranno più l’aliquota Ires “agevolata” al 12% invece che al 24%. In pratica lo Stato incasserà 157 milioni in più all’anno magari per finanziare il reddito di cittadinanza. 

Un’agevolazione che esisteva dal 1973 e che aiutava chi svolgeva attività senza scopo di lucro gestite da “persone giuridiche” in enti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza, istituti di istruzione, corpi scientifici, di ricerca, oltre agli enti ecclesiastici che hanno un concordato con lo Stato. 

L’Ires è l’imposta sul reddito delle società e riguarda gli enti commerciali, che fanno utili. Gli enti non commerciali, le onlus o le associazioni di volontariato avevano un’aliquota “agevolata” al 12%. Molti potrebbero chiedersi come fanno ad avere “reddito” queste realtà. Alcuni enti non commerciali che non fanno utili, ma semmai arrivano e con fatica al pareggio di bilancio, come scuole paritarie o residenze per anziani, vedranno alzare le spese verso lo Stato, anzi vedranno raddoppiare l’Ires e magari verso quello Stato che versa “con calma” contributi a loro dovuti.

Altri enti come associazioni volontariato, parrocchie, la mensa per i poveri o la Misericordia o le Pubbliche Assistenze invece partecipano al calcolo Ires e al reddito anche con i beni mobili e soprattutto immobili che hanno. Si arriva al paradosso di raddoppiare quanto dovuto Ires per esempio per i locali della mensa Caritas o per la rimessa dove sono parcheggiate le ambulanze (che a loro volta potrebbero contare come calcolo del reddito) se sono locali come spesso accadde fuori dal perimetro della Chiesa, o addirittura per i locali della parrocchia, quelli dove c’è il centro anziani, il dopo scuola gratuito o dove si fa catechismo se non sono dentro le pertinenze dell’immobile di culto. 

In totale la Ragioneria generale dello Stato conta nuove entrate per 157 milioni di euro e tutte derivanti da enti non commerciali. Se non è una tassa sul volontariato questa cos’è? Il Governo non ha sentito ragioni, aveva fretta di votare la fiducia e di scrivere la lista. Fatto!

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