DALLA CAMPANIA/ Grassi (Confindustria): Zes, è tutto fatto, ora tocca al Governo l’ultima mossa

A Napoli è tutto pronto. Ma il presidente degli industriali ricorda che manca ancora il provvedimento sulle semplificazioni amministrative, il vero valore aggiunto della Zes

04.12.2018 - int. Vito Grassi
Vito Grassi, presidente di Unione Industriali Napoli e Confindustria Campania (Foto dal web)

“Le Zes, opportunamente concepite lavorando – come ho più volte ribadito – a un modello reale di snellimento burocratico e a nuovi strumenti di partenariato pubblico-privato per la dotazione di infrastrutture e la loro manutenzione, possono trasformarsi in una grande occasione di sviluppo per la Campania. Ma il Governo deve ora dare una risposta concreta su un aspetto normativo fondamentale: l’emanazione del provvedimento sulle semplificazioni amministrative e burocratiche riservate alle imprese che decideranno di insediarsi nelle aree ricadenti nella prevista Zes. Il ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi ha promesso l’emanazione del provvedimento entro la fine dell’anno. Il resto è già tutto pronto e la Regione Campania ha completato anche la Cabina di regia”. Vito Grassi, presidente di Unione Industriali Napoli e Confindustria Campania, spiega in che modo sia possibile “trasformare un progetto ambizioso sulla carta in una leva reale di competitività per l’economia campana”.

Presidente, a che punto siamo con le Zes?

Tra fine settembre e inizio ottobre, a valle delle ultime due nomine ministeriali, è stato completato e si è anche insediato presso il Porto di Napoli il Comitato di indirizzo della Campania. Insomma, il meccanismo in regione si è ufficialmente messo in moto. Ma manca un ultimo passaggio per farlo partire.

Che cosa manca?

Occorre che il Governo approvi quanto prima il decreto Semplificazioni, strumento fondamentale per dare concretezza alle nuove Zone economiche speciali. Qualche mese fa, il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, si era impegnata a dare l’ok al provvedimento entro la fine dell’anno. Senza questo passaggio non è possibile andare avanti e la Regione non può costituire una struttura interna che si occupi della Zes nè procedere all’accordo con Invitalia per la gestione degli investimenti.

Insomma, questa volta non è la Campania a essere in ritardo…

In questo caso bisogna dare atto alla Regione di essersi mossa in netto anticipo rispetto alle altre Regioni meridionali, bruciando i tempi, grazie al lavoro dell’ex assessore Amedeo Lepore, portato poi avanti dal suo successore, Antonio Marchiello. La Regione ha intuito sin da subito che il decollo delle Zes potesse essere uno degli strumenti, anche se non l’unico, per il rilancio economico della Campania.

Le Zes rappresenteranno davvero per l’economia campana quella “rivoluzione” annunciata e tanto attesa?

Le Zes saranno una formidabile occasione di sviluppo per la loro capacità di attrarre investimenti, favorire la crescita economica e creare nuova occupazione, come dimostra, del resto, l’esperienza di molti Paesi che hanno già da tempo sperimentato “zone di vantaggio” per l’insediamento di nuove imprese. Attualmente nel mondo si contano circa 2.700 Zone economiche speciali, vale a dire aree in cui, accanto ad agevolazioni fiscali, sono generalmente presenti misure di sostegno finanziario, infrastrutturale e logistico, oltre alla previsione di aspetti normativi e iter procedurali differenti da quelli in vigore nel resto del Paese. Ma tale occasione di sviluppo si potrà concretizzare solo a precise condizioni.

Quali?

Innanzitutto, occorre lavorare a un modello reale di snellimento burocratico, ciascuno per le proprie competenze: dall’autorizzazione per l’insediamento dei capannoni industriali fino allo smaltimento dei reflui ogni intervento deve prevedere regole chiare e tempi certi. Penso a una sperimentazione in scala reale da poter esportare, poi, in qualunque altra area, non necessariamente Zes. Un test che, in caso di successo, possa essere un modello realmente applicativo e replicabile a vantaggio di tutto il territorio nazionale. Le Zes potranno essere una vera occasione di sviluppo solo se sostenute da un forte snellimento amministrativo e fiscale e da una burocrazia leggera ed efficiente, uniti alla capacità di prevedere agevolazioni che siano realmente competitive.

Che cosa intende per agevolazioni “competitive”?

Intendo che occorrerà fare tesoro dei limiti che hanno presentato altri strumenti di incentivazione adottati in passato, come la 488 centrata su aree territoriali depresse, i contratti d’area e i patti territoriali, che non hanno introdotto una maggiore rapidità nella spesa dei fondi. Determinante, in questo senso, sarà la formula dei contratti di programma, che coinvolgono grandi imprese e consorzi di Pmi in piena salute, in settori propulsivi, e con passaggi burocratici definiti ex ante e risolti attraverso accordi preliminari tra gli enti pubblici interessati, nazionali e territoriali.

A quale modello di “free zone” dovrebbe ispirarsi la Campania per raggiungere questi obiettivi?

Ci sono esempi virtuosi in un contesto di “free zone”, come Dubai, Hong Kong, Shenzhen e Singapore, che hanno dimostrato come una burocrazia ridotta all’osso, accompagnata a una riduzione della pressione fiscale, sia capace di attirare investitori da ogni parte del mondo.

A queste condizioni – agevolazioni più snellimento burocratico – quale potrebbe essere l’impatto delle Zes sullo sviluppo e l’occupazione regionale?

Per capire la reale portata che potrà avere per noi l’istituzione delle Zone economiche speciali basta guardare agli esempi più vicini al posizionamento del Mezzogiorno negli equilibri degli scambi via mare. Il porto di Tangeri, in Marocco, ha visto nascere 60mila posti di lavoro ed esportazioni per oltre 2,6 miliardi di euro. La zona franca di Barcellona ospita circa cento imprese e conta 6mila occupati. Così i porti di altre aree del mondo. In Irlanda, la Shannon Free Zone registra un impatto economico considerevole: il rapporto tra sterline spese dal settore pubblico in infrastrutture e incentivi e di 1 a 22 dopo i primi cinque anni. A Panama, dove sono presenti 2.600 imprese dedite a commercio e servizi, c’è un interscambio di 21,6 miliardi di dollari, di cui 11,4 in export.

Con la Zes la Campania si candida a essere un hub della logistica e dei trasporti nel cuore del Mediterraneo…

La Zes ci offre uno strumento in più, perché la Campania si candida a questo ruolo propulsore a prescindere dalla Zona economica speciale, che chiaramente può fungere da formidabile acceleratore di questo processo. Significa mettere a sistema tutti i porti, i retroporti, le infrastrutture logistiche e la rete dei trasporti. E significa anche puntare ad attrarre investitori che altrimenti avrebbero maggiori riserve.

La Campania, dunque, fa da capofila, ma le Zes, una volta diffuse, possono essere davvero la carta vincente per il rilancio dell’attrattività e della competitività dell’intero Mezzogiorno?

Il Mezzogiorno ha già risposto bene: Napoli e la Calabria sono state velocissime a mettere a punto il piano strategico. C’è la volontà di utilizzare al meglio l’opportunità delle Zes. E considerati, come ho già sottolineato, i risultati di altre “free zone”, c’è fiducia che questo rilancio possa manifestarsi. Il vero motivo di attrazione, lo ripeto, al di là delle agevolazioni fiscali, che sono certamente molto importanti, soprattutto per le imprese che operano sull’innovazione, così come è molto utile lo sgravio Irap deciso dalla Regione Campania, è il modello di sburocratizzazione della Zes. Vorremmo che partisse il più velocemente possibile proprio per la soddisfazione di mettere in campo un prototipo di snellimento che consenta di dare tempi certi ai processi burocratici. Questo è il vero valore aggiunto, perché il modello poi diventa replicabile anche dove non ci sia una Zes.

Con l’introduzione della Zes, non temete effetti dumping sulle altre aree del Paese? Come evitare questo rischio?

Penso che questa sia stata una strategia nazionale: privilegiare alcune zone proprio perché si vuole puntare su quelle per lo sviluppo di tutto il Paese.

Una volta operative le Zone speciali, sarà poi necessario far conoscere alle imprese i vantaggi di investire o espandere la propria attività. Come si muoverà in questo senso l’Unione Industriali di Napoli?

Nella governance della Zes della Campania è fortunatamente presente una nostra rappresentanza, anche se non di nomina diretta, ma merito della sensibilità dimostrata dalla Regione Campania, e anche attraverso questo importante tramite cercheremo di sviluppare strategie volte a sensibilizzare le imprese sulle opportunità presenti nella Zona speciale. Naturalmente, a livello associativo, regionale e provinciale, non mancheranno momenti di approfondimento e iniziative specifiche per ottimizzare questa chance di sviluppo, non appena i suoi vantaggi saranno concretamente fruibili dalle imprese. La Zes potrà essere un ottimo banco di prova per il partenariato pubblico-privato, che promuoviamo da tempo e che le misure di semplificazione burocratica inserite nella legge potranno agevolmente testare

(Marco Biscella)

© RIPRODUZIONE RISERVATA