BITCOIN/ Le toppate da Nobel sulle criptovalute

- Giovanni Passali

Il Bitcoin e le altre criptovalute continuano a far discutere. Arrivano però anche giudizi precipitosi e sbagliati, persino dai premi Nobel. GIOVANNI PASSALI

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Nouriel Roubini (Lapresse)

Stavolta a pontificare sul Bitcoin è sceso in campo l’economista Nouriel Roubini. “Il Bitcoin si schianterà e il suo prezzo arriverà a zero”, ha scritto su Twitter. “E manca solo un giorno alle audizioni del Congresso”, ha aggiunto nello stesso tweet. Il riferimento è all’audizione al Congresso Usa di Christopher Giancarlo, presidente della Commodity Futures Trading Commission (Cftc), e Jay Clayton, presidente della Securities and Exchange Commission (Sec), le due principali authority dei mercati finanziari, testimoni di fronte ai legislatori sulle criptovalute. E così anche il celebre Roubini si accoda ai premi Nobel Stiglitz (“I Bitcoin andrebbero messi fuorilegge”) e Krugman. 

Secondo quest’ultimo, autore di un pezzo dedicato al tema e apparso sul New York Times, “Il Bitcoin è una bolla colossale che finirà in tragedia? Sì. Ma è una bolla avvolta in un tecno- misticismo dentro un bozzolo di ideologia libertaria. E se togliamo questo involucro possiamo imparare qualcosa… Anche se il dollaro moderno è una moneta ‘a corso forzoso’, cioè una moneta che non ha dietro altro bene, come ad esempio l’oro, il suo valore si regge sul fatto che il governo americano è disposto ad accettarlo, anzi lo pretende… Il Bitcoin, per contro, è privo di qualsiasi valore intrinseco… Nelle ultime sei settimane i Bitcoin hanno perso circa il 40 per cento del loro valore: se fossero una vera moneta, un deprezzamento del genere equivarrebbe a un tasso di inflazione annuo dell’8.000 per cento”. 

Cerchiamo di capirci qualcosa. Per ammissione dello stesso Krugman, sotto il dollaro non c’è niente, cioè niente altro che il fatto che il governo Usa lo pretende in pagamento delle tasse: si chiama per questo “corso forzoso”. Sotto il Bitcoin invece non c’è proprio nulla. Però la realtà della finanza ci dice che 1 Bitcoin vale circa 8.000 dollari. O il governo Usa vale meno di niente (almeno secondo la speculazione finanziaria) oppure Krugman (e gli altri) non ce la racconta giusta.

Intanto mettiamo l’attenzione sull’aspetto cruciale: sotto il Bitcoin non c’è niente? E no, caro Krugman! Sotto il Bitcoin c’è una tecnologia innovativa, si chiama Blockchain, ed è la tecnologia che permette di distribuire l’elenco completo delle transazioni senza che nessuno sia concretamente in grado di falsificare queste informazioni. Per completare il quadro, occorre dire che il mondo bancario e finanziario è densamente popolato da norme, regole, cavilli burocratici e farraginosi sistemi di autocontrollo che spesso non tengono conto dell’avanzamento della tecnologia. Spesso in tali ambienti le cose non vengono aggiornate o cambiate “perché ha sempre funzionato così” e con questa mentalità per decenni hanno evitato ogni novità tecnologica, come fosse la peste. Anche per questo motivo tali sistemi hanno subito e continuano a subire attacchi di ogni sorta, ma soprattutto attacchi tecnologici effettuati da hackers che utilizzano le migliori tecnologie sia per compiere i furti, sia per non lasciare tracce del furto.

Ora però è arrivata una tecnologia che rischia di spazzare d’un colpo solo tutto questo vecchiume farraginoso. E non è un caso che sulla tecnologia Blockchain stanno investendo non solo le più grandi aziende IT del mondo, ma anche le più grosse istituzioni finanziare. Tanto per fare un esempio di casa nostra, il colosso di servizi bancari Sia Group Spa, che annovera tra i propri clienti le maggiori banche europee e diverse banche centrali, offre anche servizi basati sulla tecnologia Blockchain operativa su una propria rete iperveloce.

E che dire dell’affermazione allucinante secondo la quale a una svalutazione del 40% (“se fosse una vera moneta…”) equivarrebbe una inflazione annua dell’8.000%? Intanto chiariamo un punto molto banale: l’inflazione è una cosa molto differente dalla svalutazione. E non c’è una correlazione matematica 1 a 1. Anzitutto perché in economia le cose funzionano in modo molto differente dalla matematica (infatti l’economia è una scienza sociale). E poi perché, senza stare a scomodare la teoria, vediamo cosa ci insegnano la realtà e la storia.

Sappiamo bene che da quando c’è l’euro nella zona euro non c’è mai stata una inflazione del 3%, ma è stata sempre largamente inferiore. Ora vediamo cosa ha fatto l’euro. Come moneta materia ha iniziato a circolare nel 2001, ma come sistema monetario ha preso vita nel 1998, scambiato con le altre valute nel mercato finanziario. E all’epoca valeva circa 1,1 dollari; dopo un picco a 1,2250 nell’autunno del 1998, ha iniziato a perdere valore fino a valere 0,83 dollari, con una svalutazione di oltre il 30% alla fine del 2000. Inflazione rilevata in quei due anni? Intorno al 2% in Italia.

Andiamo al 2008. L’euro è ai massimi storici contro il dollaro a 1,60, ma anche contro la sterlina (2,11) e lo yen giapponese (168). La crisi esplode in Europa e l’euro crolla, in appena tre mesi arriva a un minimo di circa 1,23 cioè con una svalutazione pari al 23%. Inflazione in Italia? I dati storici ci dicono di un misero 2,24% addirittura in calo rispetto all’anno precedente, che aveva registrato un valore percentuale del 2,61%. Insomma, da questa analisi sommaria risulta evidente che l’inflazione è dovuta da una serie di cause e non solo dalla stampa eccessiva di moneta (come accadde in quegli anni) o dalla svalutazione della moneta. Inoltre, è evidente che le forti oscillazioni sono conosciute anche dai sistemi monetari ufficiali. Ma questi, ed è questa una considerazione che non viene mai esposta, sono continuamente monitorate dalle banche centrali, che intervengono anche pesantemente per influenzare queste oscillazioni. Al contrario, con il Bitcoin non c’è alcuna autorità centrale (essendo una moneta decentralizzata per definizione) e non c’è alcuna immissione straordinaria di liquidità che possa influenzarne il valore. Questo è un fattore decisivo, di cui non può essere sottovalutata la rilevanza, soprattutto quando a parlare sono celebri economisti e premi Nobel per l’Economia. Se non si tiene conto di questo fattore, questi sono premi Nobel che fanno chiacchiere da bar.

Peraltro c’è da notare che l’intervento di Roubini (come spesso accade ai francesi, si accodano al pensiero dominante per penultimi, comunque troppo tardi – gli italiani invece per ultimi essendo tipicamente ribelli e difficili da governare) è stato pubblicato proprio nel giorno in cui il Bitcoin si riprendeva vigorosamente fino a toccare quota 9.000 dollari, mentre nelle stesse ore le borse mondiali crollavano fragorosamente. Un tempismo perfetto quello di Roubini. E desta impressione leggere sui principali giornali e su internet gli stessi giudizi sulle borse mondiali che pochi giorni prima venivano affibbiati al Bitcoin. 

Ma vediamo qualche grafico per renderci conto di cosa è accaduto.

Ecco il grafico del Dow Jones.

E questo è il tedesco Dax.

E di fronte a questi cali, i commenti sono stati di questo tipo: “Morgan Stanley: confermato il peggior scenario sui mercati”; svolgimento: “Secondo Morgan Stanley gli strappi al ribasso non sarebbero quindi guidati da vendite sistematiche, quanto piuttosto indiscriminate, le quali rendono il mercato ancora a rischio di shock negativi”. In altre parole, preparatevi al peggio. “Jim Rogers: Il prossimo mercato orso sarà il peggiore della vostra vita”; svolgimento: “Il debito è molto, molto più alto ora rispetto al passato, ha detto Rogers in un’intervista a Bloomberg, aggiungendo che si aspetta che l’attuale rotta del mercato azionario continui”. E poi: “Borse e Bond pagano il prezzo dell’esperimento pericoloso delle banche centrali”; qui l’autrice dell’articolo Mariangela Tessa mette il dito nella piaga: “Alcuni gestori e analisti di mercato parlano di ripiegamento fisiologico e quasi salutare, ma i numeri dicono che le ventate di volatilità sui mercati hanno mandato in fumo 5.200 miliardi di dollari nell’azionario globale… Tutti questi effetti cui assistiamo sui mercati, però, sono proprio la conseguenza delle politiche insolite delle banche centrali. La Fed, con il suo esperimento pericoloso, rischia però di aver fatto e fare ancora danni. Se la banca centrale americana non avesse iniettato nel sistema più di duemila miliardi di dollari da fine 2014 a oggi, il debito federale avrebbe superato la soglia dei 17 mila miliardi, i tassi di interesse sarebbero saliti e il deficit di bilancio sarebbe aumentato, costringendo le autorità politiche a tagliare le spese di governo. Invece è successo il contrario… Gli effetti distorti delle politiche ultra accomodanti sono sotto gli occhi di tutti: alimentare un’inflazione dei prezzi delle Borse e di diverse asset class, incoraggiando al contempo le aziende a spendere anche quando non possono permetterselo”.

In conclusione, l’intervento delle banche centrali, guidate da un’ideologia economica fallimentare e criminale nei confronti dei popoli, non ha risolto alcun problema ma lo ha ingigantito. E il motivo è molto semplice: le banche centrali stampano denaro a debito e in questi anni di crisi aumentando la stampa di denaro hanno ingigantito il debito. E quindi è ovvia la considerazione di Jim Rogers: ora il debito è molto, molto più alto rispetto al passato. E questa è la differenza cruciale tra le monete ufficiali e le criptovalute (perché oltre al Bitcoin ce ne sono altre 1.500, e il numero è in continua crescita): le monete stampate dalle banche centrali creano debito, mentre le criptovalute non creano alcun debito. E mentre tutti parlano e straparlano del fatto che il Bitcoin in due mesi è passato da 20.000 a 8.000 dollari, nessuno vi dice che nello stesso tempo (da metà dicembre ad oggi) il numero delle criptovalute è passato da 1.300 a oltre 1.500. Questo è il vero dato che deve far riflettere, non il valore in dollari del Bitcoin. La rivoluzione del denaro generato senza debito è già in atto. Così com’è in atto il fallimento delle politiche monetarie delle banche centrali che aumentano il debito di tutti.

Il dato del valore del Bitcoin a 8.000 dollari prima o poi farà rovesciare la domanda: da “Come mai il Bitcoin vale 8.000 dollari?” a “Come mai il dollaro vale un 8 millesimo di Bitcoin?”. Indovinata la risposta?

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