BITCOIN/ La “promozione” delle criptovalute passa da Ripple

- Giovanni Passali

Si parla molto del Bitcoin e delle altre criptovalute. La nascita di Ripple dovrebbe far riflettere tutti i detrattatori di questi strumenti finanziari. GIOVANNI PASSALI

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Tutti parlano e sparlano del Bitcoin. Ma la realtà è un po’ più complessa e per comprenderla occorre entrare in un mondo composto da quasi 1500 criptovalute. E il valore del Bitcoin oggi non si può comprendere se non si comprende questa realtà così complessa e variegata. Perché la pura e semplice verità è che il Bitcoin non sarebbe mai arrivato al valore che ha oggi senza il moltiplicarsi di progetti e di criptovalute, che hanno dato consistenza e mostrato la duttilità di una tecnologia, la Blockchain, che è il cuore pulsante del Bitcoin e di tutte le criptovalute. Senza tutto il movimento generatosi intorno alla tecnologia Blockchain, senza tutte le altre criptovalute, probabilmente il Bitcoin sarebbe rimasto confinato tra gli esperimenti bizzarri di informatici un po’ anarchici. Invece si sono moltiplicati i progetti, si sono moltiplicati gli investimenti e questo ha dato valore a tutto ciò che si basa su tale tecnologia.

Ma cos’ha di così speciale questa tecnologia? L’informatica è uno strumento eccezionale perché permette di fare delle cose altrimenti difficili da fare. Per esempio, permette di copiare un file, un documento, in modo perfetto, tanto che poi non sarà possibile distinguere la copia dall’originale. Questa capacità in generale è molto positiva; basti pensare ai documenti inviati per email: chi lo riceve, avrà una copia identica al documento originale di chi lo ha inviato: e chi lo ha inviato, pur avendolo inviato per email, non ha “perduto” la sua copia perché lo ha inviato.

Questo aspetto molto positivo nella generalità dei casi, diventa un problema nel caso delle transazioni monetarie. Infatti, in queste per loro natura si richiede invece l’esatto opposto: se io ho mille euro e li invio a una persona, lui deve ricevere mille euro, ma io non devo averli più proprio perché li ho inviati. 

Poniamo per ipotesi che io abbia un programma che tiene la contabilità del mio conto e scrive questa contabilità sul mio computer e non sul server di qualche banca. Questo programma, quando io invio mille euro, sottrae mille euro dal mio conto, scrivendo il dato sul mio computer. Io però, essendo un programmatore esperto, potrei con un altro programma modificare il mio conto e togliere questa uscita di mille euro (o magari aggiungere una entrata da un milione!). Poi continuerei a usare il solito programma di contabilità per continuare a fare shopping con soldi inventati ma mai ricevuti.

La Blockchain risolve proprio questo problema rendendo impossibili le modifiche. Infatti, nella Blockchain ogni transazione viene “segnata” in maniera irreversibile (anche con data e ora dell’operazione) a questa “segnatura” viene aggiunto la “segnatura” della transazione precedente e questo risultato viene criptato. Questo è precisamente il significato della parola Blockchain: una “catena di blocchi” nella quale ogni blocco precedente non può essere modificato perché salterebbe la “catena di blocchi” così costruita. Bisognerebbe modificare la “segnatura”, ma questa è criptata con le migliori tecnologie oggi conosciute (e facilmente applicabili), tanto che per decifrare tali informazioni ci vorrebbe il computer più potente del mondo e qualche millennio di tempo per risolvere la cifratura.

Quindi la Blockchain permette veramente di poter avere un “programma di contabilità” di un mio conto corrente, con i dati presenti sul mio computer, perché nessuno (né io né altri) potrebbe modificare tali dati. A questo punto il passaggio è semplice: basta distribuire questi dati, questo elenco di transazioni (dove sono presenti le transazioni di tutti) a tutti i partecipanti interessati, in modo che tutti abbiano la stessa copia di transazioni immodificabili. In questo modo tutti avremo una copia del conto di tutti e quello che non serve più è… la banca!

Ma questa è un’ipotesi irrealistica, le banche serviranno sempre, perché serviranno sempre dei soggetti abilitati a fornire servizi monetari e finanziari. Io penso seriamente che, pian piano, tutte le banche adotteranno questa tecnologia, ottenendo risparmi importanti dai server che non saranno più necessari e ottenendo un livello di sicurezza molto superiore grazie alla tecnologia Blockchain.

La mia non è solo una riflessione, perché già si sono messi al lavoro. L’esempio più clamoroso è quello della criptovaluta Ripple, che vale poco più di un dollaro e ha una capitalizzazione di circa 43 miliardi. Si tratta di un progetto dedicato ai processi di pagamento, eccellente per sicurezza (ovviamente) e performance (soprattutto rispetto al Bitcoin). Gli autori del progetto? Tra gli altri Banco Santander, Ubs, Rbc Royal Bank, Credit Agricole, Axis Bank. Insomma, il gota del sistema bancario europeo. Chi parla male di Bitcoin e blockchain è rimasto indietro.

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