PROGRAMMA PD/ Le bugie e la fantascienza nelle promesse dem

- Sergio Luciano

Ieri Renzi ha presentato il programma elettorale del Partito democratico, che contiene qualche bugia sul passato e qualche promessa di troppo per il futuro. SERGIO LUCIANO

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Direzione Nazionale Pd, Matteo Renzi (LaPresse)

Il vantaggio di un governo uscente, in una campagna elettorale, consiste nel fatto che oltre a poter fare promesse millantatrici, può anche presentare consuntivi millantatori, cosa che ai partiti d’opposizione non è possibile. È la sintesi estrema del programma presentato ieri dal segretario del Pd Matteo Renzi, presidente del Consiglio fino al dicembre del 2016, e poi sostituito – a dire il vero, con un netto miglioramento di stile e sobrietà, se non altro – dal governo Gentiloni, che però ha subìto l’onere di una nomenclatura in gran parte (quella deteriore) continuista.

Sarà cattivo giornalismo iniziare una nota di analisi anteponendo ai fatti dei giudizi soggettivi – come sono stati questi -, ma stavolta ci sono almeno le attenuanti generiche, per questa scelta scorretta. Già, perché l’articolato programma di governo – 15 cartelle – presentato ieri da Renzi a Bologna è come quell’opera sottoposta con trepidazione (a differenza di Renzi, che non trepida mai) da un compositore esordiente a Gioacchino Rossini il quale, dopo averla letta, sentenziò: “C’è del bello, e c’è del nuovo. Quel che è bello non è nuovo, quel che è nuovo non è bello”.

Tre presupposti di millanteria sul passato. 1) che il Jobs Act abbia creato lavoro: non è vero, di posti stabili ne ha creati meno di centomila, gli altri erano precari e stanno scomparendo; 2) che la lotta all’evasione abbia portato frutti: è falso, quella vera ha fruttato meno di 1 miliardo; 3) che gli 80 euro abbiano portato benessere: è una bugia, sono serviti a tappare qualche buco ma non sono stati spesi.

Ciò detto, di una cosa va dato atto a Renzi, ma in realtà ben più che a lui a Gentiloni: che cioè le proposte per il futuro sono vaghe, imprecise e mirabolanti, però mai quanto quelle davvero stellari che rientrano nei programmi di Cinquestelle e Forza Italia, dove siamo alla pura fantascienza (“Siamo scienza, non fantascienza”, ha detto Renzi, citando un celebre slogan pubblicitario). Vediamo le parti salienti del programma, illustrate dall’economista Nannicini.

FISCO – Si prevede un unico tipo di sostegno fiscale alle famiglie, 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. La flat-tax proposta da Berlusconi e dall’Istituto Bruno Leoni “è sbagliata perché è una stangata al ceto medio e un incentivo all’evasione”.

SPENDING REVIEW – Dice Renzi che “sulla revisione della spesa abbiamo raggiunto risultati per 33 miliardi, anche se non ne parla nessuno; 33 miliardi sono già da parte e 15 ne vogliamo mettere da parte nei prossimi anni”. Forse se non ne parla nessuno è perché queste cifre non trovano riscontro nei fatti, ma si capirà meglio in seguito.

LAVORO – Nannicini ha parlato della “riduzione del cuneo fiscale dal 33 al 29 per cento per incentivare il lavoro a tempo indeterminato”. “Il nostro obiettivo è scendere sotto il 9 per cento di disoccupazione nella prossima legislatura”, ha aggiunto Renzi e “scendere sotto il 20 per cento di disoccupati giovanili nella prossima legislatura”, per un totale di “24 milioni di occupati”. Beh, qui un po’ di fantascienza dev’essere sfuggita ai controlli.

DEBITO-PIL – Obiettivo 100 per cento (dall’attuale 132%) entro i prossimi cinque anni: in che modo, non si sa.

SOSTEGNO AL REDDITO – “Abbiamo restituito 80 euro a chi guadagna meno di 1500 euro, l’obiettivo è estendere questo provvedimento per ogni figlio fino ai 18 anni. Nessuna legge di bilancio che faremo dovrà costare di più delle precedenti”.

Che dire? Torniamo a Rossini. I cardini del programma sono la prosecuzione di quanto fatto negli ultimi cinque anni. Con una variante. Qualcosa di nuovo c’è, e non è bello perché neanche il Pd spiega come farà, ad esempio, ad abbattere il rapporto debito/Pil a quota cento. Qualcosa di bello nel vecchio non si vede a occhio nudo. Ma chi ha apprezzato il governo del Pd finora, prosegua pure. 

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