MONTE DEI PASCHI DI SIENA/ Mps, in Borsa chiude a un soffio dai 3,75 euro (oggi, 7 febbraio)

- Lorenzo Torrisi

Monte dei Paschi di Siena news. In Borsa Mps chiude a un soffio da quota 3,75 euro. Alessandro Dolci, Forza Nuova, critica il Pd. Ultime notizie live di oggi 7 febbraio 2018

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Monte dei Paschi, Lapresse

IN BORSA CHIUDE A UN SOFFIO DAI 3,75 EURO

Mps chiude la giornata in Borsa con un rialzo dello 0,5%, che porta il titolo vicino alla soglia dei 3,75 euro. In una nota diffusa da Forza Nuova Siena, Alessandro Dolci, candidato di “Italia agli italiani”, critica sia Pier Carlo Padoan che Claudio Borghi Aquilini (che correranno alle elezioni per il centrosinistra e il centrodestra). Ma dedica anche un passaggio a Montepaschi, che a tutti gli effetti è entrata nella campagna elettorale nel collegio di Siena. “Una nota su Mps: la Banca, che sempre Padoan vuole rimettere in mano privata forse per facilitarne la (s)vendita agli stranieri, è affondata proprio grazie ad una privatizzazione nata male e gestita peggio da ‘arrembanti’ e improvvisati banchieri che tutti conosciamo. Il vero periodo di splendore Mps lo ha vissuto proprio quando Mps era Banca Pubblica, come previsto dalla Legge Bancaria del 1936, poi smantellata dai suoi colleghi di partito Amato e d’Alema”, afferma Dolci.

IL SONDAGGIO TRA I DIPENDENTI

Mps in Borsa cede l’1,2%, scendendo così sotto quota 3,7 euro azione. Intanto un sondaggio interno tra i dipendenti di Montepaschi ha fornito dei dati interessanti che sono stati resi noti agli stessi lavoratori della banca dall’amministratore delegato Marco Morelli. Lo riferisce Radio Siena Tv, specificando che metà dei quasi 18.000 intervistati ritiene che non ci sia abbastanza meritocrazia in Mps in particolare per quel che concerne l’attribuzione di premi, bonus e promozioni, che sono ora a totale discrezione dell’azienda. Inoltre, due terzi degli intervistati sostiene che all’interno della banca manchi collaborazione. Il 60% dei lavoratori ritiene poi inadeguata e obsoleta la piattaforma informativa della banca. Nonostante tutto, solamente il 30% degli intervistati ha detto di non essere soddisfatto di lavorare in Mps e il 74% di loro ha espresso fiducia nei confronti dell’amministratore delegato.

IL TEST DI MEDIOBANCA SUGLI NPL

L’Area studi Mediobanca ha realizzato un test su 414 banche (dati 2016) per verificare se le sofferenze accumulate negli anni rappresentino o meno dei problemi. Il tutto, come spiega Il Sole 24 Ore, mediante l’utilizzo di quattro parametri rivelatori di rischio. Il primo è il Texas Ratio, che mette in rapporto i crediti non performanti con il patrimonio netto tangibile: un dato superiore al 100% vorrebbe dire che le perdite potenziali sui prestiti potrebbero azzerare il capitale. E ben 113 banche sono a rischio. Il secondo parametro è il rapporto tra costi e ricavi. In questo caso 91 istituti hanno costi superiori al 90% dei ricavi. Terzo parametro è un rapporto tra Npl e impieghi totali superiore al 20%: qui sono 173 le banche fuori limite. Infine, si è badato al rapporto tra crediti deteriorati e Cet 1: per 118 banche esso supera il 100%.

“Tirando le somme, 191 banche – il 46,1% del totale – passano il test a pieni voti; 87 (21%) sono rimandate in una materia; 35 (8,5%) in due; 63 (15,2%) in tre e 38 sono “bocciate” su tutti e quattro i fattori di rischio (9,2%)”. In queste banche bocciate compaiono Carige, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti. Per quanto riguarda le banche quotate, “sei banche su 11 evidenziano un Texas ratio superiore al 100%: oltre a Carige, il valore più elevato è quello del Creval (127,2%). A seguire, Banco Bpm (116,6%), Mps (111,1%), Bper (104,9%) e Ubi, appena sopra con 100,7%”. Montepaschi ha inoltre il peggior Npl ratio, pari al 37,2%, e il suo rapporto costi/ricavi (93,7%) è il peggiore dopo quello di Carige (106,1%).

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