AMAZON PRIME/ L’aumento a 36 euro e quel dubbio sulla web tax

- Lamberto Milani

Amazon Prime aumenta il costo dell’abbonamento annuale quasi raddoppiandolo. Il tutto proprio quando la Commissione europea parla di web tax. LAMBERTO MILANI

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Immagine di repertorio (Lapresse)
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tanti clienti Amazon Prime hanno ricevuto nelle ultime ore una mail che li avvisa dell’incremento, non proprio irrisorio, dell’abbonamento annuale da 19,99 a 36 euro. Non ci vuole una grande competenza matematica per notare che il costo di Amazon Prime è destinato quasi a raddoppiare. Non si capisce però per quale ragione. L’azienda di Jeff Bezos nella sua mail si limita a elencare i benefici riservati ai clienti Prime, tra cui servizi come Prime Photos e Prime Video non direttamente collegati al core business (almeno presumibile) di Amazon, ovvero lo shopping online. Perché dunque questo forte aumento?

Non si può dire che Amazon stia vivendo un momento critico, visto che ha appena superato in capitalizzazione di borsa Alphabet, ovvero la capogruppo di Google. È anche difficile immaginare ripercussioni particolari sulla società di Seattle per il caso Facebook-Cambridge Analytica. Quasi in coincidenza, però, le mail di Amazon sono arrivate quando la Commissione europea ha annunciato di aver predisposto due proposte legislative sulla cosiddetta web tax. La prima è quella di cui si parla da tempo: una riforma fiscale per far sì che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un’interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali. Sembra però di difficile attuazione e per questo la seconda proposta è quella di introdurre un’imposta temporanea del 3% sui ricavi e non sui profitti dei colossi digitali con un fatturato globale superiore ai 750 milioni di euro (di cui almeno 50 nell’Ue).

I più maligni potrebbero quindi pensare che Amazon stia già correndo ai ripari per “scaricare” sui clienti questo possibile aumento delle imposte. Del resto i big dell’Unione sembrano tutti concordi nell’introdurre la web tax. A opporsi ci sono Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Malta e Cipro: paesi considerati i “paradisi fiscali” dell’Ue, dove non a caso hanno sede le filiali europee dei colossi che potrebbero dover pagare più tasse, Amazon compresa. Non sfugge però che di fronte a un gettito stimato da Bruxelles stessa in appena 5 miliardi di euro, un raddoppio dell’abbonamento Prime sarebbe eccessivo.

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Forse allora Amazon sta semplicemente avvicinando il costo di Prime in Italia a quello che pratica negli Usa, pari a 99 dollari (con molti più servizi però). A chi non starà bene pagare 36 euro l’anno per un servizio che conosce sarà sempre aperta la possibilità di disdire l’abbonamento. Anche se però un ultimo dubbio resta: vada come vada in Europa, in Italia dall’anno prossimo la web tax dovrebbe comunque arrivare. Almeno questo è quanto previsto nell’ultima Legge di bilancio. L’Italia potrebbe quindi essere l’unico Paese ad applicare un’imposta che si voleva comunitaria, come già successo con la Tobin tax. Speriamo non con gli stessi dannosi e per certi versi paradossali effetti.

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