FINANZA & MERCATI/ Gli errori del passato dietro i cali delle Borse

- Paolo Annoni

I mercati negli ultimi giorni sono stati movimentati e si è assistito a un “nervosismo” che non si vedeva da mesi. PAOLO ANNONI ci spiega la ragione di questo andamento

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I mercati negli ultimi giorni sono stati movimentati e si è assistito a un “nervosismo” che non si vedeva da mesi. I principali indici azionari americani salgono ininterrottamente almeno dall’inizio del 2016, ma non ci sono scossoni seri sui mercati globali dal 2009; l’unica fase un po’ problematica, almeno in America, è stato il riflesso della crisi dei debiti sovrani europei nel 2011. Quello che è successo nelle ultime settimane è anomalo anche se la discesa si fermasse qui; se proseguisse sarebbe la prima vera rottura negli ultimi nove anni. È abbastanza per chiedersi se sia cambiato qualcosa e se sì cosa.

Tra le ipotesi avanzate negli ultimi giorni si è inserita come causa l’imposizione dei dazi di Trump. È una spiegazione che non convince moltissimo. La visione di Trump sul deficit commerciale americano è nota dall’autunno 2016, i dazi sull’acciaio non spostano gli equilibri e l’unico scenario che spiegherebbe il panico sui mercati sarebbe quello di una guerra doganale a tutto campo senza controllo. A prescindere da quello che si pensa di Trump “politicamente”, è difficile credere che non siano noti gli effetti sui mercati o sull’economia di un signore che “twitta” con orgoglio i rialzi della borsa messi a segno sotto il suo mandato e che tra due anni andrà a elezioni. Trump a questo riguardo è un operatore razionale che si confronta con altri soggetti razionali, Cina e Europa in primis, e che cerca di portare a casa un riequilibrio dei flussi commerciali più favorevole all’America. Non ci si presenta al tavolo negoziale con una richiesta bassa. Si spara alto e si grida e poi si negozia. Lo stile è sguaiato, ma a nessuno, incluso Trump, interessa sfasciare l’economia globale. Per l’Europa è un problema, ma questo è un altro discorso.

Il motore dei mercati dal 2009 a oggi è stata l’azione delle banche centrali e in particolare della Fed. Il motore ha spinto così tanto che anche eventi oggettivamente traumatici come le guerre in Medio Oriente, la Brexit o la stessa elezione di Trump alla fine non hanno avuto impatti veri sui mercati. Il primo posto dove bisognerebbe guardare per capire se è cambiato qualcosa è proprio la Fed. Dall’inizio di novembre gli attivi della Fed hanno cominciato a scendere come parte del processo di normalizzazione della politica monetaria che include anche i rialzi dei tassi. In un mercato che viaggia su valutazioni stellari dopo nove anni di rialzi, dove tutti sono investiti obtorto collo, se manca il compratore marginale si creano quei vuoti d’aria a cui stiamo assistendo.

Non è “sbagliato” quello che abbiamo oggi o tra qualche settimana, ma quello che avevamo prima di questa fase di aggiustamento. Nell’ultima intervista da presidente della Fed, a inizio febbraio, Janet Yellen diceva che “le valutazioni erano alte” e che questa “era una fonte di preoccupazione”, anche se non aveva certezza sul fatto che ci fosse una bolla o meno. Dichiarazioni che suonano in realtà come una mezza ammissione.

La normalizzazione della politica monetaria della Fed non può non avere un effetto sui mercati; non fosse altro perché tocca il protagonista indiscusso dei mercati post-Lehman. La vera questione è un’altra e cioè se questa normalizzazione non stia avvenendo troppo tardi con la borsa che ha corso troppo e soprattutto troppo in ritardo rispetto alla ripresa del ciclo economico. L’impressione è che la campagna elettorale americana del 2016 abbia fatto perdere il momento giusto. Se fosse così, la Fed dovrà alla fine fare marcia indietro per evitare che una politica monetaria più restrittiva si innesti su un rallentamento del ciclo economico.

Questa però è una questione che si porrà tra qualche mese; per ora la domanda giusta che ci si deve fare quando il mercato si muove come nelle ultimo settimane è cosa stia facendo la Fed. La Fed si è mossa e si cominciano a vedere gli effetti. Ogni altra interpretazione in questo momento è prematura.

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