BITCOIN & CO./ La forza della blockchain e la resa delle banche centrali

Le criptovalute continuano a essere guardate con sospetto dalle autorità finanziarie, ma a essere apprezzate da un numero crescente di cittadini. GIANFRANCO D’ATRI

05.03.2018 - Gianfranco D'Atri
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Mario Draghi (Lapresse)

Subito dopo il nostro intervento su queste pagine a proposito del Bitcoin, il mercato delle monete matematiche, note con il nome di criptovalute, ha subito l’ennesimo crollo, circa il 50%, rafforzando in molti l’opinione che trattasi di una bolla speculativa, o ancor di più decisamente, di una truffa globale. La nostra opinione è che si tratta, invece, dell’andamento commerciale di un fenomeno economico del tutto nuovo, non regolamentato e aperto 24 ore su 24 a ,tutto il mondo. Infatti, così come in poche ore il prezzo in dollari dei gettoni digitali si è dimezzato, così in pochi giorni il loro valore è risalito a quasi il 20% dai massimi, per poi subire un’ulteriore flessione, e così via.

Il risparmiatore ordinario è chiaramente spaventato dalla velocità con cui cambia il valore del suo eventuale investimento. Alcuni sono tentati di cavalcare il fenomeno, e così facendo rischiano di mettersi nelle mani di soggetti inaffidabili. Ma niente di strano sotto il sole. Nel tempo anche gli investimenti più reali, come il petrolio o l’oro, hanno subito oscillazioni analoghe, sebbene in tempi più lunghi. Il grammo d’oro è variato fra 14 euro al grammo e oltre 40 negli ultimi 10 anni, mentre il barile di petrolio, nello stesso periodo, dopo aver toccato i 150 dollari è in un anno crollato a meno di 30 per poi arrivare agli attuali 60-70, fra alti e bassi.

E, come andiamo ripetendo in più occasioni, anche gli investimenti controllati e supervisionati dalle autorità pubbliche, in Borsa o in banca, hanno subito non solo oscillazioni ma crolli e svalutazioni effettive, praticamente azzerandosi.

Dornetti ha descritto su queste pagine i meccanismi neuropsicologici che spingono, comunque, ormai milioni di persone su scala planetaria a preferire l’utilizzo di questi strumenti, che peraltro rendono attivo e partecipe il possessore. Al contrario, le monete nazionali restano in balia delle decisioni di sedicenti autorità centrali, che ormai gestiscono numeri – chiamati dollari, euro e simili –  talmente grandi, e alla mercé di algoritmi informatici, che l’efficacia dei loro interventi è simile a quella dei segnali di fumo dei cacciatori indiani sulle mandrie di bufali prima che buffalo Bill ne iniziasse  la strage con il Winchester.

Proseguendo la metafora, è importante seguire l’andamento delle mandrie, ma anche quello delle tecnologie delle armi da fuoco – oggi la Blockchain – per capire quando il gettone tecnologico dominerà la prateria finanziaria. Al momento  registriamo la dichiarazione di impotenza del grande capo tribù Mario Draghi, che ha escluso la competenza della Banca centrale in materia, ma alla domanda se personalmente acquisterebbe Bitcoin ha risposto che… lo farebbe, ma con prudenza.

Sembra di risentire il governatore Ferrer del Manzoni: “Adelante Pedro, cum judicio“.



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