MEDIASET-TELECOM ITALIA/ La fusione impossibile a cui crede il mercato

Mediaset e Telecom Italia in Borsa hanno fatto segnare rialzi importanti sulle voci di una fusione. Un’operazione che non avrebbe senso industriale, spiega PAOLO ANNONI

09.03.2018 - Paolo Annoni
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Ieri Mediaset e Telecom Italia hanno chiuso una giornata borsistica di gloria con un rialzo rispettivamente del 9,2% e del 4,6%. Tra le varie spiegazioni sono emerse anche ipotesi di fusione. Nella confusione che si è generata negli ultimi anni con Telecom Italia al centro di ripetuti cambi di azionisti di riferimento e con Mediaset oggetto di una sorta di scalata ostile c’è spazio per alimentare ogni sorta di ipotesi. Oltretutto siamo in Italia e non ci si stupisce mai di quello che può accadere anche a società grandi e importanti come le due di cui sopra.

Da un punto di vista industriale o di creazione di valore finanziario, una fusione tra Mediaset e Telecom Italia non ha molto senso. Chiunque abbia provato a mettere insieme telecom e media tendenzialmente ha perso un sacco di soldi. Soprattutto in questo caso manca una condizione fondamentale per poter tentare l’esperimento; Mediaset non offre contenuti “premium” e quindi non è appetibile per un operatore di telecomunicazioni. La collaborazione tra Mediaset e Vivendi, il principale azionista di Telecom, infatti era centrata su Mediaset premium. È davvero difficile ipotizzare che un operatore finanziario come Elliott tenti, con i soldi dei suoi clienti, un’avventura finanziaria che non sembra avere basi industriali e che il mercato probabilmente boccerebbe immediatamente.

I legami tra la società sportiva Milan e il fondo Elliott possono aver fatto ipotizzare che ci siano ragioni “politiche” o di “sistema”. Ci sarebbero in sostanza obiettivi diversi da quelli della creazione di valore industriale o finanziario in un’ottica di difesa o preservazione di interessi altri rispetto a quelli del mercato. Sinceramente ne dubitiamo. Elliott sta facendo in Telecom Italia il suo mestiere; è l’operazione “Milan” che appare anomala, ma quella sull’operatore telecom è il core business del fondo. Il senso “naturale” dell’ingresso di Elliot in Telecom Italia è facile da leggere. Si comprano azioni di una società che si pensa abbia “valore inespresso”, si convincono altri operatori finanziari che ci sono dei soldi da fare e poi, una volta ottenuto il controllo, si mettono in atto quelle azioni che rendono evidente il valore finanziario inespresso. Per far “innamorare” gli investitori non si fanno intravedere operazioni “di sistema”, ma ritorni finanziari.

Lo spin-off della rete renderebbe esplicito il valore di un bene che è il massimo per il mercato finanziario soprattutto in una fase di interessi bassissimi. È un “monopolio” o un “quasi monopolio” non replicabile, o replicabile molto difficilmente, da cui escono flussi di cassa certi e di cui si può ribaltare il costo sui consumatori. Possiamo andare una volta di meno al mare, ma tendenzialmente la connessione internet dobbiamo averla. Oggi questo bene è nascosto in una società più grande con attività molto meno “sexy”. Aggiungiamo a questa formula una sterzata decisa sui costi, soprattutto su quelli del personale, e il gioco è fatto. A Elliott non importa il controllo di Telecom Italia; importa che queste azioni vengano messe in atto, se da Vivendi o in prima persona è secondario. Se l’azione di Elliott e dei fondi alleati che verranno raccolti per strada genera queste azioni, direttamente o per interposta persona, il gioco è fatto.

L’epopea borsistica e finanziaria di Atlantia, le autostrade italiane, è lì da vedere. Oggi il gruppo scoppia di cassa al punto che può e “deve” fare acquisizioni da decine di miliardi di euro come se fosse un fondo sovrano. Dietro ci sarebbe potuto essere lo Stato italiano, invece ci sono dei privati. Questo in un Paese in difficoltà economica. È il potere dei monopoli a cui tutti gli investitori privati mirano. Il sogno massimo di un investitore finanziario è e sarà sempre creare o mettere le mani su un monopolio o su qualcosa che ci assomigli il più possibile.

Se su Telecom Italia fosse in atto un’operazione di sistema probabilmente non vedremmo certe performance. Per quanto riguarda Mediaset ricordiamo che lunedì in borsa ha perso alla grande e che negli ultimi dodici mesi ha perso più del 30%. Aggiungiamo, scusate la brutalità, che il suo azionista di riferimento ha più di ottanta anni.

Nota finale. Non esiste nessun Paese del primo o del secondo mondo in cui sia possibile, senza che nessuno dica niente, costruire operazioni di pura finanza sull’ex monopolista telecom o permettere avventure imprenditoriali “singolari” da cui poi escono migliaia di licenziamenti. In Francia avrebbero mandato l’esercito, in America i droni. La Spagna ha talmente osteggiato l’offerta di Atlantia sulle sue autostrade che alla fine almeno quelle spagnole rimarranno a casa. Non c’è modo migliore per fallire che concepirsi falliti e comportarsi da tali. Chi abbia interesse a diffondere questa mentalità è una domanda davvero interessante.

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