MONTE DEI PASCHI DI SIENA/ Mps, in Borsa chiude sopra quota 2,65 euro (oggi, 16 aprile)

- Lorenzo Torrisi

Monte dei Paschi di Siena news. Mps in Borsa chiude sopra quota 2,65 euro ad azione. Le sette imprese finaliste di Officine Mps. Ultime notizie live di oggi 16 aprile 2018

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Monte dei Paschi, Lapresse

IN BORSA CHIUDE SOPRA QUOTA 2,65 EURO

Mps chiude in Borsa con un calo dello 0,6%, che lascia il titolo comunque sopra quota 2,65 euro. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il progetto Officina Mps ha compiuto un nuovo passo in avanti. Infatti, sono state selezionate 7 imprese finaliste, tra le 21 che avevano superato la prima fase di selezione, capaci di distinguersi per la capacità di rispondere ad alcune delle sfide poste dalla banca. Il Sole 24 Ore cita i nomi dei finalisti, come Brain Control, startup che mira a migliorare il rapporto uomo/macchina, Sellf, app che utilizza la gamification per migliorare la gestione della forza vendita, Greenovation, per aiutare negli interventi di risparmio energetico sulla casa, Littlesea, che ha ideato una piattaforma per trasformare la comunicazione tradizionale in video, Cyberdyne, che usa l’intelligenza artificiale per ottimizzare i processi, Friendz, portale per migliorare la comunicazione social delle grandi aziende, e Trovabando, per aiutare le imprese ad accedere a informazioni su bandi e agevolazioni. Queste 7 realtà sono ora chiamate a collaborare con la banca fino al 17 maggio per realizzare la loro idea innovativa per cercare poi di piazzarsi al primo posto e vincere 25.000 euro.

VISCO E I RISCHI DELL’ADDENDUM SUGLI NPL

In Borsa Mps cede lo 0,3%, restando così sotto la soglia dei 2,7 euro ad azione. Secondo Ignazio Visco, la soluzione delle crisi delle banche più in difficoltà, come Montepaschi, le due venete e le quattro banche fallite a fine 2015, insieme alla ripresa economica, “hanno dissipato i timori sulla tenuta del sistema”. Il Governatore della Banca d’Italia, durante una lectio magistralis all’Università Tor Vergata di Roma, ha anche evidenziato che le nuove regole sugli Npl derivanti dall’addendum della Bce potrebbero portare a una riduzione del credito, in particolare riducendo la disponibilità delle banche a concedere prestiti senza garanzie. Visco non ha nascosto che le banche avrebbero dovuto agire con più solerzia sugli Npl, rispondendo anche positivamente alle sollecitazioni giunte dalla Banca d’Italia in questa direzione. 

LE PAROLE DI MASSIMO MASI

Negli ultimi giorni si stanno diffondendo indiscrezioni secondo cui Lega e Movimento 5 Stelle vorrebbero vedere passare Mps sotto il completo controllo dello Stato. Se ciò fosse confermato, fa sapere Massimo Masi, “voglio ribadire che la Uilca, da sempre, ha chiesto ai partiti politici di stare fuori dalla gestione del sistema creditizio italiano”. Il Segretario generale della Uilca ci tiene a ricordare “i disastri commessi in passato prima dalla Lega con la gestione di Credieuronord e poi dal Pd con Mps e Banca Etruria, errori che non vanno ripetuti oggi in un momento così delicato per l’economia del nostro Paese”. Facendo poi riferimento all’iniziativa di Carlo Sibilia, ha anche ricordato che “un deputato pentastellato inoltre ha chiesto al Ministero dell’Economia di votare per l’azione di responsabilità contro Profumo e Viola, ex vertici Mps, proposta ritenuta inammissibile dal Mef”. 

Il sindacalista ha in questo senso evidenziato che già dalla sentenza che ha assolto “Mussari, Vigni e Baldassarri, nella vicenda dei derivati Alexandria, la Uilca ha dichiarato che si continuava a non far luce sulle operazioni che hanno condotto la banca senese ad una gravissima crisi. Ancora una volta non capiamo di chi siano le colpe, pare che la cosa più difficile nel nostro Paese sia trovare i responsabili delle crisi delle banche”. Quel che è certo, secondo Masi, è che dal 2009, “Mps ha perso migliaia di posti di lavoro, centinaia di filiali chiuse, i lavoratori e le lavoratrici sono stati costretti a migliaia ad aderire ai Fondi per gli esodi, a giornate di solidarietà che hanno decurtato gli stipendi, oltre ad operazioni sul Tfr degli addetti, i mancati premi aziendali e i tagli alla contrattazione integrativa”.

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