FINLANDIA, REDDITO DI CITTADINANZA BOCCIATO/ Ma il test continua (prima delle Elezioni): gli obiettivi falliti

- Silvana Palazzo

Reddito di cittadinanza, Finlandia lo boccia: esperimento fermato. Il ministro delle Finanze annuncia: “Serve un nuovo sistema”. Le ultime notizie sulla misura per i disoccupati

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Immagine di repertorio - Pixabay

Il reddito di base (basic income, così si chiama realmente in Finlandia) avrebbe dovuto essere esteso a più lavoratori ma il premier e l’Inps finlandese hanno cambiato idea: il test in realtà continuerà fino a fine 2018 (quando ci saranno anche le Elezioni e dunque sarebbe molto sconveniente interrompere l’esperimento ammettendo platealmente il fallimento) ma non avrà lo sperato “upgrade” dei sostenitori del reddito di base. Una volta pubblicati i risultati nel 2019, Helsinki avrebbe poi potuto estendere la misura innovativa a tutta la platea dei disoccupati e anche agli occupati con salario minimo. Ma così non avverrà visto che l’obiettivo è stato sostanzialmente fallito: avrebbe dovuto garantire ai disoccupati un assegno di base per poter dedicare alla ricerca di lavoro maggior tempo con una cifra attorno ai 560 euro, senza dover dare nulla in cambio. Ecco, ma i dati dicono l’esatto opposto con il mancato raggiungimento dell’obiettivo sul campione di duemila finlandesi su cui è stato testato il basic income. Ora però il cambio di rotta del Governo che ha annunciato che «Chi lo stipendio non ce l’ha, deve entrare in un programma di formazione di tre mesi con l’obbligo di trovare (e accettare) un impiego, altrimenti niente contributo dello stato». Un risultato ben diverso dal “sogno” iniziale di reddito universale. (agg. di Niccolò Magnani)

LA BANCA D’ITALIA METTEVA GIÀ DEI DUBBI

Mentre la notizia che in Finlandia (uno dei Paesi “pionieristici” sul tema) l’esperimento del reddito di cittadinanza non ha dato i risultati sperati e sarà superato dall’introduzione di un nuovo sistema, in Italia si accende il dibattito su quella che è una delle proposte-cardine del Movimento 5 Stelle qualora dovesse riuscire a formare un esecutivo a guida Luigi Di Maio e, proprio nelle ultime ore, è arrivato un parere autorevole nientemeno che dalla Banca d’Italia. In una relazione presentata lo s corso 9 aprile da Paolo Sestito, Capo del Servizio Struttura Economica, e che oggi viene ripresa da molti media, si diceva infatti che la proposta pentastellata rischia di essere “distorsiva e disincentivante”, ovvero di non stimolare a dovere il mercato occupazionale e di favorire invece, in alcuni casi, il lavoro in nero. Ovviamente, dal momento che arriva da una importante istituzione, non si tratta di una bocciatura netta e senza appelli del reddito di cittadinanza, ma alcuni dubbio che vengono sollevati nella suddetta relazione sembrano ricalcare quelli dello stesso Governo di Helsinki, suggerendo anche che una via più realistica potrebbe essere invece quella di estendere il campo di applicazione del reddito di inclusione, introdotto per la prima volta lo scorso dicembre quando ancora Paolo Gentiloni non era premier dimissionario. Ad ogni modo, pure il ReI finisce nel mirino come il reddito di cittadinanza anche se il secondo potrebbe avere più “aspetti distorsivi sul mondo del lavoro”, disincentivando non solo la ricerca da parte di chi è disoccupato ma favorendo il lavoro sommerso laddove gli incentivi potrebbero non essere sufficienti. (agg. R. G. Flore)

IL FLOP DELLE PROFEZIE DI ELON MUSK E DI GOOGLE

Con il fallimento del reddito di cittadinanza in Finlandia “cadono” alcune “certezze” che le grandi menti mondiali dell’hi-tech avevano riposto nella misura amata dal Movimento 5 Stelle. Un totale fallimento per chi negli Stati del Nord Europa aveva puntata su questa formula per provare a rilanciare il mercato ed entrare nel “nuovo Millennio” del lavoro. Ebbene, così non è stato: tanto Elon Musk (geniale ed eccentrico patron di Tesla) quanto Ray Kurzweil, capo degli ingegneri di Google avevano sperato nel reddito di cittadinanza universale finlandese perché avrebbe consentito ai cittadini di comprare i beni prodotti dalle aziende (le loro) sempre più robotizzate e meccanizzate. «La rivoluzione entro il 2030 si affermerà», aveva detto anni fa Kurzweil. Ma così non sarà con l’esperimento definitivamente fallito, almeno in questa forma: «un mondo dove l’uomo non avrebbe più dovuto trovare dignità nel lavoro ma accontentarsi del ruolo di consumatore, di utilizzatore finale di una filiera produttiva nella quale ci sarebbe stato sempre meno posto per operai in carne ed ossa», riporta l’Agi riguardo il “pensiero” e le “profezie” dei Big Tech. Nulla di tutto questo: ma in Italia, qualcosa cambierà nel M5s dopo questa notizia non certo confortante? (agg. di Niccolò Magnani)

VERSO ALTRE SOLUZIONI

Per la Finlandia il progetto, o meglio l’esperimento del reddito di cittadinanza introdotto nel 2017 finisce qui. Al suo secondo, nonché ultimo anno in programma, infatti, è stato accantonato poiché si è constatato il suo non funzionamento. Ancor prima di poter analizzare i risultati definitivi che giungeranno solo il prossimo anno, infatti, il governo di Helsinki ha preso la sua decisione, decidendo di non rinnovarlo ma di cancellarlo definitivamente. La seconda fase dell’esperimento sarebbe iniziata proprio nel 2019 con una estensione dei versamenti ad una platea ancora più vasta (la prima parte prevedeva 2 mila disoccupati tra i 25 ed i 58 anni) e che includesse anche occupati, ma il governo ha bloccato tutto. La sperimentazione in Finlandia aveva attratto l’attenzione anche di altri Paesi ma alla fine, come emerso, i risultati sono stati drasticamente sconfortanti e per questo il governo ha deciso di puntare a soluzioni di welfare ben diverse e puntare ad agevolazioni fiscali. Per l’esecutivo finlandese, infatti, spiega Rai News, i sussidi erano così alti ed il sistema così rigido che nessun disoccupato si sarebbe messo alla ricerca di un lavoro almeno fino a quando avrebbe goduto del reddito di cittadinanza. Dopo il primo freno dello scorso dicembre, quando il Parlamento approvò una legge che condizionava il mantenimento degli assegni ad un’attività lavorativa di almeno 18 ore ogni tre mesi, in assenza della quale si andava incontro alla riduzione dei versamenti, si è arrivati alla sua cancellazione definitiva. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

IDEATORI DELUSI: RISULTATI NEL 2019

Il reddito di cittadinanza in Finlandia, lanciato nel 2017, rappresentava un esperimento del governo di Helsinki tale da attirare l’attenzione mondiale. I giovani finlandesi disoccupati – circa duemila – per due anni avrebbero ricevuto 590 euro mensili esentasse, indipendentemente dal fatto che trovassero o meno lavoro. Un modello, dunque, differente rispetto a quello proposto in Italia dal M5S e che tanto fa discutere. Solo nel 2019 sapremo come è andato l’esperimento, quando cioè saranno diffusi i dati ufficiali ma l’unica certezza è che il governo finlandese ha deciso di archiviare al momento l’idea optando per altre soluzioni e forme di welfare per le fasce di popolazione più disagiate. Un ricercatore del Kela, l’istituto finlandese per la sicurezza sociale, Miska Simanainen, al quotidiano svedese Svenska Dagbladet ha spiegato: “Al momento, il governo sta attuando delle modifiche che stanno allontanando il sistema dal reddito di cittadinanza”. Interrompere ora l’esperimento, però, non permetterà di raggiungere l’obiettivo chiave della seconda fase che però non vedrà mai la luce (almeno per ora), ovvero comprendere se il finanziamento avrebbe spinto le persone a investire in formazione o a cambiare carriera o se invece avrebbe portato i giovani ad adagiarsi sempre di più. Uno degli ideatori del sistema, come riporta l’Agi, ha commentato deluso: “Due anni sono un arco temporale troppo breve per stilare conclusioni soddisfacenti da un esperimento così vasto, avremmo dovuto avere più tempo e denaro per ottenere risultati affidabili”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

ESPERIMENTO FERMATO

In Italia per ora se ne parla solamente, intanto la Finlandia ha bocciato il reddito di cittadinanza. Proprio il primo paese dell’Unione europea che l’anno scorso lo aveva introdotto come progetto pilota ha deciso di non proseguire con l’esperimento. Lo riferisce Business Insider. Al momento il governo liberalconservatore di Helsinki non ha pubblicato ancora un bilancio dei risultati o di valutazione del progetto, né ha fornito spiegazioni sulle ragioni per le quali ha abbandonato il progetto. L’esecutivo però starebbe valutando altre soluzioni di riforme del welfare per affrontare i problemi sociali provocati dalla disoccupazione, che in Finlandia è una questione seria. Qui si registra infatti il tasso più alto rispetto a quello degli altri quattro paesi nordici. L’economia finlandese è moderna e globale, oltre che solida, ma ha sofferto della crisi dei rapporti economici con Mosca e dei danni causati dalla domanda di carta, dovuta dal forte calo di vendite dei media cartacei ovunque, e dalla crisi di Nokia.

FINLANDIA, BOCCIATO IL REDDITO DI CITTADINANZA

L’esperimento è partito nel 2017 e aveva attirato l’interesse del resto d’Europa e del mondo. Ma il progetto sul reddito di cittadinanza è stato bocciato dalla Finlandia, stando a quanto riportato da Business Insider. Finora ha visto coinvolti duemila disoccupati che vi avevano aderito su base volontaria. I volontari hanno ricevuto dal sistema di welfare finlandese una cifra pari a circa 690 dollari Usa mensili, che corrispondo a circa 560 euro. Il pagamento di questo reddito di cittadinanza, a differenza di altre forme di sussidi e assistenza pagati in diversi paesi dell’Unione europea, non è soggetto a vincoli. Questo vuol dire che il reddito di cittadinanza era pagato senza che chi lo riceveva dovesse in cambio impegnarsi nella ricerca di un lavoro o accettare impieghi offerti dall’ufficio di collocamento. E quindi ora il passo indietro. Il ministro delle Finanze Petteri Orpo ha spiegato che «il Paese andrà verso un percorso più simile al modello inglese» che invece cerca di mettere insieme benefici e crediti d’imposta in un solo sistema.

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