ALITALIA/ Ue e Lufthansa, un volo kamikaze per l’Italia

- Guido Gazzoli

Il futuro di Alitalia è sempre più incerto. Lufthansa è disposto ad acquistarla, ma solo dopo una ristrutturazione. E non bisogna dimenticare che manca il nuovo Governo. GUIDO GAZZOLI

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Alitalia (Lapresse)

Toh chi si rivede! La Ue alle prese nuovamente con Alitalia, cosa della quale non si sentiva di certo la mancanza. Ora cerca di vedere se il prestito ponte concesso dallo Stato all’ex compagnia di bandiera, nonostante abbia un interesse del 10%, non certo regalato quindi, si possa inquadrare come “Aiuto di Stato”. Allo stesso tempo, secondo l’ultima calendata, Lufthansa pare essere tornata in pole position per l’acquisto, anche se ci si dimentica che il nuovo Governo, che alla fine dovrà decidere sul suo futuro, è ancora con lavori in corso che paiono ricordare certe storie infinite alitaliane di questi ormai non più ultimi anni. Poi, ciliegina sulla torta, ecco la prospettiva che a circa 300 lavoratori verrà versato l’assegno di ricollocazione, cosa che si aggiunge al ritorno di un’altra hit di questa metafisica faccenda, la Cassa integrazione a rotazione.

Siamo alle solite, con la novità del mostro e che si ripresenta in azione: semplice controllo, ma giova ricordare che fu proprio un diktat Ue a far fallire l’alleanza azzeccatissima con la Klm nel ’98 e far precipitare Alitalia in una crisi senza ritorno dopo aver dichiarato che un prestito elargito dallo Stato a interessi bancari notevoli doveva essere considerato un aiuto dello Stato stesso e non un’onerosa cambiale concessa per poter comprare dei jumbo 747-400 con cui uniformare la flotta di lungo raggio con quella olandese. All’epoca tutti capirono l’antifona di una manovra tesa a favorire gli altri vettori che vedevano nascere un concorrente pericoloso in uno dei mercati più promettenti (quello italiano) e quella decisione costrinse in pratica Alitalia a drastiche penali che ne decretarono l’inizio della fine. Poi il tribunale dell’Aja anni dopo annullò la sentenza e sentenziò una multa di circa 300 milioni di euro che poi alla fine le casse di Alitalia non videro mai. 

Ma torniamo a Lufthansa. Ormai lo ripeto fino alla noia: senza un nuovo esecutivo politico non si può procedere alla cessione, pure parziale del vettore. E visto come sono chiare certe posizioni, specie nei 5 Stelle, risulta un po’ difficile pensare che venga accettato un partner che prevede un drastico ridimensionamento di Alitalia con il licenziamento di altri 4000 addetti e la sua riduzione a uno strano vettore regionale con qualche voletto di lungo raggio. Oltre a un suicidio politico sarebbe veramente una stupidaggine economica colossale, visto che il rilancio economico del Paese passa attraverso un sistema di trasporti nazionale che lo incrementi invece di ridurlo. E l’aereo è un mezzo fondamentale, per cui un certo controllo del settore deve essere compiuto, visto che proprio in Ue Germania e Francia fanno lo stesso e non vedo come noi invece no.

Di certo gli accordi su Cigs e ricollocazione non fanno pensare a un futuro sereno, ma ormai dobbiamo metterci e sperare che finalmente lo Stato attraverso politiche intelligenti faccia la sua parte e smetta di essere il distruttore seriale di un Paese che già nel voto ha espresso la volontà di uscire da politiche di sudditanza per tornare a essere una nazione normale.

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